Quanti anni ha chi ci governa e com’è cambiato questo numero nel corso del tempo? Possiamo provare a rispondere grazie ai dati di V-Dem 16, il progetto che mira a concettualizzare e misurare la democrazia, offrendo un dataset con informazioni su vari elementi che compongono la politica e il governo di ciascun paese analizzato, tra cui l’età del capo di Governo e di quella del capo di Stato.
La distinzione tra capo del governo e capo dello Stato richiede attenzione. Nei sistemi parlamentari, come Italia, Regno Unito o Germania, il potere politico ed esecutivo effettivo spetta al capo del governo, mentre il capo dello Stato ha un ruolo prevalentemente di garanzia e di rappresentanza, ma non è così ovunque: nei sistemi presidenziali o semipresidenziali, come Francia, Russia, Bielorussia o Ucraina, il capo dello Stato ha poteri pari o superiori a quelli del primo ministro.
In questa analisi abbiamo considerato per ogni paese il capo del governo (in Italia il presidente del Consiglio dei ministri), come registrato dal dataset V-Dem al 31 dicembre di ogni anno; fa eccezione il caso in cui le due cariche coincidono nella stessa persona, come per Tito in Jugoslavia: lì abbiamo usato i dati del capo dello Stato. Per i paesi in cui il presidente pesa più del primo ministro, quindi, il grafico mostra l’età del capo del governo e non quella di chi guida effettivamente il paese: per la Francia compare Sébastien Lecornu e non Emmanuel Macron, per la Russia Michail Mišustin e non Vladimir Putin. È esclusa la Svizzera, il cui governo è un organo collegiale senza un capo vero e proprio.
Per riassumere l’andamento nel tempo abbiamo calcolato l’età mediana dei capi di governo in carica ogni anno, scegliendo la mediana la mediana anziché la media perché non si lascia influenzare dai valori estremi, cioè dai leader eccezionalmente giovani o anziani.
Parallelamente allo studio dell’età, il grafico seguente ci permette anche di individuare la durata di ciascun Governo presieduto o Stato guidato; infatti, proiettando ogni leader usando l’asse delle ascisse per rappresentare l’anno in carica e l’asse delle ordinate come l’età al momento in cui si era in carica, si ottiene che una linea unita di anno in anno, mai interrotta, rappresenti gli anni consecutivi totali in cui quella particolare persona è stata al capo del Governo o al capo dello Stato. Ad esempio, ci permette di vedere che Enver Hoxha ha governato l’Albania dal 1950 al 1985, da quando aveva 42 anni a quando ne aveva 77, età della sua morte.
Infatti, ciascuna linea grigia rappresenta un esecutivo e passandoci sopra o cliccandoci è possibile risalire a chi quella linea sta segnalando, insieme al paese specifico, alla durata totale del mandato, all’anno in esame e all’età in quello specifico anno. Quel che è possibile apprezzare è un calo dell’età immediatamente successivo alla caduta del muro di Berlino nel 1989, probabilmente dovuto al crollo della gerontocrazia russa, cioè quel sistema di potere politico dominato da una ristretta cerchia di leader anziani che caratterizzò la storia dell’URSS, fino all’ascesa di una leadership più giovane con Michail Gorbaciov nel 1985.
Il grande ringiovanimento degli anni ’90 è quindi in gran parte la fine delle gerontocrazie dell’Est; infatti, nei paesi fuori dall’Europa occidentale l’età mediana passa da 69,5 anni nel 1985 a 49,5 nel 1995, mentre nei 17 paesi occidentali, che restano gli stessi per tutto il periodo, il calo è molto più dolce: da 55-59 a 49-54. Negli anni ’90 iniziano il mandato 18 capi di governo sotto i 40 anni, contro 2 negli anni ’50 e nessuno negli anni ’70.
Nel 2025 l’età mediana dei leader europei si attesta a 57 anni, l’età più alta dal 1988 e che supera di 8 anni il minimo di 49 anni, raggiunto nel 2013. Il rialzo dell’età mediana è concentrato negli ultimi tre anni: 50 nel 2022, 53 nel 2023, 54 nel 2024 e 57 nel 2025 ed è spinto dai leader arrivati nel 2024-25: Babiš (71), Merz (70), Schoof (67), Stocker e Martin (65), Starmer (62). Ai leader anziani vanno però contrapposti alcuni dei leader più giovani di sempre; infatti, se da un lato c’è stato un ingresso di capi di governo anziani si sono fatti strada anche personaggi con età veramente basse per guidare un esecutivo: Frostadóttir (Islanda, 37 anni), Spajić (Montenegro, 38), Lecornu (Francia, 39) e Svyrydenko (Ucraina, 40).
Per quanto riguarda l’Italia, nel 2025, Giorgia Meloni si posiziona al nono posto per Primo Ministro con età più bassa. Nel 2014, con Matteo Renzi al governo abbiamo battuto il record nazionale di leader più giovane, mentre, dal versante opposto, i nostri leader più anziani sono stati Fanfani nel 1982 (74 anni), Berlusconi nel 2010 (74 anni) e Draghi nel 2021 (74 anni).
In generale notiamo un trend interessante nel periodo tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, spesso dovuto alla presenza di Paesi con scarsi livelli di democrazia: i mandati erano molto più lunghi e gli anziani in carica erano molto anziani. Adenauer era in carica a 86 anni, Tito a 85 anni, Franco e Churchill avevano entrambi 80 anni, mentre, come evidenziato precedentemente, Hoxha rimase in carica per 36 anni, Živkov per 35 anni e Kádár per 32 anni.
Una nota metodologica riguarda la scelta relativa ai governi mostrati nell’analisi che fa restare fuori tre gruppi di paesi:
● quelli che V-Dem attribuisce all’Asia occidentale, anche se spesso sono considerati europei: Cipro, Turchia, Georgia, Armenia e Azerbaigian;
● i microstati, che V-Dem non copre: Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Città del Vaticano;
● la Svizzera, che pure è nel dataset, perché è governata da un organo collegiale senza un capo vero e proprio.
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