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Cosa significa l’addio di Lionel Messi al calcio internazionale

Come disse il campione del basket Kareem Abdul-Jabbar, il Goat committee si riunisce in segreto. Si tratta della fantomatica commissione chiamata a stabilire chi sia il Greatest of all time, il più forte di giocatore di tutti i tempi. Un modo, quello adottato dal 6 volte campione Nba, per sottolineare come un dibattito di questo tipo lasci un po’ il tempo che trovi. A meno, certo, di non usare i dati.

E i dati raccontano una storia interessante a proposito di Lionel Messi, campione questa volta di calcio, argentino, che ieri ha annunciato l’addio alla nazionale del suo paese. Formazione con la quale ha disputato sei campionati del mondo, vincendo in Qatar nel 2022 e arrivando in finale nel 2014 in Brasile e pochi mesi fa nell’edizione ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico. E con cui ha vinto due edizioni della Copa America, nel 2021 e nel 2024.

Ora, che Messi fosse un fuoriclasse di quelli capaci di segnare una generazione era chiaro anche a prescindere dai dati. Oltre ai trofei vinti con la nazionale, ha in bacheca 10 campionati spagnoli, due francesi e uno americano più una serie numerosa di coppe, tra cui quattro copie della Champions League. E, se non bastasse, otto palloni d’oro, il premio conferito ogni anno al miglior giocatore di una singola stagione.

Ma se si guarda ai dati, si scopre che La Pulga, come viene soprannominato il calciatore argentino, è un outlier. Ovvero è un punto che sta al di fuori di una tendenza, come mostra il grafico che apre questo pezzo. Un grafico a dispersione che incrocia le presenze al campionato del mondo con i goal segnati ogni 90 minuti, costruito utilizzando i dati di openfootball. La scelta quella di rappresentare i giocatori che hanno giocato almeno 900 minuti in una fase finale dei mondiali e segnato almeno un goal.

E appunto si vede come Messi è di gran lunga il calciatore che ha giocato più partite in un campionato del mondo, forte anche del fatto di aver giocato tre finali sulle sei edizioni cui ha preso parte. In totale è stato in campo per 3.053 minuti. Non solo: ha mantenuto una media di 0,619 goal ogni 90 minuti, più di uno ogni due partite. L’ormai ex numero 10 dell’Argentina, con 21 reti, è il secondo miglior marcatore dei mondiali, secondo solo al francese Kylian Mbappè. Il quale ha una media goal di 1,083 goal ogni 90 minuti, più di uno a partita, ed ha giocato per 1.829 minuti. Mantenesse queste medie, il francese potrebbe diventare anche lui un outlier, così come Messi. Ma questo potrà dirlo solo il tempo.