Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
cronaca

Scopri se sei anche tu un analfabeta funzionale

Sanno leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana. Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate. Oppure sono giovani che non studiano né lavorano.

Sono gli analfabeti funzionali o low skilled e in Italia sono più del 47% della popolazione.

 

Con questo termine si indica l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana: non sono in grado di comprendere le istruzioni di un frullatore, credono all’opinione di chiunque senza informarsi e ancora non sanno distinguere la figura del giornalaio da quella del giornalista.

 

Sei anche tu un analfabeta funzionale? Per scoprirlo è necessario sottoporsi ad un test che valuta le conoscenze di adulti in due domini di competenze relativi ai processi di elaborazione delle informazioni essenziali: literacy e numeracy. La literacy fa riferimento  all’interesse, l’attitudine e l’abilità degli individui ad utilizzare in modo appropriato gli strumenti socio-culturali, tra cui la tecnologia digitale e gli strumenti di comunicazione per accedere a, gestire, integrare e valutare informazioni, costruire nuove conoscenze e comunicare con gli altri, al fine di partecipare più efficacemente alla vita sociale. La numeracy invece consiste nell’abilità di accedere, utilizzare, interpretare e comunicare informazioni e idee matematiche, per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta.

 

In generale, la diffusione di questo fenomeno deriva da radici politiche, sociali e dal livello di istruzione, ma ciò non implica che i laureati non possano diventare potenziali low skilled. Infatti, analfabeti funzionali non (solo) si nasce, ma si diventa. Alcuni individui, possono subire un fenomeno di retrocessione dovuto all’analfabetismo funzionale di ritorno, non sollecitando per molto tempo tutte le attività acquisite in precedenza, come la lettura, l’informazione, la creatività e lo sviluppo di un pensiero critico generale.

 

L’Italia, ha ormai superato da decenni il gap dell’analfabetismo strutturale, ma detiene tuttora un record mondiale, posizionandosi al quarto posto dopo Indonesia, Cile e Turchia per distribuzione di analfabeti funzionali nel quadro dei 33 paesi partecipanti allo studio PIAAC. La ricerca si pone l’obiettivo di analizzare le competenze detenute dagli adulti di ogni Paese, individuare la percentuale della popolazione caratterizzata da bassi livelli di competenze e di classificare come si distribuiscono fra diversi sottoinsiemi quali genere, fasce di età, aree geografiche o status.

 

Ma chi sono i nuovi analfabeti in Italia? Secondo l’identikit tracciato dall’Osservatorio Isfol e pubblicato nell’articolo “I low skilled in Italia”, solo il 10 percento degli analfabeti funzionali è disoccupato, fanno lavori manuali  e routinari, poco più della metà sono uomini e uno su tre è over 55. Più del 60 percento dei loro è concentrato tra sud e nord ovest del Paese, regioni che presentano le percentuali più alte tra quelle analizzate. Tra i soggetti più colpiti troviamo i pensionati e e le persone che svolgono un lavoro domestico non retribuito, i quali costituiscono da sempre le fasce culturalmente più deboli. Tra i risultati più interessanti, l’aumento della percentuale di low skilled al crescere dell’età, passando dal 20 percento della fascia 16-24 anni all’oltre 41 percento degli over 55. Ciò è dovuto, secondo la ricercatrice Mineo, all’assenza della scolarità obbligatoria per chi è nato prima del 1953 ma anche alla maggiore presenza dell’analfabetismo di ritorno tra le fasce più adulte.

 

Il  fenomeno non è nato con internet. Ma lo conosciamo meglio grazie ai social. Enrico Mentana, direttore del Tg La7 ha coniato il termine “Webeti”per indicare le persone che non leggono bene o non capiscono i suoi post. Il vero precursore è però Umberto Eco:“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”.

 

Maddalena Ferrari @Maddafe
Diletta Mazzotta @dilettamazzotta

Ultimi commenti
  • CLAUDIO ZOL |

    Dalla tua risposta si evince che non hai capito il testo. Fatti due conti….

  • Ale Funzion |

    Tranquilla Imane, è perché lo sei

  • Mauro |

    Davide qui si parla di testi semplici, non di trattati di filosofia e di complessi manuali tecnici. Una grande percentuale di persone non sa comprendere il significato di un articolo di giornale, o di un articolo come questo, di un contratto o una bolletta, ma non ne hanno la percezione. Perché legge, ma non comprende quel che legge. Non si tratta di mancanza di istruzione, ma di un problema che è veramente molto diffuso, tanto che, statisticamente, il collega, o il capo, possono “soffrirne” …

  • Damiano Saranga |

    E’un bel problema, credo che la fascia dei low skilled workers si ritrovi in una situazione lavorativa che non lascia molte “energie” mentali e per questo motivo non è interessata ad interessarsi (scusate il gioco di parole) di temi complicati come politica, economia, società e così via, ma comunque ha voglia di esprimere la sua opinione in merito a certi argomenti, credo per sentirsi pari o superiori a chi studia questi argomenti.
    Come argomentazione porto i vari commenti a fake news e pagine facebook di analfabeti funzionali, queste espressioni tendono a ripetersi, a non essere originali; penso sia un’operazione a bassissimo consumo mentale come guardare la televisione o fare una partita al solitario, ma che danno un senso di soddisfazione inimmaginabile, per una persona stanca e low skilled, che in quel momento si può sentire più forte e sapiente di un professore.
    Mi riservo di sbagliare, ho solo 26 anni, nessuna conoscenza approfondita di materie come psicologia e/o sociologia, è una mia teoria.
    Solo una teoria.

  • Davide |

    Vorrei tanto sapere quali sono i criteri con cui viene definito un analfabeta funzionale. Ogni testo ha diverso livello di complessità. Chi stabilisce la soglia oltre il quale si entra nell’analfabetismo? Sarebbe come dire che il 47% degli italiani non è in grado di scalare una montagna. Si, ma quale? Il K2 o la collinetta di San Siro?
    E ci sarebbe anche da considerare la capacità di chi scrive. Ogni lingua ha regole estremamente flessibili che offrono la possibilità di spiegare lo stesso concetto nei modi più svariati.
    Con quale supponenza si può non considerare minimante anche la capacità di esporre con un linguaggio limpido, comprensibile da tutti e senza quei barocchismi talvolta inutili tipici di chi ha un livello di istruzione elevato?

Suggeriti