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Dossier giustizia, come si velocizzano i processi? Se ne celebrano di più

Non litighiamo molto. Ma, quando ci succede, impieghiamo molto tempo ad arrivare a una soluzione. E questo è un problema. Già, perché non si sta parlando di baruffe tra amici, quanto piuttosto della giustizia. A dipingerla in questo modo è l’edizione 2018 del Justice Scoreboard, documento appena aggiornato dalla Commissione europea che fotografa ogni anno lo stato della giustizia nei 28 Paesi dell’Unione.

 

Intanto, una precisazione: qui non si parla di giustizia penale. Ma solo di quella civile e amministrativa. E il primo indicatore preso in considerazione riguarda le nuove cause presentate nel corso del 2016. Già, perché è a quest’anno che fanno riferimento i dati contenuti nel Justice Scoreboard 2018. La situazione è questa:

 

 

Il grafico mostra i contenziosi aperti ogni 100 abitanti. Il Paese più litigioso d’Europa è la Danimarca, dove due anni fa si sono aperti 38,8 processi ogni 100 abitanti. Con buona pace della tanto decantata hygge, lo stile di vita tutto improntato alla comodità che si conduce a queste latitudini. La più pacifica è invece Malta, con appena 1,5 procedimenti. E l’Italia? Roma è più vicina a La Valletta che a Copenhagen. Sono infatti appena 6 ogni 100 abitanti i processi civili ed amministrativi aperti nel nostro Paese due anni fa. Bene, ma quanto tempo ci vuole per arrivare a sentenza? La risposta in questa infografica:

 

 

I più veloci sono i danesi che risolvono le questioni pendenti in 21 giorni. Esatto, tre settimane. Questo il tempo che a Copenhagen si impiega per arrivare ad una sentenza di primo grado. I più lenti, invece, i ciprioti: nell’isola ci vogliono 837 giorni perché un giudice si pronunci. Si tratta di ben più di due anni. Segue Malta con 446 giorni, quindi l’Italia con 387. Sì, da noi ci vuole più di un anno per la sentenza di primo grado. Un anno contro le tre settimane danesi.

 

Ricapitolando, la Danimarca è il Paese più litigioso, ma anche quello che impiega meno tempo a risolvere queste liti. Mentre Malta è quello con meno cause, ma il secondo più lento ad arrivare ad una decisione. Esatto, esiste una correlazione negativa tra il numero di processi e la loro durata. La conferma arriva da questo grafico:

 

 

Detto in altre parole, più sono i processi, più velocemente si risolvono. Meno se ne celebrano, più tempo si impiega perché il giudice arrivi a sentenza. Ovviamente, non si può parlare di rapporto causa-effetto tra i due fenomeni. È possibile che, vedendo l’alto tasso di litigosità dei propri cittadini, il governo danese abbia lavorato per velocizzare i tempi della giustizia civile e amministrativa. Oppure che, sapendo di dover attendere meno di un mese per ottenere una decisione, gli abitanti di Copenhagen si facciano meno scrupoli ad assumere un avvocato. Cosa che magari avviene per chi vive in quei Paesi nei quali la prima sentenza arriva dopo più di un anno. Certo è che chiunque abbia avuto a che fare con le aule di giustizia italiane accetterebbe di vivere in un Paese più litigioso se questo permettesse di avere tempistiche per arrivare alla prima sentenza più vicine a quelle danesi.

Ultimi commenti
  • LUCIANO MILANI |

    CREDO CHE I DATI SULL’ITALIA SIANO PROFONDAMENTE ALTERATI, COMUNQUE NON VERI. FORSE I GIUDIZI DI COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE D ANOI DURANO UN ANNO (NON TUTTI), TUTTI QUELLI SVOLTI DAVANTI AI TRIBUNALI DURANO QUASI MAI MENO DI DUE ANNI. NELLA MEDIA DURANO TRE E PIU’ ANNI. CERTO SE SI METTE INSIEME TUTTO, COMPRESI I RICORSI PER DECRETI INGIUNTIVI, CHE NON SONO GIUDIZI VERI E PROPRI, ALLORA SI COMPRENDONO QUESTI DATI. MA NON SI DICE LA VERITA’, CHE E’ BEN ALTRA.

  • Leandro Burgay |

    Il problema per quanto riguarda il contenzioso civile è di facile soluzione, ed in proposito l’assemblea del Senato del 18 marzo 2014 ha annunciato la mia proposta assegnandola alla 2° commissione con il numero 1145…e l’ha giace! Una proposta “choc”,comprensibile a tutti gli italiani, felici di…anticipare la chiusura del loro contenzioso con un procedimento deflativo automatico, non in contrasto con i principi costituzionali.
    Il risparmio fiscale dell’operazione potrebbe valere circa 20 miliardi di euro…grazie allo smaltimento in poco tempo di buona parte dell’enorme arretrato civile.

  • Donato Pianta |

    Tutto molto vero, però faccio una sola domanda: se ogni anno un giudice riceve cause nuove in numero più che doppio di quante ne può decidere (in Corte d’Appello mediamente 250/300 rispetto alle 130 sentenze, che già costituiscono un dato al limite dell’esigibilità), come può non incrementarsi progressivamente la lontananza nel tempo della decisione?
    Ricordiamo che nel nostro ordinamento una sentenza non motivata è nulla…

  • Gabriele Gavioli |

    Il punto dirimente è quanto del loro tempo i cittadini d’uno Stato devono dedicare ad imbastire procedimenti civilistici. Ed è il prodotto del tempo medio dei processi per il numero di processi.
    A ciò deve essere aggiunto il prodotto di cinque giorni medi di preparazione della difesa per ogni processo.
    La convenienza per il cittadino penso che vada misurata su questo impegno di tempo medio.
    Stare in Italia certamente non libera dai processi civili.

  • fulvio landi |

    Oppure, se il tempo per arrivare a sentenza è troppo elevato, il cittadino rinuncia ad iniziare la causa; questo si traduce in un apparente basso tasso di litigiosità.

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