Una delle ultime Astronomy Picture of the Day della Nasa, dedicata al catalogo Messier: una gigantesca tavola cosmica che raccoglie tutti i 110 oggetti classificati dall’astronomo francese Charles Messier nel XVIII secolo. Galassie, nebulose, ammassi stellari e resti di supernove fotografati alla stessa scala, come se l’universo fosse diventato una mappa navigabile.
C’è un atlante del cielo nato per errore che ancora oggi guida astronomi dilettanti, telescopi domestici e cacciatori di galassie. È un catalogo compilato nel Settecento da un uomo che cercava comete e finiva continuamente per confondersi davanti a oggetti che comete non erano.
Dietro quelle sigle — M31, M42, M45 — si nasconde uno dei primi grandi esercizi di classificazione scientifica moderna. Charles Messier era un astronomo francese ossessionato dalle comete. Per evitare falsi positivi durante le sue osservazioni compilò una lista di oggetti sfocati e luminosi da ignorare. In pratica costruì un sistema di filtraggio. Un database per non sbagliare. Un motore anti-allucinazione del XVIII secolo.
Il risultato però ha superato di gran lunga lo scopo iniziale. Nel catalogo finirono alcuni degli oggetti più spettacolari del cielo: la nebulosa di Orione (M42), la galassia di Andromeda (M31), le Pleiadi (M45), la Nebulosa del Granchio (M1). Oggi quelle sigle sono diventate un linguaggio universale per astronomi professionisti e appassionati.
La cosa interessante è che il catalogo Messier assomiglia molto a ciò che oggi fanno i sistemi di intelligenza artificiale: selezionare, classificare, distinguere pattern. Solo che nel Settecento tutto avveniva a mano, notte dopo notte, con telescopi primitivi e senza fotografie digitali. Messier addestrava sé stesso osservando il cielo.
L’immagine pubblicata dalla Nasa racconta anche un altro aspetto: tutti gli oggetti sono mostrati con lo stesso ingrandimento. Alcuni occupano lo spazio di una moneta. Altri sembrano enormi vortici di luce. Ma ciascuno rappresenta fenomeni fisici radicalmente diversi: fabbriche di stelle, città di galassie, esplosioni stellari, ammassi antichissimi. Guardarli insieme significa vedere il catalogo dell’universo come un’unica interfaccia grafica.
La differenza è la scala. Charles Messier catalogò 110 oggetti. L’osservatorio Vera Rubin, che entrerà pienamente in funzione nei prossimi anni, produrrà decine di terabyte di immagini del cielo ogni notte. E senza algoritmi sarebbe impossibile distinguere un’esplosione stellare da un rumore di fondo. Ma il principio resta sorprendentemente simile: capire cosa vale la pena guardare.
Per approfondire.
L’intelligenza artificiale è arrivata su Marte
Le più dettagliate mappe dell’universo mai viste. Ecco come funziona il telescopio Webb
Conto alla rovescia per le prime foto del telescopio James Webb. Cosa dobbiamo aspettarci?
L’ultimo sguardo all’umanità del telescopio James Webb Space #imaging