A livello globale, il 17,8% degli adulti in età lavorativa utilizza l’intelligenza artificiale regolarmente. Percentuale che, a quanto pare, continua a crescere. Nel primo trimestre del 2026 si è registrato un aumento pari a 1,5 punti percentuali della sua diffusione. Ad accrescere non è soltanto l’utilizzo, ma anche l’intensità d’uso, specie nelle economie con i più alti livelli di diffusione: ad oggi ventisei Paesi risultano con percentuali di popolazione utilizzatrice di AI superiori al 30%. A registrare i livelli più alti sono le popolazioni che vivono nel Nord del mondo, dove troviamo il 27,5% di utilizzo complessivo; si fa meno in tutti i Paesi del Sud globale, dove l’adozione dell’intelligenza artificiale è pari al 15,4%. Un divario di oltre dodici punti percentuali che potrebbe, in futuro, acuirsi.
Questi numeri sono contenuti nel Global AI Diffusion, report di Microsoft che intende spiegare i progressi tecnologici e l’impatto sul mercato del lavoro degli stessi, analizzando la velocità di crescita e i divari digitali a livello globali, con particolare riguardo per l’intelligenza artificiale. Noi della redazione di Info Data abbiamo analizzato i risultati dello studio e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e ai lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni.
I Paesi maggiormente interessati
Sulla base delle stime di Microsoft, relative agli utenti che interagiscono con l’AI per almeno 90 minuti al mese, sono gli Emirati Arabi Uniti, con un tasso del 70,1%, a guidare la classifica globale per diffusione dell’AI. Singapore segue con il 63%. Tra gli sviluppi più rilevanti del trimestre, il report segnala l’accelerazione dell’Asia, sostenuta anche dal miglioramento delle capacità dei modelli nelle lingue asiatiche. Sono la Corea del Sud, la Thailandia e il Giappone a registrare gli aumenti più significativi.
Anche l’Europa emerge come un importante polo di adozione dell’AI, con Paesi come Norvegia, Irlanda, Francia, Spagna e Paesi Bassi che registrano tutti tassi di utilizzo superiori al 40%. Inoltre, secondo lo studio, i buoni risultati ottenuti del vecchio continente riflettono la diffusa digitalizzazione delle imprese, le infrastrutture avanzate per la banda larga e una forza lavoro altamente digitalizzata. Al contrario, molte economie emergenti, si trovano ancora nelle prime fasi di adozione, creando un divario globale sempre più ampio in materia di intelligenza artificiale, faccenda che potrebbe ridefinire la produttività e la competitività economica nel prossimo decennio.
Il caso degli Stati Uniti
Con il 31,3%, gli Stati Uniti si collocano al ventunesimo posto in classifica mondiale in termini di adozione dell’AI. E questo nonostante siano leader mondiali in termini di investimenti e infrastrutture nel settore. Gli States, tuttavia, hanno iniziato a risalire la classifica, seppur passando solo dalla ventiquattresima alla ventunesima posizione.
Lo studio, per spiegare il caso, sostiene che uno dei motivi ascrivibili al mancato primato è la dimensione. Implementare strumenti di AI in una forza lavoro così numerosa è molto più difficile che in economie più piccole e digitalmente centralizzate come Singapore o gli Emirati Arabi Uniti. Ma la classifica suggerisce anche che la creazione dei migliori modelli di AI al mondo non si traduce automaticamente in un uso quotidiano diffuso.
I dati evidenziano, inoltre, un divario crescente tra lo sviluppo dei modelli e il suo effettivo utilizzo. Mentre gli Stati Uniti dominano lo sviluppo dei suddetti modelli di AI, come anche la progettazione di chip e i finanziamenti di venture capital, diverse economie più piccole stanno invece integrando l’AI nel lavoro quotidiano a un ritmo più veloce. L’adozione dell’intelligenza artificiale è inoltre molto disomogenea a livello nazionale. Le regioni caratterizzate da ecosistemi tecnologici densamente sviluppati e da un’elevata concentrazione di talenti nel settore digitale registrano tassi di utilizzo nettamente superiori rispetto agli Stati meno digitalizzati. Da uno studio indipendente è emerso che il 22,4% dei lavoratori nello Stato di Washington utilizza l’intelligenza artificiale, contro appena il 13,1% nel South Dakota
Un mondo a due velocità
Affinché un Paese possa adoperare l’intelligenza artificiale è opportuno che ci siano degli elementi basilari, fruibili dalla maggior parte della popolazione. Come anche riportato nell’analisi di Microsoft, le economie con un livello di adozione più elevato tendono a condividere diverse caratteristiche: solide infrastrutture internet, economie fortemente orientate ai servizi, un elevato livello di alfabetizzazione digitale e investimenti significativi nel cloud computing e nella formazione sull’AI. Ma questo non è affatto scontato nel Sud del mondo.
Le regioni a basso reddito dell’Africa e di alcune parti dell’Asia meridionale continuano a dover affrontare ostacoli quali l’accesso a internet, le ridotte possibilità economiche per acquistare dei dispositivi e la limitata integrazione dell’AI nelle imprese. Lo studio, a riguardo, spiega che i divari di adozione potrebbero determinare in misura crescente quali Paesi otterranno i maggiori vantaggi in termini di produttività ed economici nel prossimo decennio, analogamente a come l’adozione di internet ha ridefinito la competitività globale all’inizio dell’era digitale.
Cosa si può dire dell’Italia
Il nostro Paese, nel report del 2026, si ritrova al venticinquesimo posto nella classifica mondiale di adozione dell’intelligenza artificiale. Siamo dopo la Polonia, che è al ventiquattresimo, e prima della Repubblica Ceca, al ventiseiesimo. In generale, lo studio definisce un miglioramento delle nostre capacità di adozione dei modelli AI, seppur contenuto rispetto a tanti altri Paesi europei. Noi siamo cresciuti di 2,4 punti percentuali, l’Irlanda ha registrato un +3,8%, i nostri cugini francesi il +3,3%, gli olandesi il +3,2%, giusto per citarne alcuni. Il ché ci ha garantito l’immutabilità della nostra posizione: anche l’anno scorso eravamo al venticinquesimo posto in classifica.
Per approfondire
Google I/O: In cinque annunci e dieci video tutto quello che è successo
Solo il 19,9% degli italiani utilizza l’intelligenza artificiale, contro una media europea del 32,7%