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economia

Ogni venti secondi si vende una bicicletta. I numeri dell’Italia a due ruote

strong>Una ogni venti secondi: a tanto ammonta la vendita in Italia di biciclette. Un valore che dimostra la passione che i nostri connazionali ripongono nelle due ruote.

Secondo i dati di Ancma, infatti, lo scorso anno ne sono state comprate nel nostro paese quasi 1milione e 600mila, mentre 2.445.000 sono stati i pezzi prodotti complessivamente. La differenza netta è quindi superiore a 800mila unità, le quali hanno portato il valore positivo della bilancia commerciale a più 43milioni di euro rispetto al 2017.

Il fenomeno del momento è l’e-bike, con una impetuosa crescita sia della produzione che della vendita, la quale mantiene la doppia cifra positiva di crescita a +16,8%, per un totale di 173.000 bici.

Per fare il punto sulle prospettive del settore è in programma a Rimini dal 13 al 15 settembre la seconda edizione dell’Italian Bike Festival, la kermesse che permette agli appassionati della bicicletta di provare le ultime novità dei produttori su piste appositamente allestite e di incontrare i tanti campioni italiani del ciclismo (da Ballan a Cipollini, da Simoni a Cunego) presenti alla manifestazione.

Dopo Rimini, il tour di BikeEconomy24 sarà ospitato a Bormio il 14 ottobre per concludersi a Milano nel mese di novembre.

Potete navigare in anteprima i dati selezionando l’universo di interesse e quindi il dato, vedendo poi la percentuale di risposte date.

 

Secondo questa ricerca, quindi, gli italiani che hanno la passione sportiva per le due ruote usano la bici quasi tre volte alla settimana in media. Il 43% di questi ne possiede almeno 3 e quasi la metà provvede in autonomia alla manutenzione.

Numeri che confermano questa passione, la quale si traduce in valore sia per le aziende produttrici sia per i territori che stanno investendo sempre di più in infrastrutture e marketing per attrarre il turismo su due ruote.

Ultimi commenti
  • Daniela Martino |

    Se un settore produttivo che muove i primi passi viene subito gestito all’insegna del marketing più aggressivo, cresce gracile.
    E’ quanto avviene nel settore e-bike, con tanti saluti a una mobilità sostenibile sana e diffusa e alla riduzione rifiuti.
    Anziché investire nella formazione di bici-riparatori e mantenere viva la fascia media di prodotto con caratteristiche di semplicità e riparabilità, stiamo già assistendo alla rincorsa verso gadgets, connettività, innovazioni tecniche ipertrofiche.
    Con prodotti così saranno pochi quelli capaci di metterci le mani … già ora si fa fatica a trovare chi ti cambia una camera d’aria forata, figurarsi trovare uno che sa intervenire su freni a disco con ABS (diavoleria che dovrebbe mettere al riparo dal ribaltamento anche il più coglione dei ciclisti che in caso di frenata improvvisa frena solo con quello davanti).
    L’obiettivo è accelerare al massimo la velocità di sostituzione (un po’ come gli smartphones), facendo della bici elettrica un prodotto usa-e-getta, che dura al massimo quanto la sua batteria.
    E poi, per far crescere il PIL cosa c’è di meglio di un’ondata di piste ciclabili, che dopo tre anni dall’inaugurazione senza manutenzione diventano sentieri d’elefante nella savana, e da subito al sud piste di garini con lo scooter?
    La mobilità sostenibile diventa così un sepolcro imbiancato, un po’ come il biologico.

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