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politica

Si fugge dalla guerra: ecco la mappa dei conflitti nel mondo

Tra il 2017 e il 2018 circa 193.000 persone sono morte in Africa, Asia e Medio Oriente, a causa di conflitti a fuoco di diversa natura. Questo il quadro raccontatoci dai dati dell’Armed Conflict Location & Event Data Project.

ACLED è un progetto di raccolta, analisi e mappatura delle crisi armate. Raccoglie date, attori, tipologia delle violenze, luoghi e vittime segnalate in Africa, Asia meridionale, Sud-est asiatico e Medio Oriente. Nella grafica le informazioni mappate mostrano il quadro generale. Con l’ausilio delle icone relative alle tre aree principali (Africa, Asia, Medio Oriente) è possibile aggiornare la mappa e i numeri per scoprire quali sono le regioni più pericolose del mondo.

 

Afghanistan, Siria, Iraq, Yemen e alcune regioni dell’Africa registrano un alto numero di vittime negli ultimi due anni. In particolare, le prime due sono praticamente appaiate con numeri decisamente superiori alle altre nazioni prese in esame. Entrambe contano oltre 71.000 decessi dovuti a conflitti armati, superando di diverse unità Iraq (36.891) e Yemen (33.353).


Le 47.000 vittime dell’Africa

Quasi 47.000 persone hanno perso la vita in Africa tra il 2017 e la prima metà del 2018. Il continente è teatro di un numero crescente di scontri. Da anni la guerra civile infiamma in Somalia, dove si muovono gruppi legati ad al-Queda e la milizia islamica radicale al-Shabaab. Dal 2008, gli eventi che coinvolgono al-Shabaab sono stati più di 8.400, ricollegabili a oltre 22.000 morti. Per tutto il periodo 2016-2017, l’esercito somalo, in collaborazione con le forze dell’Unione africana, ha spinto le forze di al-Shabaab zone prevalentemente rurali nella Valle del fiume Shabelle. Negli ultimi anni al-Shabaab continua a colpire sia obbiettivi militari che civili. Prevalentemente per mezzo di ordigni esplosivi improvvisati (IED). Tra il 2017 e il 2018 questo tipo di attacchi ha causato 2.614 delle 8.911 vittime totali, 587 delle quali nel quartiere Hodan, a Mogadiscio.

In Nigeria continua una guerra decennale violentissima. Sono 8.614 le vittime accertate gennaio 2017 e luglio 2018. Boko Haram è l’attore più attivo dell’Africa occidentale. Dal 2009, gli eventi che hanno coinvolto il gruppo guidato da Abubakar Shekau sono stati più di 2.350, con oltre 27.000 morti. A seguito della distruzione della base della Sambisa Forest, nel dicembre 2016, Boko Haram si trova in uno stato di relativo disordine e gli eventi legati ad attacchi del gruppo sono oggi in calo. 3.868 decessi (il 44.9% del totale nazionale) rimangono imputabili a scontri armati in cui i miliziani di Boko Haram sono stati protagonisti.

Siria e Afghanistan: i luoghi più pericolosi al mondo

Siria e Afghanistan insieme raccolgono una cifra equivalente a 4 volte le vittime dell’intera Africa. Entrambe le nazioni, superando i 71.000 decessi dovuti a conflitti armati, possono oggi considerarsi i luoghi più pericolosi al mondo.

Gli oltre 70.000 morti registrati in Afghanistan (il doppio dell’Africa) si concentrano prevalentemente nel distretto di Gomal e nell’area attorno a Kabul. La maggior parte dei casi è risultato di conflitti armati tra milizie della sicurezza afghana e i talebani.

La crisi siriana inizia nel 2011 e va inserita nel più ampio contesto di quella che è stata giornalisticamente definita primavera araba. Le prime dimostrazioni pubbliche contro il regime del presidente Bashar al-Assad si sviluppano ad Aleppo e Damasco, prima di espandersi su scala nazionale. Dal 2012 la crisi si trasforma in una vera e propria guerra civile. A giugno 2013, secondo dati in possesso dell’ONU, intorno alle 90.000 persone erano state uccise nel conflitto. Arrivati ad agosto 2014 questa cifra era già più che raddoppiata, fino ad arrivare a 191.000. Le cifre hanno continuato a salire, tanto che nel marzo 2015 si contavano 220.000 vittime.

Il conflitto in Siria è peculiare e i dati di ACLED rivelano inoltre alcune tendenze chiave. La tecnologia sembra avere un ruolo preponderante, definendo il conflitto in Siria al di fuori di ogni altro caso. Bombardamenti e attacchi aerei sono due volte più comuni in Siria rispetto alle altre nazioni. Oltre 30.000 vittime sono state causate da attacchi a distanza. Il numero più alto tra le nazioni analizzate e quasi il doppio rispetto all’Afghanistan.

Ultimi commenti
  • carlo fontana |

    dati pesanti per la coscienza …..ma non tutti sanno che nel mondo si suicidano 800000 persone ogni anno

  • Giacomo Cambiaso |

    Complimenti, lei si che si e’ bene informato, non c’e’ che dire

  • Cosimo Natoli |

    Dal numero impressionante dei conflitti sparsi nel mondo emerge , dal numero elevatissimo di vittime e dal numero ancora più grande delle migrazioni che genera, appare chiaro che l’insieme delle superpotenze e la stessa ONU non hanno alcun progetto di intervento di pacificazione. Ci si chiede sempre a chi servono. Chi ci specula? Chi ci guadagna ? Siamo tutti rassegnati e “felici” perchè i conflitti non sono in casa nostra?

  • Antonio Piccolo |

    Siria e Afghanistan sono sempre stati alleati e foraggiati da Mosca. L’Afghanistan ha subìto prima un colpo di stato filosovietico e poi un’invasione dell’armata rossa nel 1979 che ha fatto esplodere la reazione islamica e quindi i talebani e Al Qeida. Stessa cosa per la guerra in Yugoslavia, dove la Serbia è sempre stata rifornita di armi dalla Russia. Questi sono i risultati di decenni di politica imperialista sovietica degli amici di Putin, che Salvini esalta

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