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economia

Crisi: la fotografia del ritardo del Mezzogiorno

La linea della palma si alza verso Nord. E, a Sud, lo scirocco diventa ogni giorno più opprimente e pervasivo. Il senso della metafora di Leonardo Sciascia si può applicare alle sorti del nostro Mezzogiorno, che si compenetra sempre di più con il resto del Paese e che, però, nel paradosso storico accentua la distanza da esso. 1 Il decennio della grande crisi – dal 2008 al 2017 – ha sancito la disunità d’Italia. Non nell’anima civile e neppure nell’orizzonte politico: le pulsioni populiste generate dalle spinte indipendentiste e autonomiste del Nord negli anni Ottanta e Novanta sono state ormai assorbite e orientate prima contro la “casta” dei politici – senza etichette di provenienza geografica – e poi contro l’Unione europea e la moneta unica.

Articolo sul Sole 24 Ore del 14 gennaio 2017
Ultimi commenti
  • Giovanni Corsi |

    David, prima di esprimere giudizi di valore senza cognizione, dovresti studiare e riflettere!

  • Sergio |

    Quello che prima dell’unità d’Italia era una iniziale industrializzazione del mezzogiorno, fu spostato a nord per convenienza economica, fu anche l’unione dei bond sabaudi deprezzati con quelli borbonici ben valutati perché i conti di quello stato erano in ordine, a permettere l’unità d’Italia. Senza parlare della Marina militare borbonica che fu il nucleo della nuova marina militare italiana. Negli anni dopo il sentimento del meridione fu critico nei confronti di uno nuovo stato che non dava già da allora le giuste risposte ad una certa parte di popolazione in ritardo culturale ed economico. Solo negli anni ’60 ( dopo 70 anni circa) si è iniziata la industrializzazione del Sud e sono state costruite delle opere infrastrutturali che però a tutt’oggi non risanano quel gap, anzi. Dare addosso a tali popolazioni, senza dare le medesime opportunità di crescita, equivale a non rendersi conto di quanta ricchezza esse possono dare al paese. È come se la Germania Ovest non si fosse resa conto che migliorare l’economia di quella Est avrebbe arricchito tutta la Germania unita (cosa per’altro avvenuta a spese di tutti i paesi europei). Quindi attendo ancora una vera politica economica per tutta l’Italia che tenga conto della distanza che il meridione ha geograficamente dai mercati europei.

  • David |

    Difficile scrivere una serie di fesserie ed inesattezze storiche in così poco spazio.

  • Giovanni |

    Parlo della Sicilia perchè ci vivo. Lo stato non deve versare denaro che poi verrebbe quasi sicuramente speso male o peggio, invece deve creare le infrastrutture: strade, autostrade, aeroporti e sopratutto sfruttare al meglio la più grande autostrada che l’Italia possieda: il mare. Occorre potenziare i servizi cargo in modo che le merci siciliane in una notte di viaggio possano sbarcare a Genova e di li in tutta Europa a costi sufficientemente bassi da poter essere competitivi. Quindi lo Stato dovrebbe da un lato invogliare in varie forme le compagnie di navigazione a potenziare e diversificare le proprie flotte e dall’altro offrire alle compagnie un recupero dei costi di traghettamento che vada direttamente a favore dei produttori e dei distributori.
    Una volta Marchionne a chi gli chiedeva perchè stesse chiudendo la fabbrica Fiat di Termini Imerese rispose che alla Fiat portare nel Nord Italia una auto prodotta in Sicilia costava a causa dei noli quasi 1000 Euro in più e pronunciò una frase che mi è rimasta impressa “…non posso legare la Sicilia con una corda e tirarla sino al Nord…” Aggiunse anche che aveva chiesto ai politici locali e nazionali di fare in modo che il trasporto verso il nord fosse meno oneroso e più veloce ma che nessuno aveva fatto niente a proposito. Ripeto, infrastrutture.

  • vittorio guerrini |

    Infatti,l’Italia é sempre più “meridionalizzata”. Tutto l’apparato statale, ormai é con personale proveniente dal sud, sopratutto ai vertici. Significa essere sempre più lontani dall’Europa nella mentalità e nei comportamenti . Ricordo tanti anni fa, quando si conosceva un meridionale(impiegato alle poste o insegnante ci sembrava un marziano per abitudini e aspetto) . Se la storia fosse andata in altro modo, che il Nord Italia avesse rivolto i suoi interessi verso l’Europa e che le regioni alpine promuovendo una Confederazione con le altre confinanti sarebbe nata una formidabile Federazione al centro dell’Europa.

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