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cronaca

Fake news: quando le bugie hanno le gambe lunghe

Il termine fake news – che corrisponde al nostro molto meno glamour “bufala” – nasce all’inizio del 2017 grazie a un tweet dal Presidente Trump del dieci gennaio, in merito alle accuse mosse dai media ai servizi segreti russi, i quali avrebbero influenzato le elezioni USA. Da allora il termine fake news è diventato virale – per usare un altro termine caro al mondo digital – in tutto il mondo, Italia compresa, ed è usato nel linguaggio comune per indicare notizie artefatte che si diffondono rapidamente tra gli utenti, puntando a generare forti reazioni emotive.

 

Il termine è utilizzato negli Stati Uniti per l’81,3%, un po’ a confermarne la paternità; a seguire l’Inghilterra con il 4,2%. Per quanto riguarda l’Italia il fenomeno è abbastanza diffuso. Il 40% degli italiani dichiara infatti di aver letto o sentito spesso o qualche volta questo termine su Internet, in merito a notizie che poi si sono rivelate false. Si sale al 56% per coloro che hanno sentito fake news solo raramente.

 

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Se questo ci dà la dimensione del fenomeno, ciò che è veramente rilevante sono i dati relativi alla diffusione delle notizie-bufala.

 

Le recenti statistiche mostrano che il 23% degli italiani ha condiviso in rete notizie poi rivelatesi “fake”, di cui il 12% raramente, l’8% alcune volte e il 3% spesso.

È da sottolineare, inoltre, come il nostro sistema di informazione sia permeabile alle fake news. In altre parole, una patacca che nasce in rete è spesso in grado di infestare altri media.  Lo dimostra il fatto che una grande percentuale degli italiani (24% circa) ha appreso delle fake news dai media classici (Tv, Radio e Giornali) venendo a conoscenza del fenomeno senza aver mai messo un dito su una tastiera.

 

Ma qual è l’identikit dei creduloni digitali?

 

Prima di rispondere occorre fare una doverosa premessa. Poiché siamo il paese più vecchio del mondo, la maggior parte della nostra popolazione continua a informarsi almeno una volta al giorno attraverso i media tradizionali (l’84% attraverso la televisione, il 40% tramite la radio e solo il 17% sui giornali cartacei). Viceversa “solo” il 58% degli italiani s’informa tutti i giorni usando Internet, preferendo i social ai canali di informazione ufficiali.

 

Ciò detto, salta subito all’occhio che in materia di fake news non esistono discriminazioni di genere. Gli italiani che hanno considerato vera una “fake news” sono in pari percentuale la stessa percentuale di uomini e donne ha considerato vera una fake  news, ossia il 40%; mentre solo il 10% ammette l’errore di averla condivisa.

 

Scendendo più nel particolare, tra le giovani generazioni abbiamo ragazzi tra i 25 e 34 anni che hanno considerato per il 63% delle fake news vere, di cui il 18% di questi l’ha condivisa. A salire nello spettro anagrafico dei 35/44 anni il 49% ha creduto vere le fake news e le hanno condivise il 15% di loro, e ancora tra i 45/54 anni il 52% considera vere le notizie false e il 14% le condivide.

 

Uno sguardo tra gli elettori dei vari schieramenti, in questo caso si evidenzia la differente natura dei seguaci dei singoli partiti. Ad esempio tra gli elettori del M5S il 52% crede alle notizie false e le condividono il 22% di loro. Forza Italia per il 49% dei fedeli sono vere e condividono per l’11%, segue la Lega Nord con il 37% che crede alle notizie false e condividono per l’11% e in fine il PD con un 33% di quanti prendono per buone le fake news condividendole per il 6%.

Un quadro abbastanza indicativo che dimostra un’aderenza più marcata nel M5S, che notoriamente è seguito da giovani che ampiamente usano la Rete e Internet.

 

Internet: il “male” e il suo “antidoto”

 

Le fake news nascono prevalentemente online. In alcuni casi, con il supporto dei media nazionali, possono avere un’eco molto più ampia raggiungendo un pubblico vasto anche tra chi la Rete, per motivi di età, non la usa. Molto spesso affidiamo ai media classici – quali TV, radio e giornali – il compito di ergersi come metro di veridicità: tutto ciò che non è confermato dagli stessi, verrà screditato nella Rete. Non è quindi da escludersi un futuro poco rassicurante dove una notizia vera potrebbe essere considerata falsa solo perché non confermata, né tanto meno smentita, dai media nazionali.

 

Dai numeri e dalle percentuali sopra indicate, possiamo intuire come le fake news nascono e si alimentano in Internet: la Rete, dunque, ha permesso di scoprire le notizie false e al tempo stesso è lo stesso mezzo che ha tratto in inganno molti utenti. In qualche modo s’identifica come il “male” ed anche il suo “antidoto”, uno strumento che per molti rimane fondamentale per l’informazione, dove occorre alzare la soglia di attenzione affinché non si incorra nelle famigerate fake news.

 

Master Comunicazione e Media Digitali 2017/201. Articolo realizzato dagli studenti dei Master della Business School del Sole 24 Ore

 

Edoardo Righini @EdRighini
Greta Pirola @pirola_greta

Insieme a

Luca Tremolada @lucatremolada,

Andrea Gianotti @andreagianotti 

Riccardo Saporiti @