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economia

Redditi, pensioni e povertà: scopri le mappe

In un Paese come l’Italia, che vede un costante invecchiamento della popolazione, non sorprende scoprire che il 36% dei redditi denunciati lo scorso anno derivi da una pensione. Più interessante è capire dove questo fenomeno si concentri. E provare ad incrociare, sulla mappa, pensioni e denunce dei redditi inferiori a 10mila euro. Così da capire se e dove ci sia una correlazione.

 

Ed è esattamente questo che ha provato a fare Infodata utilizzando i dati sulle dichiarazioni Irpef 2017 resi disponibili dal Ministero delle Finanze. Dopo un primo approfondimento dedicato a ‘mappare’ l’Italia più ricca e quella più povera, questa volta tocca alle pensioni. Ora, in media in Italia il 35,78% dei cittadini che lo scorso anno ha dichiarato un reddito, lo ha guadagnato grazie ad una pensione. Si tratta di una persona su tre. Ci sono però delle zone d’Italia in cui questo fenomeno è più intenso che in altre. Lo si può vedere osservando questa mappa:

 

I comuni colorati di arancione sono quelli in cui la percentuale di redditi da pensione è superiore alla media nazionale, quelli in tinta azzurra presentano invece una quota inferiore al dato complessivo. I filtri permettono di concentrarsi su una singola regione oppure su una provincia.

 

La Liguria, ad esempio, appare una terra di pensionati. Non ce ne vogliano i liguri, ma è questo che dice la mappa. Fanno eccezione una decina di comuni, concentrati per lo più a ponente: per il resto la percentuale di redditi da pensione è ovunque superiore rispetto alla media nazionale. Al contrario l’Alto Adige appare una zona in cui la quota di pensionati è inferiore al dato generale.

 

Fin qui la distribuzione dei pensionati. C’è però un ulteriore aspetto che diventa interessante indagare. Cavargna, piccolo comune del comasco al confine con la Svizzera, è il Paese d’Italia con la maggior percentuale di redditi dichiarati inferiori a 10mila euro (73,5%). Nello stesso comune, il 75,23% delle dichiarazioni Irpef le ha presentate un pensionato. In altre parole: c’è una correlazione tra i due fenomeni? La risposta passa da questa mappa:

 

Per realizzarla, Infodata ha incrociato la percentuale di redditi da pensione con quella di imponibili inferiori ai 10mila euro. Si è deciso di non suddividere i dati solo perché inferiori o superiori alla media. Ma intorno a questa media si è creata una sorta di fascia cuscinetto, pari al 10% del valore medio sia in alto che in basso. Detto in termini più chiari: poiché il 29,13% dei contribuenti italiani nel 2017 ha dichiarato meno di 10mila euro, della fascia media fanno parte tutti i valori uguali a 29,13 ± 2,913.

 

La zona da osservare con attenzione è quella colorata di nero. Si tratta di comuni nei quali tanto la percentuale di redditi da pensione quanto quella di redditi inferiori a 10mila euro non solo è più alta della media nazionale, ma anche della fascia cuscinetto. Certo, non necessariamente i primi coincidono con i secondi, né esiste alcun rapporto di causa effetto dimostrato da questi numeri. Ma la correlazione esiste.

 

Ed esiste in larghe fette della Sardegna e della Sicilia, nonché lungo tutta la fascia appenninica. Non solo al centro Sud, ma anche tra Liguria, Emilia e Toscana. E ancora al confine con la Francia, nelle province di Cuneo e di Imperia.

 

Un altro punto di attenzione è rappresentato dai comuni colorati di giallo. Qui, come si può vedere dalla legenda posta al di sotto della mappa, la correlazione è tra un alto numero di redditi dichiarati inferiori ai 10mila euro e una bassa percentuale di pensionati. Succede ad esempio in Campania, nel nord della Puglia, nell’Alto Adige occidentale. Zone, queste, in cui le cause della povertà, o comunque di un basso reddito dichiarato, sono da ricercarsi altrove. E non, come invece avviene in altre zone d’Italia, in pensioni troppo basse.

Ultimi commenti
  • Sydney |

    Buongiorno,ecco un altro membro della famiglia Baruffini che elogia l’ipotetico accordo fiscale tra Italia e Svizzera sui frontalieri in nome della parificazione fiscale,senza considerare la situazione di tutte queste aree depresse,senza servizi,senza presidi medici,senza opportunita’ di lavoro e scuola se non facendo i pendolari per ogni cosa.L’accordo fiscale,cosi come presentato (siccome e’secretato dobbiamo andare in fiducia) parla solo ed esclusivamente di aumentare la tassazione dei lavoratori,questo conta parificare,allora perche’ in questo contesto di uguaglianza,non vengono date le stesse tutele dei lavoratori italiani?Maternita’ (in Svizzera max 3 mesi),disoccupazione (invece della ridicola Naspi),tutela del lavoro ecc.?

  • paola |

    il comune di Cavargna è un comune di montagna. Non particolarmente coperto da servizi nè abitato. In quel comune la popolazione è prevalentemente anziana. Considerate che nel comune ci sono molti aree boschive, a prato e zone di pascolo

  • Moreno Baruffini |

    Buongiorno, la particolarità citata del comune di Cavargna è probabilmente dovuta al fatto che praticamente tutta la popolazione attiva lavora nel vicino cantone Ticino, e come da “Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine”, paga l’imposta alla fonte sui redditi in Svizzera. C’è da anni una proposta di nuovo accordo, che dovrebbe parificare la situazione dei lavoratori frontalieri a quella dei lavoratori , ma pare che la ratifica trovi sempre difficoltà.

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