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economia

Il 2025 si è chiuso con 56mila imprese in più. E molte sono nel Mezzogiorno

A livello percentuale si tratta di un incremento di appena lo 0,96%, ma in numeri assoluti i dati Movimprese di InfoCamere e Unioncamere dicono che il 31 dicembre 2025 in Italia erano attive 56.599 imprese in più di quelle operative il 1 gennaio dello stesso anno. La mappa che apre questo pezzo mostra il tasso di crescita, ovvero la variazione percentuale tra le imprese attive a inizio e a fine anno, su base provinciale. I colori tendenti al blu indicano un incremento, quelli che virano verso il rosso un decremento.

Il colpo d’occhio dice, oltre al fatto che non ci sono dati per le province del Sud Sardegna e di Barletta, Andria e Trani, che in generale le imprese attive sono cresciute nella gran parte delle province italiane. E, con le eccezioni di Roma e Milano, più nelle aree del Mezzogiorno che nel resto del paese. I numeri: le due principali città italiane trascinano le rispettive regioni, che sono quelle con il tasso di crescita maggiore (il Lazio con il 2,07% e la Lombardia con l’1,41%), ma subito dietro ci sono Sicilia (+1,34%), Campania (+1,21%) e Puglia (+1,15%).

Scendendo ad un dettaglio provinciale, primeggiano ovviamente Roma (+2,54%) e Milano (2,37%). Subito dopo però ecco tre provincie siciliane, ovvero Siracusa (+2,11%), Catania (+1,84) e Ragusa (+1,75%). Quindi ecco Napoli, in Campania, con un tasso di crescita del numero di imprese attive pari all’1,73%, Vibo Valentia, in Calabria, dove nel 2025 le ragioni sociali sono aumentate dell’1,61%. Ancora Sassari (Sardegna), con un incremento dell’1,55%, e Brindisi (Puglia), dove la crescita è stata dell’1,54%.

Insomma, otto delle prime dieci province per tasso di crescita delle imprese si trovano nel Mezzogiorno. Mentre la maglia nera, quella cioè che ha chiuso il 2025 con il risultato peggiore è stata Rovigo, in Veneto. Qui lo scorso anno le aziende sono calate dell’1,24%. Quali sono, però, i settori che hanno visto la crescita maggiore del numero di realtà attive?

Il settore che ha registrato il maggior tasso di crescita è stato quello legato alle attività finanziarie e assicurative, che ha visto crescere del 5,89% il numero delle imprese. Seguono la fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+5,16%) e l’istruzione (+4,8%). All’estremo opposto ecco l’estrazione di minerali (-2,03%), l’agricoltura (-1,17%) e le attività manifatturiere (-0,8%). Se si guarda infine alla forma giuridica, si scopre che l’andamento del tasso di crescita è stato trainato dalle società di capitali, cresciute del 3,25%. Mentre le società di persone sono calate dell’1,59% e le imprese individuali dello 0,33%.

I dati sono stati estratti dal comunicato stampa di Unioncamere e InfoCamere utilizzando Claude Opus 4.5. La corrispondenza tra i dati del comunicato e quelli estratti è stata verificata con Gemini 3.