Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
politica

Generazioni al potere. La mappa dei capi di stato

La figura del capo di Stato è costituita da quella persona o gruppo di persone che sono poste al vertice di una nazione benché i poteri di cui essi sono insigniti possono variare sensibilmente in funzione della forma di governo in essere e che vanno dalla totalità dei regimi assoluti all’esclusivo ambito cerimoniale di altre realtà.

Proprio in virtù della natura del capo di Stato, i paesi si distinguono tipicamente in monarchie o repubbliche anche se, analogamente a quanto accade per gli effettivi poteri conferiti a questa carica, esistono diverse interpretazioni in giro per il mondo, arrivando ad avere casi particolari come l’imperatore del Giappone che rappresenta più un simbolo legato alla tradizione o il monarca britannico che figura ancora come capo di Stato in alcuni paesi del CommonWealth (ad esempio, Canada, Australia e Nuova Zelanda), senza dimenticare il caso della Corea del Nord in cui Kim Jong-un formalmente ha “solo” le nomine di presidente del Comitato di Difesa Nazionale e del Partito dei Lavoratori.

L’eterogeneità di sfumature non si limita solo alla sfera politica ma si espande anche sul fronte prettamente anagrafico e, proprio per questo motivo, a partire dai dati condivisi da VisualCapitalist, noi di InfoData abbiamo deciso di dare un’occhiata ad età e genere dei capi di Stato attualmente in carica.

Nei grafici che seguono sono stati visualizzati tutti i rappresentati massimi di ogni nazione suddivisi per paese, sesso e generazione (a cui sono associati i relativi colori) sulla base dell’età.

 

Partendo dal numero che colpisce maggiormente, lo sbilanciamento tra uomini e donne continua a risultare un dato inequivocabile come dimostra il solo 8,3% di rappresentanza femminile per un totale di sedici donne sui complessivi 192 casi censiti.

Nel dettaglio queste “quote rosa” sono distribuite con una sola presenza nella Silent Generation, dieci tra i Baby Boomers e cinque nella Generazione X, senza alcuna comparsa tra i Millenials.

Ricordiamo che con Silent Generation si intendono le persone nate tra il 1928 ed il 1945 il cui nome ha una genesi meno chiara rispetto alle altre, ma che riporta comunque un riferimento alle difficoltà che si potevano riscontrare a parlare pubblicamente di tematiche particolarmente “calde” nell’ambito dei diritti civili; i Baby Boomers sono invece nati durante il boom demografico verificatosi tra Nord America ed Europa al termine della Seconda Guerra Mondiale, indicativamente tra il 1946 e il 1964, parallelamente al boom economico che scaturì con la ripresa delle attività economiche post conflitto; la Generation X che spazia tra il 1965 ed il 1980 deve il proprio nome allo scrittore canadese Douglas Coupland, autore di un romanzo che riporta nel titolo appunto “Generation X: Tale for an Accelerated Culture”; i Millennials sono infine i nati tra gli anni ’80 e i ’90 diventati maggiorenni in prossimità del nuovo millennio.

Tornando strettamente ai numeri ed esaminando la generazione più popolosa, i Baby Boomers costituiscono oltre la metà dei capi di Stato esaminati con ben 118 rappresentanti che spaziano dai 59 anni del quartetto composto dai numeri uno di Micronesia, Lituania, Sierra Leona e Vanatu ai 77 della terna formata da Svezia, Brunei ed Eritrea.

Segue poi la Generation X (38) che ha anch’essa quattro elementi a parità di età minore (43) con Guyana, Buthan, Guinea e Qatar, avendo come estremo superiore la coppia composta dai capi di Stato di Gambia e Siria (58 anni).

I 29 rappresentanti della Silent Generation hanno ben cinque “giovani a quota 78 anni e possono addirittura vantare il novantenne Paul Biya come figura di riferimento del Camerum, mentre i sette nomi dei Millenials spaziano dai 35 anni del Burkina Faso ai 42 del Turkmenistan.

In questo quadro l’Italia è collocata nella Silent Generation a fronte degli 82 anni del presidente Sergio Mattarella impegnato nel suo secondo mandato a seguito della rielezione avvenuta lo scorso anno dopo sette scrutini, nell’ultimo dei quali andò in scena una sorta di plebiscito con 759 voti, secondo solo a Sandro Pertini in fatto di numeri e contemporaneamente secondo presidente di sempre ad essere confermato dopo Giorgio Napolitano.

La rielezione di Mattarella non fu comunque priva di polemiche, in primis proprio per un fatto anagrafico, senza dimenticare le condizioni in cui si era dovuti arrivare ad un settimo scrutinio, ma il presidente sottolineò come “la grave emergenza sanitaria, economica e sociale richiama al senso di responsabilità prevale sulle prospettive personali” prima di prestare il giuramento alle 15:30 del 3 febbraio 2022.