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scienze

Una notte stellata, 137 anni dopo

Un cipresso scuro taglia la scena in verticale. A destra, una falce di Luna sospesa nel blu profondo del crepuscolo. Poco più in basso, un punto luminoso: Venere. Sullo sfondo, nuvole stratificate sembrano pennellate sospese sopra una linea nera di colline. In basso, quasi nascosto, un cavalletto regge una piccola riproduzione di The Starry Night.

La fotografia è stata scattata dall’astrofotografo brasiliano Rodrigo Guerra a Cascavel, Paraná, Brasile, ed è un omaggio esplicito a Vincent van Gogh e al suo dipinto del 1889, The Starry Night. La scena colpisce per una ragione semplice: sembra pittura, ma è fotografia.
E oggi la distanza tra le due cose è molto più piccola di quanto sembri. Nel 1889 Van Gogh osservava il cielo da una finestra del manicomio di Saint-Rémy-de-Provence e trasformava luce in colore. Oggi un sensore digitale fa qualcosa di simile

Dove un pittore usava olio e pennello, oggi usiamo sensori CMOS, esposizioni multiple e software di elaborazione. La luce diventa dato. Ogni pixel di questa immagine contiene informazione: intensità luminosa, colore, contrasto, profondità. Una fotografia astronomica non è più solo un’immagine. È un dataset visivo. È qui che la foto di Guerra diventa interessante per Info Data. L’obiettivo resta identico: dare forma a ciò che vediamo.

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