Il conto alla rovescia è iniziato dato che il prossimo 11 giugno prenderà il via la Coppa del Mondo 2026, l’edizione più mastodontica di sempre: 48 squadre, 104 partite e tre paesi ospitanti (Messico, Canada e Stati Uniti).
Sarà un evento planetario, uno spettacolo senza precedenti che terrà incollati miliardi di persone agli schermi, compresi noi italiani visto che, per l’ennesima volta, la Nazionale azzurra guarderà il Mondiale dal divano di casa, confermando un trend drammatico che ci vede ormai ridotti a semplici spettatori paganti davanti alla TV.
Niente notti magiche, niente piazze colorate del nostro tricolore, solo la consapevolezza di essere scivolati ai margini del calcio che conta.
Proprio per questo motivo, mettendo del tutto da parte il tifo e il passaporto, noi della redazione di Infodata abbiamo deciso di goderci lo spettacolo da una prospettiva diversa: ci concentreremo su un’eccellente e innovativa analisi statistica proposta dal re dei sondaggi e dei modelli predittivi, Nate Silver, che ha lanciato la sua nuova creatura per analizzare lo stato del calcio mondiale, un po’ come abbiamo fatto recentemente per i miglior prospetti collegiali pronti per la NBA.
Il celebre statistico americano ha recentemente presentato l’evoluzione dei suoi storici algoritmi (nati per ESPN e FiveThirtyEight): si chiama PELE (Predictive Elo with Lineup Equilibria), un modello personalizzato in modo ossessivo sulle dinamiche globali dello sport che non si limita a fotografare il presente, ma stima i rapporti di forza storici e attuali di tutte le 211 nazionali FIFA.
Ma come funziona esattamente questo “cervellone statistico”?
Per stimare le reali probabilità di vittoria, il modello abbandona le vecchie e polverose logiche del ranking FIFA tradizionale – che premia solo chi ha accumulato punti in passato – e si concentra sul futuro, sfruttando un meccanismo simile a quello usato per i punteggi nel mondo degli scacchi.
Ogni volta che due squadre si affrontano, i punti guadagnati da chi vince vengono sottratti a chi perde.
Il sistema però non guarda solo al risultato secco, ma anche al “come” si vince: i gol segnati hanno un peso sfumato; questo significa che vincere 4-1 non equivale matematicamente a dominare dall’inizio alla fine, poiché l’algoritmo riconosce che una volta sul 3-0 le squadre tendono a rallentare e a gestire le energie piuttosto che a infierire sull’avversario.
Il vero asso nella manica di questo metodo è l’integrazione con i dati economici di Transfermarkt, ossia la bibbia del calciomercato (che in redazione utilizziamo per le nostre pagelle ad inizio del campionato di serie A, link ad articolo precedente https://www.infodata.ilsole24ore.com/2025/09/06/la-pagella-del-calciomercato-di-info-data-prima-parte/).
Il cervellone di Silver calcola il valore finanziario delle rose e analizza l’età dei giocatori, partendo dal presupposto che i team molto giovani siano destinati a migliorare rapidamente e quelli troppo vecchi siano vicini al declino.
Inoltre, il modello corregge i “punti ciechi” del mercato: se un calciatore fortissimo decide di non andare a giocare in Europa ma preferisce restare nei ricchi campionati locali in America Latina o nei paesi del Golfo, l’algoritmo lo intercetta ugualmente, evitando di sottovalutare la sua nazionale.
Infine, l’algoritmo calcola in modo scientifico le variabili ambientali e logistiche, spesso snobbate dagli analisti tradizionali: PELE inserisce nei suoi calcoli la stanchezza dovuta ai lunghi viaggi intercontinentali e persino l’impatto dell’altitudine, sapendo che giocare a tremila metri in Messico o in Bolivia stravolge il rendimento fisico degli atleti.
Anche le motivazioni hanno un peso: una pigra amichevole estiva vale pochissimo per il cervellone, mentre una partita della fase finale del Mondiale riceve il massimo coefficiente di importanza.
Incrociando così storia, finanza e geografia, il modello cancella le opinioni da bar e ci restituisce la mappa più nitida possibile delle forze che si muoveranno sul campo.
Nei grafici che seguono sono stati rappresentati tutti i paesi che aderiscono alla FIFA in base al loro valore di PELE (con i dati aggiornati all’11 di maggio), rappresentandoli con un cerchio tanto più grande quanto è “prestigioso” il loro gruppo di punteggio e con un gradiente di colore che varia dal rosso al verde in funzione della variazione rispetto allo scorso anno.
Le nazioni qualificate per il Mondiale sono indicate con l’emoji della coppa.
Dando un’occhiata ai dati proposti, la mappa geopolitica disegnata dal modello PELE di Nate Silver, “arricchita” da un raggruppamento per tier che crediamo possa semplificare la lettura abbiamo dipinge un quadro in cui emerge un Olimpo del calcio comandato in modo incontrastato dai pesi massimi del globo.
Nella fascia dei dominatori assoluti che sfondano la barriera dei 2000 punti troviamo una coppia appaiata sul tetto del mondo: l’Argentina mantiene il primato assoluto con 2064,7 punti, insidiata ad un non nulla dalla Spagna, ferma a quota 2064,4 mentre subito sotto, ma sempre nello stesso ristrettissimo club d’élite, si posizionano Inghilterra, Francia e Brasile.
Queste cinque superpotenze rappresentano i veri spauracchi del torneo, le uniche corazzate che l’algoritmo individua come dominatrici tecniche ed economiche del calcio contemporaneo.
Scendendo nella “nostra” seconda fascia delle grandi potenze stabili attorno ai 1900 punti, la geografia del gol si allarga accogliendo la solidità storica di Portogallo, Paesi Bassi e Uruguay, insieme a una Germania che, pur navigando in acque altissime, sconta una pesante flessione.
La vera sorpresa di questo livello è però rappresentata da due outsider che stanno riscrivendo le proprie gerarchie con balzi straordinari rispetto allo scorso anno: da un lato la Norvegia di Erling Haaland, che compie uno scatto notevole guadagnando ben 64,5 punti e portandosi a ridosso della top 10, dall’altro il Senegal, autentica locomotiva africana, capace di far registrare una delle crescite più clamorose dell’intero dataset con un incremento mostruoso di 87,3 punti, un dato che certifica lo strapotere fisico e il valore di mercato della generazione d’oro dei Leoni della Teranga.
Al contrario, sul fronte opposto dei trend, chi ha subito i crolli più verticali e degni di nota è il Vietnam, che sprofonda perdendo ben 76,3 punti, seguito a ruota dall’India che ne lascia sul terreno 64,3, a testimonianza di come i modelli matematici non perdonino i passi falsi nei rispettivi tornei continentali.
Tuttavia, la fredda matematica dell’algoritmo mette in luce una dolorosa contraddizione: avere un punteggio da top club non garantisce automaticamente il biglietto per la festa transatlantica. Guardando la classifica, balza all’occhio come quasi tutte le prime quattordici nazioni al mondo mostrino orgogliosamente il pass già strappato per i Mondiali, mentre il sistema predittivo rivela che il trend dei grandi esclusi colpisce in modo durissimo le zone nobili della graduatoria.
Ci sono nazionali che l’algoritmo valuta come eccellenze assolute, superiori a tre quarti delle squadre che effettivamente giocheranno il torneo, ma che per demeriti sportivi o per la spietatezza dei gironi di qualificazione continentali sono rimaste fuori dai giochi, costrette a cedere il palcoscenico a paesi con un punteggio decisamente inferiore.
L’esempio più clamoroso, neanche a dirlo, siamo proprio noi.
In quindicesima posizione assoluta, con un punteggio di ben 1880,4 che ci collocherebbe teoricamente nell’élite, l’Italia brilla per la sua totale assenza tra le squadre qualificate, confermandosi come la nazione più alta in classifica a dover saltare la competizione.
Per l’ennesima volta, l’algoritmo certifica la nostra paradossale condizione: siamo tecnicamente una grande squadra, superiore a decine di nazionali che viaggeranno tra Stati Uniti, Messico e Canada, ma appariamo anche come la più grande anomalia del sistema.
A pesare sul giudizio del cervellone è anche un tracollo di ben 30,7 punti nell’ultimo anno, specchio di una crisi che i computer di Nate Silver hanno registrato senza alcuna pietà.
Mentre il Senegal vola sulle ali delle statistiche e gli altri si preparano a giocare, gli azzurri confermano il proprio personalissimo record: campioni del mondo di fronte alla televisione, popolo di allenatori ed opinionisti per antonomasia saldamente primi nel livello dei rimasti a casa, pronti a consumare i polpastrelli sul telecomando mentre la scienza del calcio celebra il resto del mondo.
Come di consueto, ahinoi, non ci resta che augurarvi buon Mondiale, sperando che prossimamente gli algoritmi ci collochino un po’ più in basso così da poter essere in contraddizione ma per il motivo giusto.
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