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tecnologia

Oggi è il compleanno del cloud computing. Cinque numeri sulla più moderna rivoluzione informatica

Il 26 ottobre di 25 anni fa, Ramnath Chellappa, professore d’informatica e operations management, pronuncia per la prima volta in ambito scientifico le parole cloud computing. In una conferenza a Dallas dal titolo “Intermediaries in Electronic Markets” dove l’accademico definì il cloudcomputing come “un nuovo paradigmacinformatico in cui i confini saranno determinati dalla logica economica piuttosto che dai limiti tecnologici”. Per convenzione possiamo scegliere questa come data simbolica per la nascita di una delle rivoluzioni più consistenti e rivoluzionarie della storia dell’informatica e del business. Si può dire che il cloud ha segnato definitivamente la fine dell’era analogica permettendo a milioni di aziende di alleggerirsi dall’acquisto e dal mantenimento di data center e server fisici spostando nella nuvola digitale tutte le funzioni operative. Anzi, come scrive Federico Soncini Sessa, Ceo di Mia-Platform, tech company 100% italiana specializzata nella costruzione di piattaforme digitali cloud-native, quella a cui abbiamo assistito è  “una rivoluzione tecnologica che non ha ancora smesso di portare benefici: sempre più imprese si affidano al cloud e alle tecnologie cloud native per costruire architetture IT flessibili, scalabili e sicure che garantiscano agilità, risparmio e ottimizzazione delle risorse, elementi vitali per il successo di qualsiasi organizzazione. Non è una semplice tecnologia: è un nuovo modo di fare innovazione per le imprese e le persone”.

Per riassumere e descrivere questa rivoluzione come Info Data abbiamo scelto alcuni numeri. Per la precisione cinque.

484 Mld

Il mercato globale del cloud. Le cifre parlano di un mercato globale da 484 miliardi di euro, come afferma il recente report di Grand View Research, che ha anche previsto un giro d’affari per il 2030 di oltre 1.500 miliardi con un +15,7% di crescita annuale.

60%

La diffusione del cloud in Italia? Secondo Eurostat il 60% delle imprese italiane dichiara di utilizzare servizi cloud per un mercato che l’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano quantifica in 4,5 miliardi di euro (+15% rispetto al 2021). Il dato dell’adozione del cloud da parte delle imprese italiane (60%) è superiore alla media europea (42%) e posiziona il Belpaese al 5° posto nel continente, davanti a Germania (40%) e Francia (30%), in una classifica capeggiata dalla Svezia (75%) e chiusa dalla Bulgaria (13%).

79%

Come usiamo il cloud? Il report di Eurostat specifica che il 79% delle aziende utilizza il cloud per la posta elettronica (l’Italia è prima in questa classifica con il 96%), il 68% per lo storage e il 58% per gli applicativi sulla sicurezza. Numeri importanti ma inferiori per quanto riguarda le applicazioni software per finalità più avanzate, come finanza/contabilità (48%), CRM (27%) e pianificazione delle risorse aziendali (24%).

200 zettabyte

I dati archiviati nel 2025. Secondo l’azienda americana Cybersecurity Ventures entro il 2025 saranno archiviati oltre 200 zettabyte (l’equivalente di 1 triliardo di byte) gestiti da provider pubblici e privati. Dal 2022, inoltre, oltre il 60% dei dati aziendali sarà archiviato nel cloud.

84%

Quanto è green la nuvola? Uno studio di Accenture ha rilevato che le aziende che migrano dai server fisici al cloud generano una riduzione del 65% del consumo di energia e una riduzione dell’84% delle emissioni di carbonio. I centri di calcolo si spostano verso aree più fredde o addirittura sott’acqua.