Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
cronaca

Adolescenti, social e relazioni: la generazione che riconosce i rischi online, ma fatica a sottrarsi

Due dati da cui partire. Il primo: l’85% dei ragazzi e delle ragazze ha visto online post o video in cui la gelosia o il controllo nella coppia vengono presentati come normali. Il secondo: il 92% degli adolescenti si imbatte sui social in contenuti che prendono in giro e svalutano le ragazze. Eppure, gli adolescenti non sono ingenui spettatori della rete.

 

È quanto si legge nella Survey TEEN 2026, con le rilevazioni Ipsos Doxa elaborate per Fondazione Libellula, un network di aziende, persone e comunità impegnate nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere e di ogni forma di discriminazione. I risultati della ricerca sono basati sulle voci di oltre 1.300 adolescenti e indagano le percezioni e le esperienze nel mondo online, insieme all’impatto dei social nella vita quotidiana. Noi della redazione di Info Data, potendo analizzare i dati in esclusiva nazionale prima della data di pubblicazione dello studio (prevista per il 7 ottobre 2026), vi riportiamo di seguito i punti di maggior rilievo dell’indagine, assieme al supporto di alcuni grafici, per aiutare le lettrici e i lettori de Il Sole 24 Ore a comprendere i fenomeni, come già fatto sugli argomenti che riguardano i giovani, il loro rapporto con i social e la loro educazione in precedenti articoli.

 

 

Metodologia e obiettivi della ricerca

Il nucleo principale della ricerca è costituito da un campione rappresentativo nazionale di 800 giovani, selezionati da Ipsos in base a genere, età e area geografica e intervistati attraverso questionari online auto-compilati (metodologia CAWI). A questa prima popolazione si è aggiunto un secondo campione di 550 ragazzi e ragazze attraverso l’Osservatorio Libellula, utilizzandolo come termine di confronto. Il questionario, della durata media di 16-18 minuti, è stato progettato per andare oltre le dichiarazioni di principio e osservare il comportamento concreto degli adolescenti, alternando domande su percezioni, esperienze personali e reazioni a contenuti tipici dell’ecosistema digitale contemporaneo.

 

Nello specifico, sono stati analizzati i livelli di esposizione a meme sessisti, contenuti sulla “maschilità alpha”, modelli relazionali basati su gelosia e controllo, linguaggi misogini nella musica e nel gaming, oltre alle pratiche quotidiane sui social, dalla condivisione di immagini alla ricerca di approvazione online. L’analisi finale ha posto particolare attenzione alle differenze legate a genere ed età, con l’obiettivo di comprendere uno degli aspetti centrali emersi dall’indagine: la distanza tra la capacità di riconoscere stereotipi, sessismo e dinamiche tossiche online e la concreta capacità di contrastarli nella vita quotidiana.

Gli stereotipi e i conflitti nell’algoritmo

I social rappresentano il principale ambiente di socializzazione digitale. TikTok è utilizzato dal 64% degli adolescenti intervistati, seguito da Instagram al 51%. Non sorprende, quindi, che gli stessi social siano lo spazio in cui si diffondono con maggiore efficacia stereotipi e modelli relazionali disfunzionali. L’89% degli intervistati dichiara di essersi imbattuto in contenuti legati ai cosiddetti “maschi alpha“, “sigma” o alla cultura del “body count“, mentre l’85% trova frequentemente online post o video che presentano gelosia e controllo della coppia.

 

Secondo le voci dei ricercatori, la responsabilità non è soltanto dei singoli contenuti, ma delle logiche algoritmiche che privilegiano emozioni forti, polarizzazione e coinvolgimento immediato. Questo perché i messaggi che suscitano rabbia, indignazione o conflitto tendono a ottenere maggiore visibilità rispetto ai contenuti più riflessivi.

 

Il peso del corpo nella società dei like

L’estetica emerge come una delle dimensioni più rilevanti dell’esperienza digitale degli adolescenti. Quasi un ragazzo su due, il 48%, ammette di modificare le proprie immagini sui social per apparire più attraente. Tra le ragazze la percentuale sale al 54%. Inoltre, il 34% dichiara di pubblicare foto provocanti per ottenere più “mi piace”.

 

Il fenomeno del cosiddetto pretty privilege, ovvero il vantaggio sociale attribuito alle persone considerate attraenti, è riconosciuto dal 32% degli intervistati. Al tempo stesso, l’80% ritiene che i social favoriscano la competizione tra ragazze sul piano dell’aspetto fisico. Contribuiscono a questa logica, secondo quanto riportato dagli autori, la popolarità di creator e personaggi pubblici che costruiscono i propri contenuti attorno all’immagine di sé. Nondimeno, anche la crescente promozione di prodotti e servizi del settore beauty contribuisce a rafforzare l’idea che l’aspetto fisico possa determinare il proprio valore.

 

I risultati suggeriscono che gli adolescenti siano perfettamente consapevoli della pressione estetica esercitata dalle piattaforme, ma continuino comunque a partecipare a quelle stesse dinamiche perché considerate centrali per ottenere approvazione

 

Sentirsi soli, insieme

Contrariamente allo stereotipo dell’adolescente completamente scollegato dal mondo adulto, la famiglia continua a rappresentare il principale riferimento emotivo. Il 56% dei ragazzi e delle ragazze afferma che si confiderebbe con i propri genitori in caso di malessere. La percentuale sale al 67% tra i più giovani, gli adolescenti tra i 14 e i 15 anni.

 

Questo non significa che il disagio sia assente. Il 38% degli intervistati dichiara di sentirsi solo; tra le ragazze la quota raggiunge il 45%, contro il 32% dei ragazzi. Inoltre, il 44% sostiene di non sentirsi compreso dagli adulti. La ricerca individua una diversa gestione delle emozioni tra i generi: le ragazze tendono a riconoscere e verbalizzare maggiormente fragilità e solitudine, mentre i ragazzi risultano più influenzati da modelli culturali che associano la vulnerabilità alla debolezza.

 

I contesti educativi e le possibili soluzioni

La conclusione della Survey Teen 2026 è netta: il problema non è una presunta incapacità degli adolescenti di comprendere il mondo digitale. I dati mostrano, piuttosto, una generazione che sa riconoscere stereotipi, sessismo, controllo e modelli tossici, ma che spesso incontra difficoltà nel prendere posizione quando questi fenomeni coinvolgono il proprio gruppo di amici, le relazioni affettive o le dinamiche sociali online.

 

Per questo motivo, sostengono gli autori, non basta fornire informazioni o vietare contenuti. Serve costruire contesti educativi capaci di ridurre il “costo sociale” del dissenso, aiutando ragazzi e ragazze a trasformare la consapevolezza in azione concreta.

Per approfondire.

I giovani adulti tra i 18 e i 29 anni solo il 15% dichiarano di seguire le notizie “sempre o quasi sempre”

Il 6% dei giovani europei vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale

Quando i giovani smettono di leggere. Il crescente distacco tra ragazzi e ragazze e l’Asia che avanza