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politica

Una nazione su due è insoddisfatta della democrazia

 

La metà degli intervistati in 27 paesi esaminati da un recente sondaggio di Pew Research, non è soddisfatta di come la democrazia sta funzionando nel loro paese. Un malcontento legato alle preoccupazioni per l’economia, i diritti individuali e i galoppanti privilegi delle elite, che ha fatto emergere leader, partiti e movimenti anti-establishment sia a destra che a sinistra che hanno sfidato le norme fondamentali e le istituzioni della democrazia liberale.

 

Sono passati più di dieci anni da quando il sociologo Colin Crouch parlò di Post Democrazia riferendosi al fatto che i nostri sistemi politici pur essendo basati su norme e istituzioni democratiche, di fatto seguano i dettami del mercato globale delle grandi lobby e dai sistemi di comunicazione. Una grande Connectography – per citare un altrettanto importante libro più recente dell’analista Parag Khanna – che svuoterebbe il nucleo della democrazia, lasciando agli elettori solo la carcassa vuota di un liberalismo passivo.

Le valutazioni di come funziona la democrazia variano notevolmente tra le nazioni. In Europa, ad esempio, oltre sei svedesi e olandesi sono soddisfatti dello stato attuale della democrazia, mentre la maggioranza degli italiani, degli spagnoli e dei greci si dice insoddisfatta.

Cruciale – secondo i sondaggi – è la frustrazione nei confronti dei politici che non sembrano curarsi degli interessi della cittadinanza. Qui la questione dell’immigrazione e l’antipatia verso l’Europa, sono centrali:  gli europei con opinioni sfavorevoli sull’UE sono anche quelli meno soddisfatti della democrazia.

Il divario è particolarmente ampio in Germania, dove coloro che hanno un’opinione sfavorevole dell’UE sono 43 punti percentuali più insoddisfatti di quelli con un parere favorevole. In Italia, è insoddisfatto1 della democrazia l’87% degli antieuropeisti e il 57% degli europeisti. Più insoddisfatti di noi dell’Europa ci sono solo gli antieuropeisti spagnoli.

Infine, si osserva chiaramente che i simpatizzanti dei partiti populisti tendono ad essere molto meno della democrazia, e l’Italia è il paese con la percentuale più alta di simpatizzanti populisti (qui si fa riferimento soltanto alla Lega Nord) insoddisfatti dell’assetto democratico, ma anche di non simpatizzanti populisti insoddisfatti.

È significativo il fatto che né il reddito personale, ne le variabili socio economiche come età, genere ed istruzione, sembrino essere correlate all’insoddisfazione democratica. Il malcontento per il funzionamento della democrazia è invece molto legato all’opinione che si ha del sistema giudiziario del proprio paese. Un dato che risulta particolarmente vero in Europa.

Grossa parte degli intervistati in tutti i paesi crede che le elezioni portino ben pochi cambiamenti, che i politici siano corrotti e fuori controllo e che i tribunali non trattino le persone in modo equo. È invece più diffusa l’idea che la democrazia protegga la libertà di espressione, fornisca opportunità economiche e garantisca la sicurezza pubblica. In realtà i dati ci mostrano che non è così dappertutto. La libertà di stampa per esempio, misurata attraverso il World Press Freedom Index , è molto diversa anche fra paesi che vantano un sistema istituzionale democratico simile. L’Italia per esempio nel 2019 si colloca al 43mo posto nel mondo, con lo stesso punteggio del Burkina Faso. Peggio non solo del nord Europa, ma anche di Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, e poco meglio degli Stati Uniti.

Anche il legame tra le opinioni sull’economia e le valutazioni del rendimento democratico è forte. In 24 dei 27 paesi esaminati, le persone che affermano che l’economia nazionale è in cattive condizioni sono più propense di coloro che affermano che è in buona forma essere insoddisfatti del funzionamento della democrazia. In Italia il 34% delle persone che ritiene che l’economia proceda bene sono insoddisfatti della democrazia, contro il 77% di chi pensa che l’economia del paese vada a rotoli. Siamo uno dei paesi dove è maggiore la no soddisfazione rispetto al sistema democratico fra chi non ha una cattiva opinione della situazione economica del paese.

 

 

Ultimi commenti
  • Giovanni Cadesa |

    Leggetevi il libro di Augusto Grandi: ITALIA ALLO SBANDO- E QUINDI SE L’ITALIA E’ ALLO SBANDO ANCHE GLI ITALIANI NON ESISTONO-

  • habsb |

    Se i sistemi europei possono certamente dirsi più democratici di altri (come quelli che reggono la Russia o la repubblica popolare cinese), visto che vi possono sorgere rapidamente partiti di reale opposizione che veicolano nuove idee, e che i leader non restano al potere per lunghi decenni, non si puo’ pero’ dire che i sistemi europei siano realmente democratici.

    Se la democrazia comporta il rispetto della volontà popolare, osserviamo in Europa che tale rispetto è lungi dall’essere assicurato.
    In Gran Bretagna un referendum ha deciso tre anni fa di uscire dalla UE. Tale decisione è ancora oggi bloccata dalla casta politica che occupa le camere.
    In Italia il governo è costituito da una coalizione che non detiene la maggioranza dei voti secondo le ultime elezioni
    In Francia un sistema a doppio turno sia a livello nazionale che a livello locale impedisce sistematicamente che il primo partito ottenga una benché minima rappresentanza.
    Il trattato di costituzione europea, è stato bocciato in vari paesi da referendum popolari, che sono stati sistematicamente ignorati e violati.
    In vari paesi non è lecito organizzare un referendum a iniziativa popolare, o si puo’ fare solo con forti limitazioni.

    Per vedere cosa è una democrazia, basta passare le Alpi e recarsi in Svizzera, dove tutte le più importanti decisioni sono prese tramite referendum, e dove la classe politica, oltre ad essere molto più ridotta, si limita ai compiti sovrani di amministrazione della nazione, senza interferire in mille altri campi, dove non sarebbe che di grave intralcio.

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