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finanza

La Russia, il rischio default e il declassamento del debito

Contestualmente al declassamento da “B” a “C” del debito sovrano russo, l’agenzia FitchRatings  ha ritenuto sottolineare con una nota di rischio che la Federazione Russa è in pericolo “di un imminente default”. Inoltre, secondo fonti di mercato, la probabilità che ciò avvenga è portata al 67%. I livelli di guardia sono saliti con l’aumento dei credit-default swap (Cds) a cinque anni, in dollari sul debito russo, che sono volati a più di mille e cinquecento – valore che implica, appunto, una probabilità implicita di default.

Ma entriamo nel merito delle circostanze scatenanti cercando, di capire in che misura il debito pubblico emesso dalla Federazione abbia inciso – aiutandoci con alcuni grafici.

 Il contesto che ha mosso Fitch attiene a diversi fattori.  L’elemento scatenante riguarda primariamente l’inasprimento delle sanzioni successive all’invasione dell’Ucraina e le proposte fatte in merito alla limitazione del mercato dell’energia. E quindi il congelamento di seicentoquaranta miliardi di dollari di riserve internazionali in valuta estera. Allo stesso modo si accoderebbe, sempre secondo l’agenzia, la potenziale imposizione di “una ridenominazione dei pagamenti del debito sovrano passandoli dalla valuta estera in valuta locale per i creditori in determinati paesi”. Ma come si compone, ad oggi, il debito emesso dalla Federazione?

Composizione del debito emesso

Secondo quanto riportato da FactSet, le emissioni di debito domiciliate nella Federazione Russa ammontano a circa centocinquatacinque miliardi di dollari. Dovendo suddividere il totale del debito su discrezione dell’emittente, la fetta più grossa (circa novanta miliardi, il 60%) è erogata dal governo russo come debito sovrano. Un’altra parte – altrettanto consistente – è emessa dalle corporate (per quasi trentacinque miliardi, il 22%) e dalle agenzie governative (poco più di trenta miliardi, circa il 20%).

Spostando il focus sulla tipologia di valuta, del totale emesso, quasi sei miliardi (il 4%) sono denominati in euro, trentanove (26%) sono in dollari americani e, seppur in un’esigua fetta, in dollari taiwanesi (poco più di due miliardi, l’1%).

 

Tempistiche di restituzione del debito emesso

In un momento in cui è complesso definire quale sarà il profilo temporale della guerra in atto, possiamo quantomeno analizzare la scia di emissione del debito da parte della banca centrale della Federazione Russa.

Nel brevissimo tempo ci sarà un esborso non indifferente, con un picco evidenziabile nel 2026 in cui il governo, gli enti e le corporate russe dovranno restituire circa diciotto miliardi – di cui quasi quattro miliardi in dollari americani. Infatti, sempre nel breve e brevissimo termine, diciannove titoli dovranno servire il debito tramite cedole in valuta straniera. Questo è evidenziabile anche guardando al 2022, dove dovranno essere rimborsati poco più di due miliardi di titoli emessi in dollari – tre miliardi nel 2023.

Di seguito tre grafici per studiarne la dinamica di rimborso del debito emesso dalla Federazione Russa.