Forbes ha pubblicato la sua lista annuale AI 50, la classifica delle cinquanta aziende più innovative nel campo dell’intelligenza artificiale, dove per “più innovative” si intende che stanno facendo più soldi dominando il proprio mercato di riferimento. Stiamo parlando di big tech da centinaia di milioni di dollari di investimenti raccolti e valutate in termini di miliardi di dollari.
Tra i cinquanta nomi selezionati, quattro operano nel settore della sanità: Abridge, Chai Discovery, EliseAI e OpenEvidence. La presenza di quattro aziende sanitarie nella Forbes AI 50 non è casuale. La salute è uno dei settori più esposti alle inefficienze amministrative e alla frammentazione delle informazioni: esattamente i domini in cui l’intelligenza artificiale sta dimostrando il proprio valore più concreto.
Abridge: il medico non scriverà più le note cliniche
Fondata nel 2018 a San Francisco dal cardiologo Dr. Shiv Rao, Abridge nasce per risolvere uno dei problemi più cronici della medicina moderna: la montagna di burocrazia documentale che grava sui medici dopo ogni visita. La piattaforma registra le conversazioni tra medico e paziente e utilizza l’AI per riassumerle automaticamente, compilando i moduli per le cartelle cliniche elettroniche. Migliaia di clinici in centri di eccellenza come il Johns Hopkins Medicine e la Mayo Clinic già la utilizzano quotidianamente.
Nel giugno 2025, la startup ha annunciato un round di finanziamento Serie E da 300 milioni di dollari, sostenuto da Andreessen Horowitz e Khosla Ventures, portando il totale raccolto a 830 milioni di dollari e la valutazione a 5,3 miliardi. L’azienda conta oggi 435 dipendenti.
Chai Discovery: l’AI che accelera la ricerca farmaceutica
Fondata nel 2024 a San Francisco da Joshua Meier — ex OpenAI —, Jack Dent — ex di Stripe —, Matthew McPartlon e Jacques Boitreaud, Chai Discovery utilizza l’intelligenza artificiale per progettare anticorpi e accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci, riducendo drasticamente i tempi che precedono le sperimentazioni cliniche. Un obiettivo ambizioso in un settore dove portare un molecola dalla scoperta al mercato richiede in media oltre un decennio.
OpenAI è stata tra i primi investitori, partecipando a un seed round da 30 milioni di dollari nel 2024. La startup ha già stretto una partnership con l’azienda farmaceutica Eli Lilly per accelerare la scoperta di nuovi farmaci prima della fase di sperimentazione clinica. A dicembre 2025, Chai ha raccolto 130 milioni di dollari a una valutazione di 1,3 miliardi.
EliseAI: dagli appartamenti alle assicurazioni sanitarie
EliseAI è nata nel 2017 a New York per mano di Minna Song, che — prima di fondare la società — aveva lavorato come receptionist in uno studio immobiliare per capire dall’interno le inefficienze del settore. L’azienda sviluppa chatbot AI che automatizzano le attività amministrative ripetitive: dall’organizzazione dei tour negli appartamenti al monitoraggio delle richieste di manutenzione, fino al rinnovo dei contratti di locazione. Oggi oltre l’ottanta per cento delle più grandi società di gestione immobiliare americane utilizza i suoi strumenti.
Nel 2023, EliseAI ha espanso la propria attività nel settore sanitario, dove la sua tecnologia aiuta a verificare le coperture assicurative, fissare appuntamenti e rispondere a domande sulla fatturazione. Un percorso di crescita che ha consentito all’azienda di raccogliere complessivamente 392 milioni di dollari di finanziamenti. «Ora andiamo agli incontri con gli investitori», racconta Song, 35 anni, ricordando le difficoltà iniziali nel convincere i venture capitalist a scommettere su un’azienda AI nel real estate.
OpenEvidence: il motore di ricerca dei medici vale 12 miliardi
OpenEvidence è probabilmente la più sorprendente tra le quattro. Fondata nel 2022 a Miami da Daniel Nadler e Zachary Ziegler, la piattaforma è uno strumento di ricerca AI che analizza milioni di pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer review per rispondere rapidamente a quesiti clinici complessi. Nadler, che si definisce miliardario, afferma che OpenEvidence è diventata «l’sistema operativo predefinito per i medici».
I numeri parlano chiaro: nel solo territorio statunitense, oltre 300 milioni di pazienti quest’anno saranno curati dagli 800.000 medici circa che utilizzano la piattaforma, pari al 45 per cento di tutti i dottori americani. La valutazione della società ha raggiunto i 12 miliardi di dollari, dodici volte il valore di aprile 2025, con oltre 700 milioni di dollari raccolti da fondi come Thrive Capital e Kleiner Perkins. A marzo, OpenEvidence ha lanciato un nuovo strumento per aiutare i medici nella gestione dei codici di fatturazione complessi.
Quali di queste lavora in Europa?
Attualmente nessuna di queste.
Abridge potrebbe essere usata in Europa ma al momento non ha un mercato europeo.
OpenEvidence potrebbe essere usato anche in Europa e in Regno Unito, ma di fatto c’è un problema strutturale. OpenEvidence utilizza un modello di verifica per garantire che il suo strumento sia utilizzato da professionisti qualificati. Negli Stati Uniti, questo processo è semplificato grazie al sistema NPI (National Provider Identifier), un numero di identificazione univoco di 10 cifre rilasciato agli operatori sanitari statunitensi.
In un suo post, Lucas Mittelmeier, che si occupa di investimenti in questo settore, propone un’interessante analisi e una mappa di servizi simili disponibili in Europa.
Il 76% del potere è Americano
La lista delle 50 aziende leader mondiali nell’intelligenza artificiale rivela una netta predominanza statunitense: 38 aziende su 50 hanno sede negli Stati Uniti, pari al 76% del totale. La Silicon Valley e più in generale la California si confermano il vero epicentro globale dell’IA, ospitando oltre la metà delle aziende americane della lista, mentre l’ecosistema europeo, pur presente con nomi rilevanti, rimane ancora lontano dalle masse di investimento d’oltreoceano. La presenza non americana è composta da 12 realtà distribuite tra Europa e Canada: Francia (Mistral AI), Svezia (Legora, Lovable), Germania (Black Forest Labs), Regno Unito (Synthesia), Canada (Cohere) e alcune aziende con sede a New York che rappresentano comunque capitale straniero.
In termini di finanziamenti, il peso americano è ancora più schiacciante: le sole OpenAI e Anthropic — entrambe di San Francisco — raccolgono rispettivamente 182,6 e 60 miliardi di dollari, cifre che da sole superano l’intera capitalizzazione raccolta dalle aziende non statunitensi presenti in lista.