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economia

I primi risultati del legame fra sostanze stupefacenti (cannabis inclusa) e ictus

Relazione Europea sulla droga 2026

“Fumarsi le canne non ha mai ucciso nessuno”. Un luogo comune che si basa sul fatto che rispetto ad altre sostanze stupefacenti, a parità di utilizzo la cannabis sembra avere un effetto psicotropo più leggero. Dal punto di vista della salute complessiva però le evidenze sono contrastanti.

Finora studi epidemiologici avevano suggerito associazioni tra disturbi da uso di sostanze e rischio di ictus, ma non è ancora chiaro se queste siano dovute a fattori confondenti o rappresentino vere e proprie relazioni causali. Oggi un team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha osservato che cannabis, cocaina e anfetamine sono associate a un rischio significativamente maggiore di ictus, anche tra i giovani. I risultati provengono da un’analisi della letteratura basata su dati relativi a oltre 100 milioni di persone. La meta-analisi consente agli scienziati di combinare ed esaminare i dati provenienti da molteplici studi di coorte pubblicati. Aggregando i risultati, i ricercatori possono trarre conclusioni più solide rispetto a quanto potrebbero fare da singoli studi di dimensioni inferiori, soprattutto quando i risultati precedenti sono stati incoerenti.

I loro risultati, pubblicati sull’International Journal of Stroke, hanno mostrato differenze sostanziali nel rischio di ictus associato a diverse droghe. L’uso di cocaina e anfetamine è risultato associato a un rischio di ictus circa doppio (la cocaina ha aumentato il rischio del 96%, le anfetamine del 122%), mentre l’uso di cannabis è risultato associato a un aumento di circa il 37%. L’uso di oppioidi, al contrario, non ha mostrato alcuna associazione statisticamente significativa con il rischio di ictus.

Il rischio è particolarmente elevato nei più giovani

I ricercatori hanno anche esaminato separatamente le persone di età inferiore ai 55 anni. In questo gruppo più giovane, l’uso di anfetamine è risultato associato a un rischio di ictus quasi tre volte superiore (un aumento del 174%). La cannabis è stata collegata a un aumento minore del rischio di ictus, pari al 14%, mentre l’uso di cocaina è stato associato a un aumento del 97%.

Non solo associazioni

Il team ha quindi indagato se le relazioni potessero andare oltre le semplici associazioni. Hanno utilizzato la randomizzazione mendeliana, un metodo statistico che esamina le varianti genetiche presenti in natura e collegate ai fattori di rischio e all’ictus. I ricercatori possono utilizzare queste differenze genetiche per valutare se le prove supportano una relazione causale tra un particolare fattore di rischio e un esito per la salute.

L’analisi genetica ha rilevato che i disturbi da uso di cocaina erano particolarmente associati all’emorragia cerebrale e all’ictus cardioembolico (in cui si forma un coagulo di sangue nel cuore che si sposta al cervello, bloccando il flusso sanguigno e causando danni al tessuto cerebrale). I disturbi da uso di cannabis erano associati all’ictus in generale ed erano particolarmente collegati all’ictus delle grandi arterie. Secondo i ricercatori, questi risultati genetici supportano l’ipotesi di una relazione causale piuttosto che di una semplice associazione.

Abuso di alcol e ictus

L’abuso di alcol è stato inoltre associato a un aumento del rischio di ictus cardioembolico e di ictus delle grandi arterie. La dipendenza da alcol, a sua volta, è risultata correlata a un maggiore rischio complessivo di ictus.

I ricercatori non hanno potuto eseguire la stessa analisi di randomizzazione mendeliana per l’uso di anfetamine perché al momento non sono disponibili set di dati genetici sufficientemente ampi contenenti informazioni sull’uso di anfetamine.

Come le droghe ricreative potrebbero aumentare il rischio di ictus

Diversi meccanismi biologici potrebbero contribuire a spiegare perché queste sostanze siano associate all’ictus. I ricercatori indicano improvvisi aumenti della pressione sanguigna, spasmi e restringimento dei vasi sanguigni, aritmie cardiache, maggiore coagulazione del sangue (soprattutto con la cannabis) e infiammazione o vasculite (soprattutto con le anfetamine).

È già noto che tutti questi processi contribuiscono all’ictus. Possono svolgere un ruolo negli ictus ischemici, che si verificano quando i coaguli di sangue interrompono il flusso sanguigno, così come negli ictus emorragici.

Quanti giovani fumano abitualmente cannabis?

A giugno 2026 l’Agenzia dell’Unione Europea per le Droghe (EUDA, ex EMCDDA) ha pubblicato la Relazione annuale, che fra le altre cose sottolinea come i prodotti a base di cannabis e cannabinoidi stiano cambiando, così come le problematiche associate. Si stima che lo scorso anno 15,4 milioni di giovani adulti europei abbiano consumato questa droga e che attualmente la cannabis rappresenti circa un terzo dei ricoveri droga-correlati in Europa.

Si stima che l’8,7% degli adulti fra i 15 e i 64 anni abbia consumato prodotti a base di acnnabis nell’ultimo anno e il 15% dei giovani adulti fra i 15 e i 34 anni: uno su 7.2,5 giovani europei su 100 ha consumato invece cocaina nell’ultimo anno.

Per una serie di motivi, il mercato sta diventando sempre più complesso. Sono infatti sempre più facilmente reperibili prodotti a base di cannabis adulterati con potenti cannabinoidi sintetici e più di recente si è inoltre registrata una crescente diffusione di cannabinoidi semisintetici. La disponibilità di estratti e forme commestibili a elevata potenza è stata associata ad accessi ai pronto soccorso ospedalieri per tossicità acuta correlata al consumo di droghe. I cannabinoidi semisintetici sono forme chimicamente modificate di cannabinoidi naturali. Sebbene gli effetti dei cannabinoidi semisintetici sugli esseri umani siano ancora poco studiati, i dati a disposizione suggeriscono che sono assimilabili a quelli del THC, con reazioni avverse che possono variare da manifestazioni lievi fino a quadri di intossicazione grave, talvolta tali da richiedere il ricorso al trattamento ospedaliero. Preoccupano il loro potenziale di scatenare episodi psicotici nonché il potenziale di abuso e di dipendenza. Oltre al rischio di consumo eccessivo accidentale dovuto alle incertezze relative al dosaggio, la rapida diffusione di sigarette elettroniche e prodotti commestibili, in particolare le caramelle gommose, contenenti cannabinoidi sintetici e semisintetici rappresenta un problema di salute pubblica, poiché tali prodotti possono risultare attrattivi per nuovi consumatori, inclusi soggetti più giovani.

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