Il 54,27% per la Repubblica, il 45,73% per la Monarchia. Più nel dettaglio, le regioni del nord che scelgono il cambiamento, quelle del sud che restano fedeli a Casa Savoia. È così che vengono raccontati i risultati del referendum del 2 giugno 1946, quello che dopo vent’anni di dittatura e sei di guerra diedero vita alla Repubblica italiana.
Per celebrare l’80simo anniversario di questa data storica, InfoData ha ricostruito il voto su base comunale, incrociando i dati Istat con quelli del ministero dell’Interno. E lo ha rappresentato sulla mappa che apre questo pezzo. Sulla quale il colore tende al blu in quelle zone in cui a vincere fu la Repubblica e al rosso in quelle in cui a trionfare fu la Monarchia.
Detto che non si votò né in Alto Adige, il cui destino come provincia italiana era incerto, né nelle attuali province di Gorizia e Trieste, sotto amministrazione degli alleati e della Jugoslavia, osservando la mappa si scopre che il quadro è più complesso di come venga normalmente raccontato. Intanto, ci sono molte zone del Mezzogiorno nelle quali la maggioranza si espresse per la Repubblica e altre nel nord del paese che restarono monarchiche. Tra queste, un ampia fetta delle province di Torino e di Cuneo, un Piemonte sabaudo rimasto vicino ai Savoia.
Colpisce però come ci sua una fascia che va dalla Toscana all’Emilia Romagna in cui è omogenea la scelta delle Repubblica. Si tratta della zona attraversata dalla linea Gotica, il fronte che per otto mesi oppose le forze naziste al comando di Albert Kesselring e quelle alleate guidate da Harold Alexander. E chissà che non sia stata la ferocia di questo scontro e di eccidi come quelli di Sant’Anna di Stazzema o di Marzabotto ad aver spinto la popolazione di queste terre a scegliere la Repubblica al referendum del 2 giugno 1946.
Al di là delle ricostruzioni storiche, questa mappa è figlia della tecnologia del momento: l’intelligenza artificiale. Non sarebbe stato infatti (umanamente) possibile ricostruire il voto nei comuni italiani del 1946. Intanto, i risultati riportati su Eligendo, portale del ministero dell’Interno, parlano di 7.180 comuni suddivisi in 89 province. Oggi le province sono più di 100 e i comuni 7.904, secondo i dati Istat. In mezzo ci sono ottant’anni di fusioni, scissioni e aggregazioni.
In caso di fusioni, l’indicazione fornita all’intelligenza artificiale, che prima di iniziare a lavorare ha scandagliato la rete alla ricerca di informazioni, è stata quella di sommare il numero assoluto dei voti ottenuti da Repubblica e Monarchia nei comuni originari. In caso di scissioni, quella di riportare questo numero su tutti i nuovi comuni creati, visto che la scelta era comunque quella di esprimere il consenso verso le due forme di governo in termini percentuali.
La vera complessità metodologica è emersa analizzando i “comuni vuoti” nel dataset finale. Ovvero quei comuni cancellati dalle aggregazioni volute dal fascismo e ripristinati tra il 1947 ed il 1970. E che quindi non esistevano formalmente il 2 giugno 1946. Per mappare correttamente l’Italia di oggi è stato quindi necessario avviare una micro-ricerca storica per ogni singola entità, individuando l’aggregazione d’origine attraverso le sezioni storiche di archivi e repertori per poterne recuperare i dati. Un lavoro che la mano umana (molto lentamente) e quella della macchina hanno svolto insieme, fino a ricostruire il voto del referendum che ha dato vita alla Repubblica italiana su base comunale.
Nonostante questa collaborazione tra essere umano e macchina, non è stato possibile ricostruire la situazione di 34 comuni italiani. In alcuni casi perché sono nati successivamente prendendo pezzi di territorio di altri comuni, in altri perché i dati mancano sulla piattaforma Eligendo.