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scienze

SPHEREx, il grande censimento dell’universo: 102 colori per contare il cosmo

La prima mappa completa del cielo, ma non come ce l’aspettiamo. SPHEREx, l’osservatorio spaziale della NASA, ha concluso il suo primo censimento dell’universo: un atlante cosmico costruito non con fotografie tradizionali ma con 102 “colori” dell’infrarosso. Tradotto: non un poster da appendere al muro, ma un database scientifico che pesa come un’enciclopedia dell’universo.

SPHEREx guarda il cielo come farebbe un contabile cosmico. Niente zoom spettacolari, niente galassie in posa. Orbita la Terra una quindicina di volte al giorno, scatta migliaia di immagini e le somma pazientemente. In sei mesi ha coperto tutto il cielo, dal polo nord al polo sud celeste, mettendo insieme una mappa che include centinaia di milioni di galassie e oltre cento milioni di stelle della Via Lattea. Ogni punto non è un pixel colorato, ma uno spettro: una firma luminosa che racconta distanza, composizione chimica, età.

È qui che il gioco cambia. Se Hubble e Webb sono microscopi cosmici, SPHEREx è un censimento Istat dell’universo. I suoi 102 canali infrarossi permettono di ricostruire una mappa tridimensionale del cosmo, misurare come la materia è distribuita su scale gigantesche e inseguire le tracce dell’inflazione cosmica, l’istante zero in cui l’universo si è espanso come un palloncino gonfiato troppo in fretta. Dati freddi, apparentemente poco sexy, ma fondamentali: senza di loro le grandi teorie restano storytelling.

C’è anche un’altra partita. Guardando le nubi di gas e polveri nella nostra galassia, SPHEREx individua acqua, ghiacci e molecole organiche. Gli ingredienti base della chimica della vita, sparsi nello spazio come spezie su un tavolo infinito. Non risponde alla domanda “siamo soli?”, ma restringe il campo, con la calma di chi lavora per sottrazione.

Non è una missione da copertina patinata, è una missione da foglio Excel cosmico. Ma è proprio questo il punto. In un’epoca di immagini spettacolari, SPHEREx fa la cosa più rivoluzionaria possibile: misura tutto, ovunque, nello stesso modo. E consegna alla comunità scientifica un patrimonio di dati che verrà usato per anni. L’universo, questa volta, non lo stiamo ammirando. Lo stiamo finalmente contabilizzando.

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