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politica

Società pubbliche: più di 50mila esuberi dalle ristrutturazioni

Le ristrutturazioni già avviate sulle società partecipate dalla Pubblica amministrazione (Pa) hanno coinvolto più di 26.500 addetti, e gli obblighi di cessione scritti nella nuova riforma dovrebbero investirne almeno altri 19mila. Ma se i parametri fissati dal decreto attuativo della delega Madia saranno attuati pienamente, gli addetti coinvolti da fusioni, cessioni o liquidazioni potrebbero arrivare intorno a quota 150mila.
Questi numeri, imponenti, puntano dritto all’aspetto più delicato della ristrutturazione del socialismo municipale tentata a più riprese negli ultimi anni. I calcoli sono elaborati sulla base del primo monitoraggio puntuale sul tema, prodotto da Ires-Cgil che sarà presentato oggi pomeriggio all’Associazione nazionale dei Comuni. Quello del personale è lo snodo più delicato, perché proprio qui sono inciampati i tentativi più o meno ambiziosi avviati nel passato recente per ridurre i confini delle partecipazioni statali e soprattutto locali.
Nella foresta, però, qualcosa ha cominciato a muoversi già prima della riforma Madia, a partire dalla manovra del 2014 che ha chiesto agli enti proprietari di scrivere i piani di razionalizzazione e soprattutto di accantonare risorse crescenti per coprire le perdite delle aziende in crisi. Sul fenomeno non esiste un monitoraggio puntuale, ma i dati parziali emersi dalle relazioni delle Corti dei conti regionali hanno permesso ai ricercatori di individuare 611 ristrutturazioni, in larghissima parte (85% dei casi) sotto la forma più drastica della liquidazione e della cessazione. Sono queste le procedure che stanno interessando 26.500 dipendenti, ma è probabile che i numeri complessivi siano più ampi.

 

Articolo sul Sole 24 Ore del 13 luglio 2017