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Stato-Regioni, i ricorsi alla Consulta e le sentenze

Il braccio di ferro tra Stato e Regioni sulle competenze legislative ha registrato di nuovo un balzo in avanti: l’anno scorso davanti alla Corte costituzionale sono arrivati 110 ricorsi, contro i 93 del 2014. Dovrebbe essere, però, l’ultimo atto di un contenzioso che va avanti da 15 anni. Tutto dipenderà dall’esito del referendum d’autunno sulla riforma costituzionale, che segna la fine del bicameralismo perfetto e rivede il Titolo V della Carta, ridistribuendo le competenze legislative tra Stato e Regioni (si veda l’articolo a fianco).
L’attuale riparto – nato nel 2001 con la legge n. 3, ispirata dalle spinte federaliste – ha infatti procurato un bel po’ di lavoro alla Consulta, chiamata in tutti questi anni a segnare i confini delle materie su cui avrebbe dovuto legiferare Roma rispetto a quelle ascrivibili alle amministrazioni regionali. I ricorsi sulla legittimità delle norme non sono mai venuti meno: ci sono stati i picchi del 2011 e 2012, con, rispettivamente, 180 e 206 cause presentate davanti alla Corte, ma le liti si sono mantenute, mediamente, sul centinaio e più l’anno e solo nel 2007 si sono ridotte a 53.

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 29 agosto 2016 a pagina 4
Ultimi commenti
  • Lettore2016 |

    Ottimo articolo. Interessante statistica.
    Ci si chiede se i contenziosi sono causa di pratiche di ‘dumping’. Cioè del non prendersi in prima persona la responsabilità di una decisione scaricando, non appena emerge un appiglio (cosa non difficile prestandosi la normativa spesso a diverse interpretazioni) su altri quello che sarebbe già possibile fare.
    Proprio perché il ‘livello locale’ conosce meglio la propria realtà ci si domanda come mai risulta esserci il bisogno di rivolgersi all’esterno o di aver meglio ‘identificata’ la competenza. Sarebbe meglio esortare ‘tutti’ e a tutti i livelli di applicare realmente ed in prima persona i principi di ‘sussidiarietà, trasparenza, correttezza, ragionevolezza e imparzialità’ piuttosto che accondiscendere comportamenti che rimandano ad altri le proprie responsabilità per poi ipotizzare di ricevere delle deleghe e agire poi autonomamente senza o con possibilità d’intervento di controllo ridotti.
    Pochi si possono permettere di sostenere le lunghe procedure (per altri si tramutano in rendite) giurisdizionali al contrario di un Ente che gode di fondi pubblici ed ha persino uffici legali al Suo interno.
    Ricorrere al Giudice risulterebbe essere ormai strumentalizzato da motivi d’interesse di potere o di monopolio più che per dal voler raggiungere un ragionevole, efficiente e imparziale risultato per la comunità. Anche tra privati.
    Forse andremmo tutti rieducati rispetto al fatto che la rassegnazione al sistema è una pratica di deresponsabilizzazione, e che ‘sopraffare il prossimo’ non solo è anti-democratico, ma anche poco lungimirante per il benessere e l’economia del paese.

  • Lettore2016 |

    Ottimo articolo. Interessante statistica.
    Ci si chiede se i contenziosi sono causa di pratiche di ‘dumping’. Cioè del non prendersi in prima persona la responsabilità di una decisione scaricando, non appena emerge un appiglio (cosa non difficile prestandosi la normativa spesso a diverse interpretazioni) su altri quello che sarebbe già possibile fare.
    Proprio perché il ‘livello locale’ conosce meglio la propria realtà ci si domanda come mai risulta esserci il bisogno di rivolgersi all’esterno o di aver meglio ‘identificata’ la competenza. Sarebbe meglio esortare ‘tutti’ e a tutti i livelli di applicare realmente ed in prima persona i principi di ‘sussidiarietà, trasparenza, correttezza, ragionevolezza e imparzialità’ piuttosto che accondiscendere comportamenti che rimandano ad altri le proprie responsabilità per poi ipotizzare di ricevere delle deleghe e agire poi autonomamente senza o con possibilità d’intervento di controllo ridotti.
    Pochi si possono permettere di sostenere le lunghe procedure (per altri si tramutano in rendite) giurisdizionali al contrario di un Ente che gode di fondi pubblici ed ha persino uffici legali al Suo interno.
    Ricorrere al Giudice risulterebbe essere ormai strumentalizzato da motivi d’interesse di potere o di monopolio più che per dal voler raggiungere un ragionevole, efficiente e imparziale risultato per la comunità. Anche tra privati.
    Forse andremmo tutti rieducati rispetto al fatto che la rassegnazione al sistema è una pratica di deresponsabilizzazione e quindi poi non ci si dovrebbe lamentare di chi governa, e che ‘sopraffare il prossimo’ non solo è anti-democratico, ma anche poco lungimirante per il benessere e l’economia di un paese.

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