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Leggere il DNA dei libri

Per secoli, gli studiosi hanno letto i manoscritti medievali come fonti di testi. Oggi, una nuova disciplina li sta leggendo come fonti di DNA. La biocodicologia — nata dall’incontro tra biologia molecolare e codicologia tradizionale — sta trasformando il modo in cui gli scienziati comprendono il passato. L’idea di fondo è semplice ma rivoluzionaria: una pergamena medievale non è solo un supporto per la scrittura. È un reperto biologico che conserva, a volte per mille anni, tracce di animali, ambienti, malattie, pratiche artigianali e rituali quotidiani.

L’Europa investe 13 milioni di euro

Il progetto CODICUM, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca con oltre 13 milioni di euro per il periodo 2025-2031, si propone di analizzare circa 50.000 frammenti di pergamena latina conservati nella regione nordica — sopravvissuti per puro caso storico — per ricostruire libri perduti e tracciare le reti intellettuali del Medioevo. Complessivamente, l’Europa ha investito oltre 20 milioni di euro nella biocodicologia attraverso iniziative analoghe.

Per la raccolta di materiale cellulare da un’area di circa 2,5 cm per 10 cm (“aree più ampie”) sono stati utilizzati pennelli citologici, sia con che senza pre-pulizia con gomma. Inoltre, sono stati valutati due tipi di nastro adesivo: il nastro Gecko e il nastro adesivo forense in fibra. I campioni sono stati raccolti da un’area di circa 1,5 cm per 2,5 cm (“aree più piccole”) con entrambi i tipi di nastro, utilizzando due e cinque passaggi. Anche i campioni di nastro sono stati raccolti sia con che senza pre-pulizia con gomma. Per il campionamento sono state prese di mira aree non testuali e aree non frequentemente toccate.

Una recente storia pubblicata sulla rivista scientifica Nature racconta come nuovi metodi di analisi — non distruttivi — stiano aprendo un accesso inedito alle pergamene antiche. Grazie ai progressi in genomica e proteomica, oggi è possibile estrarre DNA e proteine da questi materiali senza lasciare segni visibili. Anche minuscoli residui, come la polvere prodotta da una gomma da cancellare, possono contenere informazioni sufficienti per identificare le specie animali utilizzate e molto altro.

La ZooMS

L’idea di considerare le pergamene come archivi biologici risale almeno al 2009, quando si propose di vederle come una registrazione continua delle interazioni tra esseri umani e animali. Una provocazione: perché scavare ossa, quando le biblioteche custodiscono già un immenso archivio faunistico datato?
Da qui si è sviluppata una linea di ricerca ormai navigata che utilizza tecniche come la ZooMS (zooarcheologia mediante spettrometria di massa), basata sull’analisi del collagene. Ogni specie animale possiede una “impronta molecolare” distintiva, leggibile attraverso uno spettrometro di massa.

Così si è scoperto che le cosiddette “Bibbie tascabili” del XIII secolo, per esempio, erano state a lungo attribuite a materiali esotici come pelli di piccoli animali. Le analisi hanno invece dimostrato che erano realizzate con pelle di vitello, capra o pecora: non materiali rari, ma lavorati con una straordinaria abilità artigianale.
In altri casi, le scoperte complicano la narrazione. Un manoscritto del Vangelo di Luca del XII secolo, apparentemente uniforme, ha rivelato un’alternanza intenzionale di pelli diverse — vitello, pecora, e perfino capra in corrispondenza di un passaggio testuale specifico. Coincidenza o scelta simbolica? La domanda resta aperta.

Le nuove tecniche forensi per analizzare il DNA

Il vero salto, però, è arrivato con metodi non invasivi. Inizialmente, i ricercatori hanno sfruttato i residui delle gomme utilizzate per pulire le pergamene: la cosiddetta “erdu”, polvere di gomma ricca di collagene e DNA. Successivamente, sono stati introdotti strumenti ancora più efficienti, come spazzole citologiche simili a quelle usate negli screening cervicali, capaci di raccogliere materiale genetico senza danneggiare le superfici.

Il DNA estratto è frammentato e scarso, ma le tecniche forensi permettono oggi di amplificarlo, isolarlo e confrontarlo con genomi di riferimento. I risultati appaiono come sequenze allineate su schermo: tracce imperfette ma leggibili di un passato biologico.

Nuove scoperte

In collaborazione con la Duke University, il team ha applicato la sua tecnica di citologia con spazzolatura a documenti di ampio respiro, prelevando campioni da pergamene risalenti all’VIII-XX secolo e provenienti da Europa, Nord Africa e Medio Oriente. I risultati, ancora inediti, si basano su 351 campioni prelevati da 91 manoscritti. I ricercatori hanno identificato la specie di provenienza nel 58% dei casi. La maggior parte dei campioni proveniva da pecore, seguite da bovini e caprini, con un singolo campione curioso indicativo di pelle di maiale. Hanno scoperto che la scelta della specie seguiva per lo più modelli regionali; ad esempio, le pecore erano la specie principale utilizzata in Inghilterra e le capre nelle regioni mediterranee.
Un Nuovo Testamento greco del XIII secolo ha prodotto una corrispondenza quasi perfetta con il cervo rosso (Cervus elaphus hippelaphus), ma il segnale è risultato leggermente inferiore alla soglia necessaria per un’identificazione definitiva, spiega Nature.

Oltre la specie: reti, malattie, clima

La biocodicologia non si limita a identificare gli animali. Permette di risalire al sesso, alle razze, alle malattie. In alcuni campioni è stato rilevato il vaiolo ovino; dato che il virus evolve lentamente, è possibile datarne i ceppi con una precisione di circa 50 anni.
Anche i microbi raccontano storie. I batteri legati al sale utilizzato nella lavorazione possono indicare l’origine geografica della pergamena. I danni degli insetti — i cosiddetti “tarli dei libri” — rivelano movimenti e ambienti, seguendo persino confini storici come quelli della Riforma protestante.

Le pergamene conservano anche tracce d’uso. In una cintura da parto medievale, sono stati identificati residui biologici e ingredienti — latte, uova, miele, piante — che confermano pratiche descritte nei testi.

Infine, queste tecniche arrivano fino alla climatologia: analizzando isotopi nei lipidi delle pergamene, è possibile ricostruire pattern storici delle precipitazioni. Nel 2024 un team di ricercatori ha sviluppato una tecnica di aspirazione a base di solventi per estrarre i lipidi da antiche pergamene. Gli isotopi di ossigeno conservati nei lipidi registrano i livelli di precipitazioni e temperature del passato, consentendo ai ricercatori di rilevare eventi climatici globali come l'”anno senza estate” del 1816, che seguì l’eruzione vulcanica del Monte Tambora in Indonesia nel 1815. Considerata su larga scala, suggerisce Collins, la pergamena potrebbe competere con gli anelli degli alberi come archivio climatico. Secondo gli autori, se considerata su larga scala la pergamena potrebbe competere con gli anelli degli alberi come archivio climatico.

Un campo in espansione

Il potenziale è enorme. I metodi sviluppati qui potrebbero avere applicazioni ben oltre gli studi medievali, dalla medicina alla sicurezza alimentare, fino alla scienza forense.
Ma resta un punto fermo: questi oggetti sono fragili e insostituibili. La sfida è leggere senza distruggere, estrarre informazioni senza lasciare traccia.