Nel 2025 il tasso di deprivazione materiale e sociale dei giovani europei tra i 15 e i 29 anni è rimasto stabile al 5,8%. Questo genere di indicatore, come spiegato nella nota metodologica dell’Eurostat, misura la mancanza forzata di beni, servizi e attività sociali necessari o quantomeno auspicabili per condurre una vita dignitosa. L’indice, tuttavia, non è rimasto invariato in tutti i Paesi membri: alcuni hanno registrato un peggioramento rispetto ai livelli relativi al 2024.
Sono queste le principali tematiche trattate nel report dell’Ufficio statistico dell’Unione europea, l’Eurostat, dove sono stati analizzati i rischi di povertà ed esclusione sociale per la totalità della popolazione europea e per ogni singolo Paese membro, con un focus sulle condizioni dei giovani europei. Noi della redazione di Info Data abbiamo studiato i risultati della ricerca e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e a tutti i lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni, come già fatto su questi argomenti in precedenti articoli.
La geografia delle disuguaglianze
In generale, l’eterogeneità dei risultati registrati negli Stati membri è uno degli elementi significativi emersi dai dati. Da un lato, i Paesi dell’Est e del Sud Europa, mostrano livelli di disagio giovanile ancora elevati, con punte sopra il 14%. Dall’altro, molte economie dell’Europa centrale e settentrionale riescono a contenere il fenomeno sotto delle soglie minime (anche inferiori ai 3 punti percentuali).
Nello specifico, le percentuali più elevate di giovani che hanno subito gravi privazioni materiali e sociali sono state registrate in Romania (15,1%), in Grecia (14,7%) e in Bulgaria (14,0%). Al contrario, tale percentuale era inferiore al 3% in dieci Paesi dell’Ue, e cioè: Croazia, Slovenia, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo e Portogallo.
L’esposizione dei più giovani
Secondo quanto riportato dall’Ufficio statistico, i giovani sono esposti a un rischio maggiore di povertà o esclusione sociale. Nel 2025, il tasso complessivo di rischio di povertà o esclusione sociale (AROPE) per i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni era pari al 24,2%, ovvero 3,3 punti percentuali superiore a quello della popolazione totale (20,9%).
La situazione purtroppo non migliora guardando ai singoli elementi dell’indice. Infatti, esaminando le specifiche componenti dell’AROPE, i giovani presentavano un tasso di rischio di povertà superiore di 3,3 punti percentuali rispetto alla popolazione generale (19,6% contro il 16,3% della popolazione totale). Al contrario, la percentuale di coloro che vivevano in famiglie con un’intensità lavorativa molto bassa era superiore di soli 0,3 punti percentuali tra i giovani (8,2% contro il 7,9% della popolazione totale).
La situazione in Italia
L’Italia si colloca in una posizione intermedia nel quadro europeo, lontana dai livelli più critici di deprivazione, ma ancora distante dalle migliori performance del Nord Europa.
Guardando ai numeri, la percentuale di giovani italiani, dai 15 ai 29 anni, a rischio di povertà ed esclusione sociale nel 2025 è stata pari al 25,1%. Una quota leggermente superiore (di quasi un punto percentuale) rispetto a quella europea, che era invece al 24,2%. Inoltre, anche nel caso italiano, esattamente come avviene per l’indice che comprende tutti i Paesi Ue, la percentuale di rischio di povertà ed esclusione sociale è maggiore nei più giovani rispetto a quella che si riscontra nella popolazione totale (25,1% contro il 22,6%).
Il dato, tuttavia, è in diminuzione. Dieci anni fa, nel 2015, la popolazione giovane che in Italia si registrava a rischio di povertà ed esclusione sociale era pari al 33,3%. Dunque, con i dati del 2025, si registra un decremento di quella quota pari a ben 8,2 punti percentuali
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