Tredicimila ore di osservazioni, 18,6 petabyte di dati, oltre 20 milioni di ore di calcolo distribuite in dieci anni. Il risultato è la terza data release della LOFAR Two-metre Sky Survey (LoTSS-DR3): 13,7 milioni di radiosorgenti identificate e circa l’88% dell’emisfero settentrionale coperto, pari a 19 mila gradi quadrati . Nel 2022 la DR2 si fermava a 4,4 milioni di sorgenti e a poco più di un quarto del cielo nord. Qui il salto è di scala, non di dettaglio. Qui trovate il link al mappa e qui allo studio.
LOFAR è un interferometro distribuito su scala europea: 52 stazioni, oltre 25 mila antenne connesse in fibra e sincronizzate come un unico strumento . Osserva tra 120 e 168 MHz, a lunghezze d’onda di circa due metri, dove la ionosfera distorce il segnale e impone correzioni sofisticate. Nonostante questo, la survey raggiunge una risoluzione di circa 6 secondi d’arco . È radioastronomia guidata da algoritmi e infrastrutture HPC.
Il dato chiave è scientifico: LoTSS-DR3 costituisce il censimento più completo mai realizzato dei buchi neri supermassicci in fase di accrescimento . Ogni getto radio è una firma di attività. Con campioni di questa dimensione, gli ammassi di galassie, i resti di supernova, le radiogalassie giganti e le sorgenti transienti non sono più eccezioni, ma popolazioni statistiche .
Dal 2023 LOFAR è un ERIC europeo con l’Italia tra i membri fondatori tramite INAF . La prossima evoluzione, LOFAR 2.0, promette baseline più lunghe e risoluzione fino a dieci volte superiore . Se oggi la mappa è un atlante, domani sarà un microscopio.
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