Centomila immagini non sono un album, sono una misura del tempo.
Dopo quasi 20 anni trascorsi sul Pianeta Rosso, il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA ha scattato la sua 100.000esima immagine della superficie con la sua fotocamera HiRISE. Acronimo di High Resolution Imaging Science Experiment, HiRISE è lo strumento su cui la missione si basa per ottenere immagini ad alta risoluzione di caratteristiche che spaziano da crateri da impatto, dune di sabbia e depositi di ghiaccio a potenziali siti di atterraggio. Queste immagini, a loro volta, contribuiscono a migliorare la nostra comprensione di Marte e a preparare le future missioni umane della NASA sul pianeta.
Quella che vedete qui è la foto acquisita il 7 ottobre e pubblicata a metà dicembre dell’anno scorso.
Il Mars Reconnaissance Orbiter, in orbita attorno a Marte dal 2006, ha superato questo traguardo con la fotocamera HiRISE, uno degli strumenti più precisi mai portati attorno a un altro pianeta. L’immagine celebrativa è un frammento di Syrtis Major, dune scure, crateri sovrapposti, superfici scolpite dal vento. Un paesaggio che non stupisce per la novità, ma per la continuità. Marte come laboratorio osservato giorno dopo giorno, anno dopo anno.
HiRISE funziona come un teleobiettivo orbitale con ambizioni da microscopio. La sua risoluzione arriva a circa 30 centimetri per pixel: abbastanza per distinguere un masso da un rover, una frana recente da una vecchia cicatrice. In termini terrestri è come fotografare una città dall’alto e riuscire a capire se un’auto è parcheggiata o si sta muovendo. Dal marzo 2006 a oggi ha prodotto in media circa 5.000 immagini all’anno. Non è un flusso continuo come quello di una videocamera, ma una serie di fotogrammi scelti con attenzione, perché ogni scatto costa banda, energia, tempo orbitale.
L’immagine numero centomila guarda a sud-est del cratere Jezero, dove oggi lavora Perseverance. È una coincidenza geografica più che simbolica, ma rende bene l’idea della filiera dell’esplorazione marziana: prima l’orbita, poi il suolo. Senza mappe ad alta risoluzione non ci sono atterraggi sicuri, senza osservazioni ripetute non si capisce se una duna si sposta, se una colata scura è polvere o qualcosa di più interessante. HiRISE non cerca la vita, ma rende possibile a chi viene dopo di farlo.
C’è anche un dettaglio laterale, ma significativo: l’area è stata proposta da uno studente attraverso il programma HiWish. Non è crowdsourcing nel senso romantico del termine, è un modo pragmatico per allargare lo sguardo. Marte è grande, il tempo di osservazione limitato. Ogni suggerimento è una scommessa su dove valga la pena puntare l’obiettivo.
Diciannove anni di attività operativa per una sonda progettata per durarne molto meno sono un’anomalia statistica nel settore spaziale. Il Mars Reconnaissance Orbiter è diventato una specie di satellite meteorologico di un pianeta senza meteo televisivo, ma con stagioni, tempeste di polvere e superfici che cambiano lentamente. Centomila immagini dopo, il risultato non è una fotografia memorabile, ma un archivio. E negli archivi, come nei sismografi o nei registri climatici, il valore non sta nel singolo dato ma nella serie
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