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cronaca

Energia, i consumi crescono in Europa. Nonostante gli impegni di Kyoto

Non c’è solo l’obiettivo, ormai quasi raggiunto, di produrre il 20% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Nell’ambito del protocollo di Kyoto, L’Europa si è anche impegnata a tagliare i consumi della stessa quota, entro la stessa data. E, da questo punto di vista, le cose vanno decisamente male. Nel 2017, fa infatti sapere Eurostat, i consumi sono aumentati dell’1% a livello continentale. Ma quel che è peggio è che si tratta del terzo aumento annuale di fila dopo un periodo di riduzione.

 La direzione ed il colore delle freccie indicano l’andamento congiunturale dei consumi. La dimensione e l’intensità del colore, invece, la percentuale della variazione. Il filtro in alto a sinistra consente di selezionare il consumo primario, ovvero quello che tiene conto anche dell’energia consumata per produrla e trasportarla, e quello finale. Ovvero quella impiegata dai consumatori finali, siano essi famiglie, aziende o enti pubblici.

Partendo dal primo, si può notare come nel 2017 le riduzioni nei consumi abbiano riguardato esclusivamente Svezia, Finlandia ed Estonia, le isole britanniche, la Francia e il Benelux. Nel resto d’Europa, invece, i consumi sono cresciuti. In qualche caso, anche in maniera consistente: a Malta, ad esempio, sono aumentati del 12,9%. Arrivando a superare le 800mila tonnellate di petrolio equivalente. La contrazione più significativa si è regsitrata in Kosovo, dove i consumi sono calati del 5%, fino a 2,5 milioni di tonnellate di petrolio equivalente.

La prima consumatrice europea è la Germania, con 298,3 milioni. Nel 2017 Berlino ha incrementato i consumi dello 0,2%. Francia e Regno Unito, seconda e terzo in classifica, hanno registrato una riduzione rispettivamente dello 0,3 e dell’1,6%. L’Italia, che si trova al quarto posto, ha visto un incremento dello 0,7%, che ha portato a 148,9 i milioni di tonnellate di petrolio equivalente utilizzati nel corso del 2017.

La situazione italiana migliora invece se guardiamo ai consumi finali. Che, due anni fa, sono invece calati dello 0,6%. Si tratta del quarto miglior risultato percentuale dopo quelli di Belgio (-1,2%), Regno Unito (-0,8%) e Norvegia (-0,7%). Il peggior dato in assoluto è quello turco, dove questo indicatore è cresciuto dell’11,2%. Circostanza ancora più preoccupante se si pensa che la Turchia è la quinta consumatrice in Europa, dietro Germania, Francia, Regno Unito ed Italia.

Non solo. Instanbul è anche la realtà che negli ultimi anni ha visto la crescita media annua dei consumi più significativa. Tra il 2006 ed il 2017 quelli primari sono aumentati del 4,7% l’anno, quelli finali del 4% netto. L’aspetto positivo è che, sotto questo profilo, il caso turco è abbastanza isolato. Salvo poche eccezioni, nel decennio considerato i consumi energetici in Europa si sono ridotti. Ancora non in misura sufficiente, però, per centrare l’obiettivo di riduzione dei consumi del 20% da conseguire entro la fine del prossimo anno. Un obiettivo che, vista la situazione, appare sempre più lontano dall’essere raggiunto.