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scienze

La mappa del solletico: perché ascelle, pancia e piedi ci fanno ridere in tutto il mondo

Il solletico sembra una faccenda poco seria. E invece ha un curriculum scientifico di tutto rispetto: se ne sono occupati Aristotele, Socrate e, parecchi secoli dopo, Charles Darwin. La domanda è rimasta sorprendentemente resistente alla scienza: perché alcune parti del corpo ci fanno saltare e ridere appena vengono toccate, mentre altre ci lasciano quasi indifferenti?

Ora due ricercatori, Ziliang Xiong e Konstantina Kilteni, hanno provato a rispondere costruendo qualcosa che finora mancava: una mappa ad alta risoluzione del solletico umano. Lo studio è stato pubblicato il 10 agosto su Nature Human Behaviour.

Il primo risultato è che il solletico sembra avere una geografia sorprendentemente stabile. Lo studio ha coinvolto 448 persone tra i 18 e i 30 anni, per metà donne, appartenenti a tre gruppi culturali: 149 cinesi, 150 olandesi e 149 greci. Il 98,4% ha dichiarato di essere stato solleticato almeno una volta nella vita e il 95,8% di avere solleticato qualcun altro.

Ai partecipanti è stato chiesto di colorare su sagome digitali le zone nelle quali percepivano il solletico e, separatamente, quelle associate a tatto, dolore, piacere, contatto con altre persone e auto-contatto. La superficie digitale utilizzata per costruire le mappe comprendeva 91.617 pixel.

Il risultato è piuttosto netto: collo, ascelle, addome e piante dei piedi emergono come hotspot. E soprattutto la distribuzione cambia poco passando dalla Cina ai Paesi Bassi alla Grecia. I coefficienti Dice-Sørensen usati dai ricercatori per misurare la sovrapposizione delle mappe – dove 0 indica nessuna sovrapposizione e 1 una sovrapposizione completa – sono compresi fra 0,78 e 0,86 per il solletico provocato da familiari o amici.

C’è però una variante interessante. Quando a fare il solletico è il partner, alla mappa si aggiungono inguine e interno coscia. Il contesto sociale, quindi, conta, anche se la struttura di base resta riconoscibile nelle tre culture.

Il solletico non è semplicemente “tatto più intenso”. Qui arriva la parte scientificamente più interessante. La mappa del solletico non coincide con quella della sensibilità tattile, né con quelle del dolore o del piacere. Secondo gli autori, questo suggerisce che non siamo semplicemente davanti a una versione particolarmente intensa del tatto, ma a un fenomeno somatosensoriale con una propria organizzazione.

Per capire da dove arrivi questa geografia, Xiong e Kilteni hanno messo alla prova cinque spiegazioni formulate nel corso della storia: densità dell’innervazione tattile, spessore della pelle, vulnerabilità di alcune parti del corpo, associazione con il piacere e frequenza con cui una zona viene normalmente toccata.Nessuna, da sola, spiega tutto. Ma una funziona meglio delle altre. Ed è vecchia di oltre 150 anni.

Darwin aveva visto qualcosa

Nel 1872 Darwin, in The Expression of the Emotions in Man and Animals, aveva ipotizzato un legame tra solletico e esperienza precedente del contatto. Lo studio trova effettivamente che le parti del corpo toccate meno frequentemente tendono a essere più sensibili al solletico. Una possibile spiegazione è la sorpresa: se una regione viene raggiunta raramente da un contatto, il cervello potrebbe prevederlo peggio e reagire più intensamente quando arriva. Curiosamente, la relazione potrebbe funzionare anche al contrario: evitiamo di toccare certe zone proprio perché sono particolarmente sensibili al solletico.

Quello che ancora non sappiamo

Il campione comprende soltanto tre gruppi culturali e persone relativamente giovani. Inoltre si tratta soprattutto di un’indagine online basata sull’esperienza riferita dai partecipanti, non di 448 persone sottoposte sperimentalmente al solletico in laboratorio. Gli stessi autori indicano la necessità di allargare il lavoro ad altre culture ed età. E soprattutto lo studio riguarda la gargalesi, il solletico intenso che provoca risate e movimenti di difesa, non la knismesi, quella sensazione leggera prodotta per esempio dallo sfioramento della pelle. Dopo più di duemila anni di domande sappiamo quindi abbastanza bene dove soffriamo il solletico. Sul perché, invece, la scienza deve ancora grattare un po’.