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cronaca

Caldo estremo, istruzioni per l’uso: come difendersi quando la temperatura sale troppo

Non è solo caldo: è stress termico. La guida per affrontare le ondate di calore

Secondo l’World Health Organization, il caldo estremo è una delle minacce climatiche più sottovalutate per la salute pubblica. Le indicazioni pubblicate dall’organizzazione non riguardano soltanto il comfort, ma la prevenzione di rischi concreti: disidratazione, sfinimento da calore e colpi di calore.

Il punto è semplice: il corpo umano è una macchina termica progettata per funzionare intorno ai 37 gradi. Quando la temperatura esterna sale troppo, e soprattutto quando aumenta anche l’umidità, il nostro sistema di raffreddamento naturale — il sudore — perde efficienza. È un po’ come avere un condizionatore acceso con i filtri ostruiti: continua a lavorare, ma raffredda sempre meno.

Per questo, durante un’ondata di calore, la prima regola è ridurre l’esposizione nelle ore più calde. Tra tarda mattinata e pomeriggio, sole e asfalto trasformano città e quartieri in superfici radianti. Non conta solo la temperatura dell’aria. Contano il cemento, il traffico, la scarsa ventilazione. In una strada urbana, la percezione del caldo può essere molto più alta di quanto dica il termometro.

Anche le case diventano un fattore decisivo. Gli edifici accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente. Per questo l’Oms consiglia di schermare finestre e tapparelle durante le ore di sole e sfruttare invece la ventilazione notturna. In pratica, bisogna trattare la casa come un sistema termico: chiuderla quando fuori è troppo caldo, aprirla quando l’aria torna respirabile.

Poi c’è il corpo. Raffreddarlo attivamente fa la differenza. Docce fresche, panni umidi su collo e polsi, vestiti leggeri e tessuti traspiranti sono strumenti semplici ma efficaci. Il motivo è fisiologico: alcune aree del corpo funzionano come snodi di scambio termico. Raffreddarle aiuta a disperdere calore più velocemente.

Un altro punto chiave è l’idratazione. La sete, in realtà, è un indicatore in ritardo. Quando compare, il corpo ha già iniziato a perdere acqua. Per questo bere regolarmente durante la giornata è una strategia più efficace che aspettare lo stimolo. L’obiettivo non è bere tanto in una volta, ma mantenere continuità. Alcol e bevande troppo zuccherate, invece, non aiutano.

Anche il cibo entra nell’equazione. Pasti abbondanti e pesanti aumentano il lavoro metabolico e quindi la produzione interna di calore. Con temperature estreme, il corpo preferisce semplicità: pasti leggeri, frutta, verdura e alimenti ricchi d’acqua.

Il caldo però non colpisce tutti allo stesso modo. Anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con malattie croniche e lavoratori all’aperto sono le categorie più esposte. Qui il rischio cresce rapidamente, perché la capacità di termoregolazione può essere ridotta o messa sotto stress più facilmente.

Infine, ci sono i segnali da non ignorare. Mal di testa, vertigini, nausea, confusione, battito accelerato e pelle molto calda sono campanelli d’allarme. Sono i segnali con cui il corpo comunica che sta faticando a dissipare calore. Ignorarli significa avvicinarsi al colpo di calore, una condizione medica che richiede intervento rapido.

La grande trasformazione è questa: le ondate di calore non sono più anomalie climatiche occasionali. Stanno diventando parte della nuova normalità. E con la nuova normalità serve una nuova alfabetizzazione. Sapere come proteggere corpo, casa e persone fragili non è più solo buon senso. È salute pubblica.

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