Presentando Prism, il suo modello pensato per scienziati e ricercatori, Open AI ha rilasciato un report, dal titolo “AI as a scientifici collaborator“, secondo il quale ogni settimana ChatGPT riceve in media 8,4 milioni di messaggi rivolti su temi legati alle hard sciences e alla matematica, che coinvolgono 1,3 milioni di utenti. Numeri, sempre secondo l’azienda, in crescita del 50% su base annua.
Rientrano nel novero quelle conversazioni che sono orientate alla ricerca che richiederebbero una laurea o un dottorato di ricerca perché un essere umano fosse in grado di rispondere. E quindi, cosa chiedono gli scienziati all’intelligenza artificiale? Quali sono i temi legati ala ricerca di frontiera sui quali viene interrogato il modello?
È lo stesso report di Open AI a fornire la risposta. O meglio, a raccontare cosa chiedono i ricercatori che utilizzando questo LLM per la loro attività. La quota più significativa riguarda il settore dell’informatica e della data science, che ha assorbito il 19,8% delle domande rivolte al modello. Una questione su cinque, in altre parole, ha a che fare con questo comparto.
Seguono le scienze della vita, con il 17,6% delle conversazioni legate alle frontiere della ricerca, l’ingegneria con il 12%, la matematica e la statistica con il 10,9%. Si incontrano quindi la medicina (9,8%), la psicologia e le neuroscienze (8,9%), la chimica (8,1%). In fondo alla classifica si trovano fisica e astronomia (6,1%) e scienze della terra (3,6%).
Il report di OpenAI fornisce anche alcune indicazioni rispetto alle richieste che i ricercatori rivolgono a ChatGPT. La più frequente, riscontrata nel 20,5% delle conversazioni, riguarda la scrittura in linguaggio tecnico di documenti. C’è un 11% che utilizza questo LLM per la ricerca di informazioni, un 5,4% per effettuare o correggere calcoli. Un 3,5% chiede al modello di rivedere i propri paper, un 3% infine ne ha bisogno per delle traduzioni.
Per approfondimento
Stanford Agentic Review prova ad accorciare i tempi della peer review
OpenAI lancia Prism: il vibe coding applicato alla scienza
Contro il “dottor ChatGpt” serve più cultura scientifica e statistica
L’intelligenza artificiale può aiutare la ricerca scientifica? Forse anche troppo