Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
economia

Demografia, come cambierà la famiglia italiana nel 2050?

Secondo le proiezioni demografiche, l’Italia registrerà un graduale indebolimento del modello familiare tradizionalmente più diffuso. Le famiglie con almeno un nucleo, e cioè quelle formate da coppie con figli, coppie senza figli, come anche da genitori soli, riscontreranno un calo nel prossimo futuro, soprattutto nel Mezzogiorno, passando dal 62,3% del 2025 al 57,2% del 2050. Un fenomeno che, a quanto pare, porterà a una progressiva convergenza dei modelli familiari a livello territoriale. In sintesi: nel 2050 le famiglie del Mezzogiorno somiglieranno a quelle del Nord Italia.

 

Questo è il quadro che emerge dalle più recenti analisi dell’Istituto nazionale di statistica, l’Istat, dedicate alle previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Studi che, come indicato dallo stesso Istituto, hanno lo scopo di tracciare il probabile futuro della popolazione italiana, sia in termini di dimensione totale, sia nei riguardi dei componenti strutturali, e quindi tenendo in debito conto l’incertezza dei comportamenti demografici (fecondità, sopravvivenza, movimenti migratori). Noi della redazione di Info Data abbiamo studiato i risultati della ricerca e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e a tutti i lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni, come già fatto su questi argomenti in precedenti articoli.

 

Il cambiamento in atto

Le differenze territoriali, come riportato nel report, riflettono la diversa intensità dei processi demografici: nelle aree caratterizzate da una fecondità più bassa, da un invecchiamento più avanzato e da una maggiore diffusione di modelli familiari meno tradizionali, la trasformazione delle strutture familiari risulta più rapida. Negli ultimi decenni, tuttavia, tali differenze si sono progressivamente ridotte. La fecondità è diminuita in tutte le aree del Paese, mentre l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni familiari hanno interessato in misura crescente anche il Mezzogiorno.

 

I cambiamenti più rilevanti, ad ogni modo, riguardano le coppie con figli. Nel 2050 il Mezzogiorno ne conserverà la quota più alta, ma la loro incidenza diminuirà sensibilmente, passando dal 31,2% del 2025 al 22,4%. Nel Nord e nel Centro, invece, scenderanno rispettivamente dal 26,8% al 21,0% e dal 26,2% al 19,4%.

 

Le famiglie senza nucleo, e cioè le persone sole (single, vedovi, separati o divorziati) o i conviventi senza vincoli di coppia (come possono essere dei coinquilini o degli amici), continueranno a essere maggiormente diffuse nel Nord e nel Centro, dove nel 2050 raggiungeranno rispettivamente il 45,2% e il 46,4% del totale. L’incremento più consistente, però, si registrerà nel Mezzogiorno, dove la quota dovrebbe salire dal 37,7% al 42,8%. Anche in questo caso, quindi, si assottiglierebbero le differenze sul piano territoriale.

 

Le motivazioni del cambiamento

L’Istituto, riferendosi a questo fenomeno, spiega che ad incidere è sia l’invecchiamento della popolazione, sia la crescita degli scioglimenti coniugali e delle separazioni. La convergenza territoriale, infatti, emerge con particolare evidenza nell’andamento in crescita delle persone sole. Nel Nord, l’incidenza di questa categoria sale al 42,7% nel 2050, con un aumento di 4,1 punti percentuali sul 2025. Nel Centro, che nell’anno base delle previsioni già presenta un livello più elevato, la quota di persone raggiunge il 43,8%, con una crescita di 4,6 punti percentuali. L’incremento maggiore si ha, tuttavia, nel Mezzogiorno, dove le persone sole raggiungono il 39,6%, con una crescita di 4,9 punti percentuali.

 

L’incidenza delle culle vuote

Le coppie senza figli presentano una crescita su tutto il territorio nazionale, ma continueranno a risultare maggiormente diffuse nel Nord, dove nel 2050 potrebbero rappresentare il 22,4% delle famiglie. Nel Mezzogiorno raggiungerebbero il 20,4%, mentre nel Centro il 20,2%. Nel complesso, come riportato dall’Istituto, tali trasformazioni definiscono una riduzione generalizzata della dimensione media delle famiglie. Traducendo: ogni nucleo, in futuro, avrà mediamente meno componenti familiari. Per esempio, nel Nord il numero medio di componenti passerà da 2,15 a poco meno di due persone per famiglia. Anche in questo caso, tuttavia, la diminuzione è più marcata nel Mezzogiorno, dove si transita da 2,29 del 2025 ad appena 2,00 componenti del 2050. Anche sotto questo aspetto, quindi, le differenze territoriali tendono a ridursi, evidenziando un Mezzogiorno con famiglie mediamente più numerose anche nel medio termine, ma con un divario con il resto del Paese decisamente più contenuto.

Per approfondire.

Cina, nel 1980 c’erano circa 7 lavoratori per ogni anziano. Entro fine secolo si scenderà vicino a 2

Ecco la mappa della mortalità nei comuni italiani

Demografia, nascite in calo e infertilità in aumento. Tutti i numeri