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finanza

Startup: soltanto una su due ha un sito web funzionante

È fin troppo facile fare dell’ironia. Le startup innovative italiane anche quest’anno non sono esattamente dei campioni della comunicazione digitale. Diciamo così. Solo una su due ha un sito funzionante. Lo scrive, anche quest’anno per il secondo anno di seguito il Report Startup SEO 2017, la ricerca condotta da Instilla su un totale di 7.568 imprese iscritte nel registro delle startup innovative a luglio 2017. Più di un quarto delle imprese ha dichiarato di non avere un sito, ma anche tra chi dichiara di averlo le cose non vanno molto meglio: nel 20% dei casi il portale web non è funzionante. Più incoraggiante, scrivono i ricercatori di Instilla, la situazione sul fronte del mobile: quasi il 90% dei siti web funzionanti è anche ottimizzato per la visualizzazione da smartphone. Anche in questo caso, però, non mancano le criticità, perché ad esempio i siti con una sufficiente velocità di caricamento pagine da smartphone sono poco più del 30%. Per capirci meglio quando funzionano non sono sempre indicizzate al meglio e quindi è difficile trovarle con i normali motori di ricerca. Va detto che a peccare in quanto a Seo non ci sono solo le startup innovative. Oggi in Italia solo 14 imprese attive su 100 hanno registrato un dominio «.it». Ogni 10mila abitanti, si contano 23 professionisti con un dominio «.it». In media, il tasso di penetrazione tra la popolazione maggiorenne e residente è di 285 domini «.it» ogni 10mila abitanti. In Germania – punto di riferimento europeo per le politiche industriali e la digitalizzazione del tessuto produttivo – a fine 2015, il tasso di penetrazione dei domini «.de» era pari a 1.830 domini ogni 10mila abitanti. Più di sei volte il valore misurato in Italia.
Tuttavia, da una azienda giovane, che si confronta by definition sul mercato globale, con una fortissima predisposizione al digitale, al commercio elettronico e alla comunicazione online, qualcosa di diverso e di più rispetto a una pizzeria o uno studio medico te lo devi aspettare. Già la prima edizione del report del 2016 su dati 2015, sollevò piuttosto scalpore, tanto da essere citata anche dal documento del ministero dello Sviluppo economico a supporto della relazione al Parlamento sulla legge che nel 2012 ha istituito il concetto normativo di startup innovativa. Eppure, in questi 24 mesi non è cambiato moltissimo. Anzi, questa volta, la ricerca è stata estesa anche alle startup che sono supportate da “facilitatori” dell’ecosistema italiano (investitori, incubatori, acceleratori). Qualche differenza in questo caso c’è: l’86,7% di esse ha un sito funzionante, contro il 49,7% di quelle iscritte al registro delle startup innovative.
Anche perché la concorrenza come detto è globale e molto digitale. Nel mondo ci saranno non meno di due miliardi di player intesi come altrettanti siti. Un sito ottimizzato è questione di sapere come farsi trovare. Vale per un giornale online ma anche per un servizio innovativo di e-commerce. Se resti analogico non vuol dire che non farai mai soldi nella vita. Un laboratorio di life science molto specializzato non ha bisogno di un sito web, gli bastano le pubblicazioni scientifiche e la conoscenza accademica. Se però possiedi un prodotto o un servizio e intendi lanciarlo fuori dall’Italia, il passaparola tra addetti ai lavori potrebbe non bastare. Ciò che preoccupa, quindi, è la mancanza di una cultura digitale appropriata che nelle startup innovative dovrebbe essere invece un po’ più diffusa e presente.