Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
economia

I numeri dei prodotti “prodotti” dalla grande distribuzione

Ormai 42 anni fa Carrefour – il gigante francese della distribuzione – lanciava sul mercato Produits Libre, la prima linea del Largo Consumo a marca commerciale, con l’obiettivo di offrire ai consumatori prodotti a basso prezzo, ma di qualità accettabile. Era la prima volta che una grande catena di distribuzione si metteva a fare il lavoro delle industrie produttive: studiare il consumatore, ideare un prodotto, realizzarlo e venderlo direttamente dentro i propri negozi.

Oggi i marchi dei grandi distributori hanno fatto breccia a tutti gli effetti nel cuore degli shopper ed è riuscita a raggiungere una quota del 18,8% in Italia, con ricavi che superano i 10 miliardi di euro.

 

Solo nel 2017 si è registrato un incremento del +4,6% per le vendite a valore su un totale Grocery di +2,8%. Tale crescita riguarda tutti i canali e tutti i reparti merceologici.

Se, infatti, l’introduzione a scaffale di nuove referenze e l’intensificarsi delle promozioni hanno un impatto positivo sui risultati, questi sono solo una piccola parte di un mosaico più complesso.

La MDD contribuisce, tra le altre cose, a migliorare la fiducia nei confronti delle insegne commerciali, innescando così un circolo virtuoso che favorisce la crescita del settore.

Negli ultimi anni le marche commerciali stanno attraversando un processo di riqualificazione dell’offerta, per distaccarsi in parte dall’idea che queste linee di prodotti siano nate esclusivamente come alternativa più economica all’assortimento pre-esistente. Nel 2017 sono così aumentati i prodotti di livello premium, mentre si sono ridotti dell’11,5% i primi prezzi.

I dati elaborati da Nielsen mostrano che l’evoluzione della Private Label sta avvenendo in parallelo – e non in sovrapposizione – agli altri brand, soprattutto in categorie di nicchia, in linea con i trend di consumo più recenti. Tra questi si segnala un 39,6% di quota della marca commerciale per quanto riguarda le certificazioni IGP; un 86,6% nei prodotti Fair Trade e un 41% nel biologico – in crescita peraltro del 15,2% in valore.