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cronaca

Aborto e matrimoni gay: come la pensano i cristiani europei?

 

Nella puntata precedente dedicata al sondaggio di Pew Research  sull’essere cristiani in Europa Occidentale avevamo sottolineato che riguardo all’accoglienza delle persone musulmane i cristiani non praticanti hanno posizioni più vicine a quelle dei cristiani praticanti (e quindi una minor predisposizione all’accoglienza) rispetto a quelle dei non religiosi.

Sull’aborto e sui matrimoni omosessuali invece si osserva il contrario. La stragrande maggioranza dei non religiosi e dei cristiani non praticanti è a favore della legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni gay. La distanza maggiore è con chi frequenta la chiesa, anche se dobbiamo stare attenti a non generalizzare.

I cittadini europei che si definiscono cristiani, anche se non praticanti, sono circa la metà dei rispondenti, mentre la restante metà si divide equamente fra cristiani praticanti e non religiosi.

In realtà da paese a paese però la situazione varia molto: in Italia in particolare il 40% dei rispondenti è cristiano praticante (la percentuale più alta d’Europa), un altro 40% si dichiara cristiano ma non praticante e il 15% non si sente legato ad alcuna religione. Nei paesi nordici invece la situazione è opposta: in Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia solo il 10% dei cittadini è praticante, e in particolare in Svezia e Norvegia quasi la metà dei rispondenti si è dichiarata non religiosa.

 

La metà dei cristiani praticanti europei è a favore della legalizzazione dell’aborto, mentre fra i cristiani non praticanti la percentuale è dell’85% e fra i non religiosi dell’87%. In Italia siamo perfettamente in linea con lo scenario europeo: fra i praticanti a essere favorevole è il 47% dei rispondenti.

È importante osservare che la domanda che pongono i ricercatori non è “sceglieresti tu di abortire?”, e neanche “sei favorevole all’aborto”. La domanda riguarda la legalizzazione del fenomeno. In Italia per esempio molta propaganda che viene fatta su questo tema si basa sul presupposto – falso – che legalizzare l’IVG porti a più aborti. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro sul fatto che negli ultimi trent’anni gli aborti siano diminuiti drasticamente.

 

Senza dubbio è la situazione in Irlanda a colpire: solo 4 praticanti su 100 sono lieti che l’aborto sia legale nel loro paese. L’aspetto curioso è che “solo” il 58% dei cristiani praticanti irlandesi  nello stesso questionario dichiarava che lo stato dovrebbe supportare i valori religiosi.

Un altro caso curioso per il motivo opposto è la Spagna: meno della metà dei rispondenti fra i praticanti è oggi favorevole all’aborto legale, ma al tempo stesso la Spagna è fra i paesi con la percentuale più bassa di praticanti che ritiene che lo stato dovrebbe supportare i valori religiosi.

 

Per quanto riguarda il matrimonio omosessuale la situazione è simile: il 58% dei praticanti europei (dato mediano) è favorevole, contro rispettivamente l’80% e l’87% dei non praticanti e dei non religiosi. Le cose variano molto da paese a paese e non sembra essere un gradiente netto fra i paesi a maggioranza cattolica e quelli a maggioranza protestante. Il paese dove i cristiani praticanti sono meno favorevoli è la Finlandia (dove però i praticanti sono molto pochi, come si è visto), seguita dalla Norvegia e dal Portogallo, ben prima dell’Italia. La Finlandia è anche il paese con il tasso più basso di cristiani non praticanti favorevoli al matrimonio gay, mentre fra i non religiosi la percentuale di favorevoli è in linea con il resto d’Europa.

In Danimarca e Belgio invece non si riscontra un grosso gap fra religiosi e non, mentre in Olanda le percentuali di favorevoli ai matrimoni gay sono elevate per tutti, tranne che per i praticanti, nonostante i Paesi Bassi siano il primo paese ad aver legalizzato il matrimonio omosessuale nel 2001.

Viene da chiedersi se aver introdotto legalmente il matrimonio omosessuale da più tempo si traduca oggi in percentuali maggiori di accettazione anche fra i praticanti. Pare di no.

Il primo matrimonio omosessuale è stato approvato in Olanda nel 2001, ma oggi solo sei cristiani praticanti su dieci si dicono favorevoli, mentre fra i cristiani non praticanti si sale al 90%. In Belgio le nozze gay sono legali dal 2003 ma solo il 66% dei praticanti è oggi favorevole, contro l’83% dei non praticanti. In Spagna è legale dal 2005 ma meno del 60% dei praticanti è d’accordo, contro l’80% dei cristiani non praticanti. E ancora: in Norvegia ci si può sposare con una persona dello stesso sesso dal 2009, ma solo il 42% dei religiosi praticanti è d’accordo oggi, anche se fra i non praticanti la percentuale sale al 72%.

Questi dati ci indicano più domande che risposte,   ma sicuramente ci dicono che non si può generalizzare. Nonostante le scarse aperture in merito da parte della Chiesa (è di questo ottobre l’attacco feroce di Papa Francesco contro chi abortisce) la metà dei cristiani praticanti italiani per esempio è favorevole alla legalizzazione dell’aborto e il 44% di loro ai matrimoni fra omosessuali.

La differenza di risposte che si ottengono su questi temi da parte dei cristiani praticanti  da paese a paese è molto più ampia di quella fra i non praticanti e i non religiosi di diverse nazionalità.

Ultimi commenti
  • Ewa |

    dove e POLONIA ?

  • Alessandro Cattaneo |

    Perchè la Polonia rientra solo raramente nelle vostre indagini?

  • Abel Mario Lovotrico |

    Vorrei sapere se tutti hanno capito cosa significa essere Cristiano Praticante, perché non credo che il 40% degli Italiani lo siano. Il 40% degli Italiani concorrono a Mesa ogni domenica? Io credo che siano Cristiani (specialmente i Cattolici) nominali. Anzi, sono contrari ad eseguire ogni insegnamento della Chiesa. Nemmeno sanno cosa significa il Magistero della Chiesa e non credono, neanche sano cosa sia, nella infallibilità del Papa. Se una statistica incomincia per non chiarire bene il significato di quel che domandano, non si può arrivare a risultati certi. ABEL – ASTI

  • Luca Coianiz |

    A me, molto semplicemente, spiace che un culto monoteista, che considera tutti gli altri come falsi, e che non è nemmeno di origine europea ma mediorientale (Palestina), abbia voce in capitolo su quanto accade in Europa ed alle sue genti. Non a caso, in Paesi culturalmente e religiosamente più evoluti, cioè tutti gli altri che non siano l’Italia, le risposte sono di ben altro tenore, che non le nostre, pilotati dal culto di provenienza palestinese (peraltro non molto lontano dalla provenienza islamica).

    Capisco che la mia posizione possa esser vista come polemica ma, parlando tutti i giorni con gente di altri Paesi europei, soprattutto scandinavi, mi trovo molto d’accordo con le loro posizioni, sia in merito al fatto che la religione e la politica non dovrebbero aver nulla a che fare, reciprocamente, sia in merito al fatto che le “vere radici delle religioni europee” non sono certo quelle cristiane.

    Cordialmente,
    Luca Coianiz

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