Notice: fread(): Read of 8192 bytes failed with errno=116 Stale file handle in /mnt/agora/agora/wp-content/plugins/wordfence/vendor/wordfence/wf-waf/src/lib/storage/file.php on line 618
Malattie professionali, quasi 60mila denunciati. Ecco cosa rivelano gli open dati Inail - Info Data
Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
economia

Malattie professionali, quasi 60mila denunciati. Ecco cosa rivelano gli open dati Inail

Sono 58.029 i casi di malattia professionale denunciati in Italia nel 2017, per un totale di 42.965 persone coinvolte, numeri stabili dal 2014 a oggi. Sono in calo però le persone che hanno ricevuto esito positivo alle loro domande di riconoscimento di malattia professionale: nel 2013 erano il 49% del totale, nel 2014 il 47%, nel 2015 il 45% nel 2016 il 42% e solo il 37% nel 2017. In numero assoluto siamo passati dalle 20 mila domande accolte nel 2015 alle poco più di 15 mila del 2017.
Se osserviamo non più il numero di lavoratori, ma le cifre sui casi di infortunio, le risposte positive nel 2017 sono state solo una su 3, ed è facile pensare che il numero di denunce sia una sottostima rispetto all’effettiva prevalenza di malattie professionali, spesso non dichiarate. Sono i dati resi noti recentemente da INAIL h sulle malattie professionali (non stiamo parlando di incidenti sul lavoro) che fanno il punto al 31.12.2017.

19301 sono le denunce protocollate nel 2017 al nord (in particolare 6409 in Emilia Romagna, 3871 in Lombardia e 3524 in Veneto), 18808 quelle registrate nelle regioni del centro e 19920 le denunce presentate nel Meridione. Colpiscono in particolare alcuni casi, come quello delle Marche, dove si sono contate 5359 denunce, molto di più di regioni ben più popolose, come il Lazio che ne ha contate 2657 con una popolazione quasi 5 volte maggiore. Oppure l’Abruzzo che conta 4381 denunce solo nel 2017.
In numero assoluto in ordine per numero di denunce troviamo la Toscana con 7776 denunce, l’Emilia Romagna con 6409, le Marche con 5259, la Sardegna con 4640, l’Abruzzo con 4381, la Lombardia con 3871, il Lazio con 3657 e il Veneto con 3524, la Puglia con 3150, la Campania con 3084, la Calabria con 2212, l’Umbria con 2016, il Piemonte con 1947, il Friuli Venezia Giulia con 1822, la Sicilia con 1585, la Liguria con 1055, e infine con meno di mille denunce la Basilicata (651), la Provincia Autonoma di Trento (374), quella di Bolzano (226) e il Molise (217).

Due terzi delle denunce riguarda malattie dell’apparato muscolo scheletrico, a seguire le malattie del sistema nervoso e quelle dell’orecchio. Il 5% (oltre 3000 denunce) riguardano malattie dell’apparato respiratorio, e il 4,7% (oltre 2600 denunce) tumori.

E poi c’è l’amianto, che continua a uccidere, nonostante sia vietato in Italia dal 1992. La malattia si presenta infatti a lunga distanza dall’esposizione. Inoltre sappiamo bene che la legge ha solamente impedito l’utilizzo di questo materiale per nuove costruzioni, ma quelle che già c’erano hanno continuato per molto tempo a intossicare le vite di lavoratori ignari e delle loro famiglie.
A svettare questa volta è la Campania, con 290 denunce solo nel 2017, poco meno del doppio della seconda nella lista, il Friuli Venezia Giulia, che ne ha contate 166.
Non deve trarre in inganno la curva discendente circa il numero di persone con riconosciuta malattia asbesto correlata, prevalentemente mesotelioma: se sono sempre meno le persone che lottano con la malattia è perché molti sono quelli che negli ultimi decenni non ce l’hanno fatta. 47 invece le persone morte prima dei 75 anni nel 2017, e 200 quelle con più di 75 anni. Nel 2016 erano stati 51 i decessi fra under 75, nel 2015 80, 87 nel 2014 e 120 nel 2013.

Stando a queste cifre, la strada verso l’eradicazione definitiva degli effetti dell’espozisione all’amianto sulla salute dei lavoratori è ancora molto lunga.