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Italia più innovativa, ma meno delle maggiori economie Ue

Negli ultimi decenni il sistema produttivo italiano ha attraversato una profonda trasformazione tecnologica. La digitalizzazione si è diffusa in quasi tutti i settori economici, l’innovazione è diventata una pratica comune tra le imprese e nuove tecnologie, come il cloud computing e l’intelligenza artificiale, stanno modificando modelli di business e processi produttivi. Tuttavia, a fronte di questa crescente capacità di innovare, l’Italia continua a mostrare una debolezza strutturale negli investimenti in ricerca e sviluppo, che la mantiene distante dalle principali economie dell’Unione europea.

 

È il quadro che emerge dalla recente analisi dell’Istituto nazionale di statistica, l’Istat, dedicata al rapporto tra tecnologia e sistema produttivo. Uno studio che ripercorre oltre un secolo di cambiamenti economici, fino all’era dell’intelligenza artificiale. Noi della redazione di Info Data abbiamo studiato i risultati della ricerca e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e a tutti i lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni, come già fatto su questi argomenti in precedenti articoli.

Il confronto con Francia e Germania

Secondo il report, la spesa italiana in ricerca e sviluppo è cresciuta in modo significativo nel lungo periodo. Il rapporto tra investimenti in R&S e Pil è passato dallo 0,6% del 1963 all’1,37% del 2023, mentre il numero di addetti alla ricerca è aumentato costantemente. Nonostante questi progressi, l’intensità degli investimenti resta inferiore a quella di Francia e Germania.

 

L’Istituto, a riguardo, spiega che la minore intensità di R&S delle imprese italiane è parzialmente dovuta alle caratteristiche del sistema produttivo, perché l’attività di R&S è condotta principalmente dalle imprese di dimensioni maggiori, nei settori industriali a tecnologia medio-alta e per servizi a elevata intensità di conoscenza. Caratteristiche, appunto, maggiormente riconducibili ai sistemi produttivi francesi e tedeschi, non a quello italiano.

 

 

Innovazione all’italiana

Più positivo appare il quadro dell’innovazione d’impresa. Nel triennio 2020-2022 oltre la metà delle aziende italiane con almeno dieci addetti ha introdotto innovazioni nella propria attività. Secondo lo studio, si è attuata una combinazione di innovazione di prodotto e di processo. Guardando poi alla diffusione dell’attività innovativa tra i settori, appare maggiore nel comparto industriale, specie per le grandi imprese.

 

Parallelamente, il processo di digitalizzazione ha cambiato profondamente il modo di operare delle aziende. Tra il 2002 e 2025, la quota di addetti delle imprese che utilizza dispositivi digitali connessi è quasi triplicata, passando dal 20,8 al 57,1%. Nonostante i progressi in questo ambito, l’Italia è in ritardo rispetto alle principali economie europee, particolarmente nel Mezzogiorno.

 

L’Istituto, inoltre, sostiene nella sua analisi che, considerando un perimetro di attività più ristretto, la diffusione dell’innovazione tra le imprese italiane è oggi tra le più elevate in ambito europeo. Tuttavia, in associazione con la diffusione modesta della R&S, in Italia l’incidenza delle innovatrici che praticano R&S con continuità è relativamente bassa. Sul territorio, le grandi regioni del Nord sono quelle con maggiore incidenza di imprese innovatrici, con maggiori investimenti in R&S e una più intensa cooperazione tra imprese e università. Ad ogni modo, rispetto all’inizio degli anni Duemila, la diffusione è meno disomogenea, grazie al forte incremento della quota di imprese innovatrici in tutte le grandi regioni del Mezzogiorno.

 

 

La sfida dell’innovazione

Restano, come detto, alcune aree in ritardo rispetto alla corsa dell’innovazione. Le vendite online e l’adozione dell’intelligenza artificiale risultano ancora meno diffuse rispetto a quelle registrate nelle principali economie europee, anche se l’IA sta mostrando una crescita molto rapida, soprattutto tra le grandi imprese.

 

Nel complesso, il report descrive un Paese che ha saputo modernizzare il proprio sistema produttivo e rafforzare la capacità innovativa delle imprese. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa dinamica in una maggiore capacità di produrre conoscenza e tecnologia, aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo per colmare il gap che ancora separa l’Italia dalle economie europee più avanzate.

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