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Come misuriamo davvero i morti sul lavoro?

A inizio febbraio 2026 INAIL ha pubblicato i dati sugli incidenti, anche mortali, sul luogo di lavoro. Ne sono usciti numerosi articoli che hanno però generato confusione sui numeri, mescolando denunce e infortuni riconosciuti, dati mensili e dati annuali. Proviamo quindi a fare chiarezza.

 

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro con esito mortale presentate entro dicembre 2025, al netto degli studenti e pur nella provvisorietà dei dati, sono state 792. Cinque casi in meno rispetto alle 797 del 2024, due in più rispetto al 2023, cinque in più rispetto al 2022 e 13 in più rispetto al 2019. Il confronto con gli anni della pandemia mostra invece un calo marcato: 181 denunce in meno rispetto al 2021 e 261 in meno rispetto al 2020. Le denunce di infortunio in itinere con esito mortale presentate nel 2025 sono state 293, 13 in più rispetto alle 280 del 2024.

È un passaggio centrale per interpretare correttamente i numeri: si tratta ancora di denunce, non di incidenti riconosciuti come infortuni sul lavoro. Per avere un termine di paragone, nel 2023 i decessi denunciati all’INAIL sono stati complessivamente 1.187, ma solo 612 – pari al 57% – sono stati riconosciuti e quindi indennizzati. I dati relativi al 2024 e al 2025 non sono ancora disponibili. Inoltre, l’INAIL aggiorna ogni anno le statistiche dei cinque anni precedenti e, con il consolidamento dei dati, sia il numero delle denunce sia quello dei casi riconosciuti tende ad aumentare rispetto alle prime stime.Un capitolo a parte riguarda gli infortuni in itinere, cioè quelli avvenuti nel tragitto di andata e ritorno tra casa e lavoro.

Al netto degli infortuni in itinere, i decessi avvengono con una frequenza molto più elevata in tre settori: agricoltura, edilizia e trasporti. Nel 2023 l’agricoltura ha registrato 15,7 decessi denunciati ogni 100.000 occupati, di cui 9 riconosciuti; l’edilizia 12,4 denunciati e 9,2 riconosciuti; i trasporti 11,1 denunciati e 4,7 riconosciuti, in gran parte legati a incidenti stradali. Valori sensibilmente più bassi si osservano nella manifattura e nelle altre attività industriali (3,1 denunciati e 1,7 riconosciuti) e nei servizi (0,9 denunciati e 0,8 riconosciuti).

Tornando ai dati provvisori del 2025, a livello regionale, gli incrementi più rilevanti si osservano in Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14 ciascuna), Marche (+12) e Liguria (+5). I cali più marcati riguardano invece Lombardia (-18), Lazio (-13), Sardegna (-9), Emilia-Romagna (-6) e le province autonome di Trento e Bolzano (-5 ciascuna).

Nonostante questi andamenti, i dati dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica di Milano, limitati ai soli casi riconosciuti, mostrano un netto miglioramento nel lungo periodo. Negli anni Sessanta si registravano oltre 20 morti ogni 100.000 occupati; il valore è sceso a 10 negli anni Ottanta, a 8 negli anni Novanta, a 6 negli anni Duemila e a 3,6 negli anni Dieci.

Il sommerso

Allargando lo sguardo ai lavoratori irregolari – come chi lavora in nero o gli agricoltori non assicurati – emerge però un quadro potenzialmente molto diverso da quello restituito dalle sole statistiche INAIL.
Da quasi vent’anni l’Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro, realizzato da Carlo Soricelli, ex operaio metalmeccanico, stima oltre 1.400 morti l’anno. Si tratta di un osservatorio di tipo empirico, che raccoglie segnalazioni dagli utenti e monitora le notizie pubblicate da giornali e siti web, includendo ogni decesso avvenuto mentre si lavorava o ci si recava al lavoro. Il perimetro comprende anche casi che esulano dalle definizioni assicurative, come incidenti domestici occorsi a persone che stavano andando ad aiutare qualcuno.

Quando INAIL riconosce la morte sul lavoro (e quando no)

È fondamentale distinguere tra le denunce di infortunio o di decesso e i riconoscimenti ufficiali da parte dell’INAIL. Più della metà delle denunce respinte lo è per mancanza di un nesso causale tra il rischio lavorativo e l’evento che ha causato la morte, come emerge dalle tabelle nazionali INAIL (tabella B4.1.4, 31 ottobre 2024). Un caso tipico è quello del cosiddetto “rischio elettivo”, quando il lavoratore si espone volontariamente a un rischio estraneo alle normali modalità di lavoro. La definizione di questo concetto, peraltro molto labile, è stata più volte oggetto di pronunce della Cassazione.
Altri motivi di rigetto riguardano la mancanza di documentazione o l’esclusione di alcune categorie dalla copertura INAIL, come i lavoratori della sicurezza e della difesa e gli autonomi che non rientrano tra artigiani, coltivatori diretti, lavoratori dello spettacolo o dello sport. Non costituisce invece motivo valido di rifiuto della denuncia la mancata assicurazione dovuta all’inadempienza del datore di lavoro.

Si muore di più nelle piccole imprese

La mortalità è più elevata anche nelle piccole imprese. Nel 2022, ultimo anno disponibile, nelle aziende con 10-49 occupati si sono registrati tre decessi ogni 100.000 lavoratori. Nelle imprese medie (50-249 occupati) il valore era di 2,5, nelle microimprese (fino a 9 dipendenti) di 2,2, mentre nelle grandi imprese (oltre 250 occupati) scendeva a 1,1.

Le denunce di infortunio non mortale crescono soprattutto tra le donne

Nel 2025 le denunce di infortunio in occasione di lavoro presentate all’INAIL, al netto degli studenti, sono state 416.900. L’aumento rispetto al 2024 è interamente dovuto alla componente femminile, che cresce del 2,0%, mentre le denunce maschili diminuiscono dello 0,2%. In calo risultano le denunce dei lavoratori italiani (-0,5%), a fronte di un aumento di quelle dei lavoratori stranieri (+3,7%).

Vengono fatte abbastanza ispezioni?

I dati sulle ispezioni derivano dai rapporti annuali dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) per gli anni successivi al 2013 e da quelli del Ministero del Lavoro per gli anni precedenti. Dopo il forte calo registrato durante la pandemia, nel 2024 si è osservata una netta ripresa, con un record storico di aziende ispezionate: 46.985. Sono state infatti accertate, si legge, 83.330 violazioni in materia di salute e sicurezza (+127% rispetto alle 36.680 del 2023).
Una singola osservazione non consente conclusioni definitive, ma a questo aumento delle ispezioni ha corrisposto il numero di denunce, seppur provvisorio, più basso di sempre. L’incremento dei controlli è probabilmente legato al potenziamento dell’organico dell’INL dedicato alla sicurezza, passato da 215 unità nel 2022 a quasi 900 negli ultimi due anni.

Per approfondire. 

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