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cronaca

Come cambia il crimine in un secolo: giù gli omicidi, su i furti

Come è cambiato il panorama criminale italiano nel corso dell’ultimo secolo? La risposta sintetica è che sono diminuiti gli omicidi, mentre sono aumentati i furti. Mentre il tasso di carcerazione , dopo un calo fino al boom economico, ha ripreso a salire. Dicono questo i dati raccolti da Istat per raccontare la storia del nostro paese attraverso i suoi risvolti penali.

Il primo tassello per descrivere come è cambiato il crimine nell’ultimo secolo riguarda gli omicidi, rappresentati nel grafico che apre questo pezzo. Tolti i picchi legati agli anni della seconda guerra mondiale e a quelli immediatamente successivi alla prima, che hanno coinciso con l’ascesa del fascismo, si può dire che la tendenza è in calo: nel 1912 si registravano 3,8 omicidi ogni 100mila abitanti, nel 2017 si è scesi esattamente alla metà, 1,9. Discorso inverso per quanto riguarda i furti:

In questo caso, fatte salve anche qui le eccezioni legate ai due conflitti mondiali, si è passati dai circa 500 furti l’anno ogni 100mila abitanti, registrati sostanzialmente fino alla metà degli anni ’60, ad una quota che oscilla tra i 2mila ed i 2.500. Nel 2017 sono stati 2.333,5 ogni 100mila italiani. E qual è stato dunque l’impatto di questo cambiamento sulla popolazione carceraria?

In questo caso, si è assistito ad un calo dai 154,7 detenuti ogni 100mila abitanti del 1928 ai 46,1 del 1967. Anno, quest’ultimo, in cui è iniziata una risalita che ha portato fino ai 93,3 del 2017 e, a tendere, ai problemi di sovraffollamento di cui si parla in questi anni.

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