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cronaca

Italia vs Francia: dove vincono le nostre bollicine?

Celebrato da Plinio nella sua Naturalis Historia e prediletto per le sue doti medicinali da Livia, moglie dell’imperatore Augusto, il Prosecco, portatore della cultura di un intero territorio, è il vino italiano più amato al mondo: la sua zona di produzione DOC è racchiusa nella fascia pedemontana, tra Valdobbiadene e Conegliano per 15 comuni e circa 5.000 ettari di vigneto. Con la sua personalità spiccata ha conquistato il gusto del consumatore moderno, soprattutto quello degli americani. Viene prodotto in tre tipologie – tranquillo, frizzante, spumante – e può essere degustato sia durante il pasto sia come aperitivo. Nel Paese che ha inventato la Coca Cola e con il più alto numero di disturbi alimentari del mondo sono le bollicine italiane a vincere: il Prosecco Made in Italy per la prima volta nella storia ha raddoppiato il consumo, mentre si beve sempre meno lo Champagne francese. Grazie al gusto fruttato, aromatico e semplice, alla bassa gradazione e al prezzo medio, è ideale per il palato americano, sempre più richiesto e conosciuto, soprattutto perché ingrediente speciale dei cocktail più in voga, tra cui primeggia il Bellini e subito dopo lo Spritz. La sua arma vincente è l’essere considerato non più come un vino da occasione particolare, ma come uso comune di alta qualità legata al Made in Italy, venduto a prezzi ragionevoli. A fare da cassa di risonanza è sicuramente la stampa internazionale, che dedica numerose pubblicazioni al prodotto.

Secondo i dati ISTAT del 2017 il Prosecco raggiunge un record storico per esportazione con una
crescita del +11% rispetto allo scorso anno: con 360 milioni di litri raddoppia rispetto allo
Champagne. Lo scorso anno è stato l’apice del successo per un importo stimato a 1,3 miliardi. Il rapporto economico sul Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore presentato a dicembre
scorso ci offre l’opportunità di fare il punto sulla “punta di diamante” del fenomeno Prosecco: nel complesso il business del Prosecco supera i 2,5 miliardi di giro d’affari, coinvolge 13.500
produttori, 1.380 cantine vinificatrici e 300 imbottigliatori. L’italiano aromatico e fresco in bocca, il francese ricco e intenso; il primo prodotto nella regione veneta, l’altro nell’omonima regione; il Prosecco viene fermentato con il metodo Charmat, lo Champagne viene fermentato secondo il metodo Champenoise. Le esportazioni di Champagne secondo Un Comtrade Database non sono salite nel 2016, anzi hanno perso il 2%. Un calo completamente derivante dalla riduzione dei volumi esportati, dove non è difficile intravedere un trend strutturale negativo, compensato dal lavoro eccezionale che i francesi fanno per valorizzare il loro prodotto. Negli Stati Uniti le vendite di Champagne hanno superato nel 2016 il volume di 1,4 milioni di casse, +5% rispetto all’anno precedente, crescita percentuale che si fa ancora più evidente se si restringe il campo ai soli sei marchi più forti che insieme totalizzano 1,14 milioni di casse, corrispondenti a una crescita media del 6,5%. La fortuna dello Champagne in terra statunitense, sostenuta dalla premiumization, si inserisce da alcuni anni nel più generale fenomeno della popolarità degli sparkling e quindi in quello della tendenza da parte delle nuove generazioni; Veuve Clicquot si conferma il marchio più forte: 483mila casse nel 2016, +6,5% rispetto all’anno precedente. Al secondo posto ancora una volta Moet & Chandon, 415mila casse nel 2016 (+8,6% vs 2015). Sommando insieme quasi 900mila casse, i due brand importati e distribuiti da Moet Hennessy USA (LVMH), valgono più della metà di tutto il mercato statunitense dello champagne. Si tenga presente poi che nei volumi di Moet &Chandon non sono stati considerati quelli delle bottiglie marchiate Dom Perignon, che da sole cumulano 61 mila casse, posizionando il marchio al 5 posto assoluto per volume.

Master Comunicazione e Media Digitali 2017/201. Articolo realizzato dagli studenti dei Master della Business School del Sole 24 Ore

Valentina Omodei Zorini @VZorini
Marika Casola @Marika_casola
Federica Spinello @FedeSpinello
Francesca Grigi @Francigreyss1

insieme a

Luca Tremolada @lucatremolada,

Andrea Gianotti @andreagianotti 

Riccardo Saporiti @sapomnia