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cronaca

L’impatto sul climate change è anche una questione generazionale


Se il mondo dovesse raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, i bambini nati negli anni Venti di questo secolo potranno presentare il conto ai loro nonni. E far pesare a questi ultimi il fatto che hanno emesso una quantità di CO2 dieci volte superiore alla loro. È questa la stima contenuta nel report “Net zero by 2050” realizzato dall’International energy agency.

I risultati dell’analisi sono rappresentati nel grafico che apre questa pagina, dove le colonne indicano le emissioni pro capite suddivise per decennio di nascita. La parte in azzurro rappresenta la quantità di CO2 già emessa, quella in blu fa invece riferimento a quella che sarà prodotta da qui al 2050 nell’ipotesi in cui il mondo riesca a raggiungere la neutralità climatica. Ovvero un contesto di equlibrio tra le emissioni e le compensazioni che passa da una forte riduzione delle prime.

Detto con i numeri: un bambino, o una bambina, nato oggi, emetterà qualcosa come 34 tonnellate di CO2 nel corso della sua intera esistenza. Uno nato negli anni ’50 del Novecento, invece, arriverà ad emetterne poco meno di 350. Appunto, dieci volte di più. Le ragioni sono facilmente intuibili e legate al maggior uso di fonti fossili negli anni in cui di cambiamento climatico nemmeno si parlava. Perlomeno, non sui giornali.

Oltre che a fattori generazionali, però, la maggiore impronta ecologica dipende anche da questioni geografiche. In quel senso in cui la geografia è cartina di tornasole dello sviluppo economico. Detto altrimenti, questo è il peso delle emissioni pro capite nelle economie avanzate, calcolato sempre in uno scenario di neutralità climatica al 2050:

In questi paesi, sostanzialmente l’Europa occidentale e il Nord America, il peso dei boomer raggiunge le 695 tonnellate pro capite di CO2 emessa durante l’arco della vita, un valore doppio rispetto alla media mondiale. Di contro, i neonati di oggi, si limiteranno a 51 tonnellate pro capite. Un valore di 15 volte inferiore rispetto a quello dei loro nonni. Nei paesi in via di sviluppo, invece, la situazione è ben diversa:

In queste nazioni, i nati negli anni ’50 arriveranno ad emettere 155 tonnellate di CO2 pro capite. Un valore paragonabile alle 130 tonnelate stimate per i nati in Occidente negli anni ’10. Ovvero una sessantina di anni più tardi. I neonati di oggi nei paesi in via di sviluppo si limiteranno a 33 tonnellate di CO2 pro capite, ovvero un quinto di quella emessa dai loro nonni. A conferma del fatto che l’impatto delle persone sul cambiamento climatico è anche una questione generazionale.