In Italia nel 2023 un bambino su 22 è nato grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). Di questi, uno su quattro è nato da gameti donati da persone esterne alla coppia (Fonte: rapporto al parlamento del ministero della salute). Si tratta di un fenomeno in forte crescita: negli ultimi sette anni i nati da donazione di gameti sono quasi triplicati, passando da 1.457 su 473.438 nascite nel 2016 a 4.326 su 379.890 nel 2023.
Il numero delle donazioni, però, non è aumentato allo stesso modo. Nel 2016 i gameti provenienti da donatori italiani coprivano il 6% dei cicli con ovociti donati e il 20% di quelli con seme donato. Nel 2023 questa quota è scesa rispettivamente a circa l’1% e al 7%. Il resto dei gameti richiesti viene acquistato e importato da banche estere.
Nel nostro paese il sistema delle donazioni è complessivamente ottimo: siamo tra le eccellenze europee e mondiali nel campo della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule e siamo autosufficienti per il sangue intero e i globuli rossi. Per i farmaci plasmaderivati la situazione è più complessa: il plasma raccolto non copre interamente il fabbisogno clinico nazionale, ma il raggiungimento dell’autosufficienza anche su questo fronte è considerato un obiettivo fondamentale.
La differenza è tanto più interessante perché, sul piano giuridico, la donazione di gameti si inserisce nello stesso impianto che regola le donazioni di tessuti e cellule. La sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 2014, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, afferma infatti che la disciplina della PMA eterologa è ricavabile dai principi generali che regolano le donazioni di materiali biologici, con riferimento alla gratuità, al consenso, all’anonimato e alla tutela sanitaria.
Nella pratica, la somiglianza tra i due sistemi si riduce. Donare il sangue è una procedura che inizia e finisce in pochi minuti. Donare ovociti, i gameti per cui l’Italia è più dipendente dall’estero, può invece richiedere settimane di stimolazione ovarica con iniezioni quotidiane e prevede un intervento per il prelievo degli ovociti, effettuato solitamente in sedazione profonda. In Italia tutto questo viene richiesto gratuitamente, mentre molti paesi europei prevedono un rimborso economico calibrato per compensare le spese di viaggio in clinica, la perdita di ore lavorative e, per la donazione di ovociti, i disagi fisici causati dalla stimolazione ovarica e dai suoi possibili effetti collaterali.
In Spagna, da cui proviene circa il 94% dei gameti importati da banche estere, la maggior parte dei centri corrisponde 900–1.000 euro per le donazioni di ovociti e circa 50 euro per quelle di sperma. Il paese è al centro del sistema anche in senso inverso: molti centri italiani inviano il seme del partner maschile in cliniche spagnole per la fecondazione con ovociti a fresco, e gli embrioni vengono poi reimportati in Italia per il transfer.
La Spagna deve la sua centralità anche a un sistema strutturato di reclutamento dei donatori, che include campagne attive di sensibilizzazione. In Italia questo tipo di campagne non è mai stato avviato a livello nazionale. Il DPR 131/2019 prevede espressamente che il Ministero della Salute possa promuovere iniziative di informazione e promozione, ma questa possibilità non è stata finora utilizzata, a differenza di quello che avviene per le donazioni di sangue, sostenute da campagne periodiche. Solo alcune regioni hanno avviato iniziative locali, che restano però circoscritte ai rispettivi territori.
La donazione di gameti si è rivelata difficile da assimilare alle altre donazioni biologiche anche su un altro fronte, quello dell’anonimato. Negli ultimi decenni diversi Paesi europei hanno modificato la propria normativa, introducendo la possibilità per le persone nate da donazione di conoscere, spesso al raggiungimento di una determinata età, l’identità del donatore. È una scelta che riflette una crescente tendenza a considerare la donazione di gameti come una categoria a sé, con le proprie regole e i propri principi.
In Italia nessuno di questi fronti è ancora stato aperto. Il modello su cui si regge il sistema, – gratuità, promozione, anonimato – non è mai stato messo in discussione. Nel frattempo, la domanda di gameti è quasi triplicata e i donatori italiani sono rimasti una minoranza marginale.