Le proteste in Iran dei mesi scorsi e il recente scontro che vede protagonisti il paese persiano e gli Stati Uniti, con il suo alleato Israele, hanno riacceso il tema di un possibile cambio di regime per Teheran. La guida suprema Ali Khamenei è stata uccisa da un attacco statunitense e suo figlio Mojtaba gli succederà, ma cosa accadrà davvero alla Repubblica Islamica con il proseguire della guerra è qualcosa difficile da prevedere; nel frattempo, però, ci si può domandare qualcosa: le autocrazie nel mondo stanno perdendo potenza o, al contrario, si stanno facendo sempre più rigide?
Per rispondere alla domanda è possibile utilizzare i dati del progetto Varieties of Democracies, il quale si prefigge come obiettivo quello di concettualizzare e misurare la democrazia. Il gruppo di ricerca offre dataset multidimensionali e disaggregati che riflettono la complessità del concetto di democrazia come sistema di governo che va oltre la semplice presenza di elezioni, distinguendo cinque principi di democrazia di alto livello: elettorale, liberale, partecipativo, deliberativo ed egualitario.
I dataset finora pubblicati dal Centro sono tre, ciascuno più adatto a uno specifico utilizzo e con una copertura temporale dal 1900 al 2024 e geografica a livello mondiale. Il dataset V-Dem include le valutazioni sulla democrazia più complete e dettagliate al mondo, l’ERT (Episodes of Regime Transformation) identifica episodi di democratizzazione (liberalizzazione dell’autocrazia, approfondimento democratico) e autocratizzazione (regressione democratica, regressione autocratica) nell’ultimo dataset V-Dem e, infine, V-Party (Varieties of Party Identity and Organization) è un dataset che esamina le posizioni politiche e le strutture organizzative dei partiti politici in tutto il mondo.
Utilizzando i dati provenienti dal dataset ERT, è possibile riconoscere ed evidenziare episodi che hanno portato a un cambiamento nel regime politico di un determinato paese, determinando se in uno specifico anno si sono verificati eventi del genere e l’attuale regime in vigore. Nel 2024, l’analisi a livello globale fa emergere una realtà che vede le autocrazie rafforzarsi sempre di più, diventando sempre più severe sotto un punto di vista elettorale, liberale, partecipativo, deliberativo ed egualitario, mentre le democrazie che migliorano negli stessi temi restano poche.
Su 174 paesi analizzati, 61 sono democrazie stabili, 50 autocrazie stabili, 33 autocrazie in irrigidimento, 12 democrazie in rafforzamento, 11 democrazie in erosione e 7 autocrazie in liberalizzazione. Il quadro che emerge relativamente alle autocrazie mostra che meno di un’autocrazia su dieci tende a diventare meno assolutista, mentre il resto mantiene o peggiora i suoi tratti dispotici: più di un’autocrazia su tre inasprisce il suo carattere dittatoriale.
Dal lato delle democrazie, le quote di coloro che sono in erosione e di quelle che puntano a migliorare ancora di più sono pressoché le stesse: una democrazia stabile tende a rimanere tale, senza subire eventi che minano ai suoi tratti liberali, ma anche senza episodi che possano apportare ulteriori benefici al sistema politico fondato sul principio della sovranità popolare per eccellenza.
Una nota da evidenziare è anche quella relativa alle democrazie in erosione e alle autocrazie che stanno diventando più liberali: sono entrambe poche. La maggior parte dei paesi democratici rimane in uno stato di stabilità e sono poche le democrazie che perdono punti presentando episodi che danneggiano la propria forma politica, ma sono ancora meno le autocrazie che riescono a cambiare e a puntare a processi più democratica nella propria forma di governo.
La fotografia scattata nel 2024 ritrae un mondo che sembra strizzare l’occhio ai regimi più assolutistici: le autocrazie stabili tendono a dirigersi verso un inasprimento del loro regime, mentre le democrazie stabili non mostrano l’intenzione di voler migliorare la propria forma democratica, accontentandosi di ciò che già si è raggiunto.
Per approfondimento.
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