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economia

Come il MEF misura l’impatto dell’economia sul benessere

La Legge di Bilancio 2023 prevede interventi per circa 45,5 miliardi di euro come effetti finanziari lordi sull’indebitamento netto, che significa un aumento dell’’indebitamento di circa 21,1 miliardi nel 2023. Per gli anni successivi sono previsti interventi per 27,6 miliardi di euro nel 2024 e 24,2 miliardi nel 2025, con un aumento netto del deficit di 2,1 miliardi nel 2024 e una sua riduzione di 4,9 miliardi nel 2025.

Una delle domande più frequenti che vengono poste a noi datajournalist è se le politiche economiche siano davvero basate sui dati, ossia se a livello di politica locale ma anche ministeriale, si considerino davvero gli indicatori più rilevanti e i risultati della ricerca.
La risposta è che molto spesso ci si rende conto che questo non accade. Gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) sono un esempio invece di tentativo di monitorare l’efficacia di una politica sul benessere dei cittadini andando a vedere anno dopo anno 12 indicatori. Da sei anni il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha infatti preso l’impegno di considerare nella definizione delle politiche e nella valutazione dei loro effetti anche le dimensioni relative al benessere, a complemento di quelle più strettamente economiche. L’impegno si era concretizzato con la legge 163 del 2016 (Riforma della legge di bilancio) che aveva introdotto nel ciclo della programmazione economica e di bilancio un numero ristretto di indicatori di Benessere equo e sostenibile, selezionati tra quelli che compongono il framework  BES di Istat.

Il 2 marzo 2023 è stata presentata la sesta relazione al Parlamento che contiene l’andamento degli indicatori fino al 2021 e sulla base del più recente quadro macroeconomico per otto di essi vengono fornite una stima per il 2022 e le previsioni per il periodo 2023-2025. Fra queste, di capitale importanza è la questione energetica. Contenere il caro bollette per famiglie e imprese, dopo il boom dei mesi passati. La risposta sarebbero 20 miliardi di euro per gli interventi contro il caro energia.

Come sono andate le cose nel 2021? Vediamo l’andamento di qualche indicatore.

• Il Reddito disponibile lordo corretto (RDLC) pro capite nominale, ha visto una complessiva crescita nel corso del 2021, così come accadeva negli anni pre-pandemia. nel 2020, registrando la variazione annuale più alta dal 2006 (+4,3 per cento). Si stima per il 2022 una crescita maggiore (+6,2%) e un trend sempre in crescita anche dal 2022 al 2025. Il problema del 2022 è stata l’inflazion. Il RDLC pro capite reale risulta dunque nel 2022-2023 invariato rispetto al 2021, con una crescita fino al 2025, quando dovrebbe raggiungere un livello superiore del 3,0 per cento rispetto al 2019.

• La disuguaglianza del reddito netto cioè il rapporto fra l’ammontare del reddito disponibile equivalente del quinto di reddito più alto e quello del quinto più basso è nel 2021 in crescita di due decimi rispetto al valore stimato per il 2020. L’indicatore si basa sul reddito disponibile al netto delle imposte e comprensivo dei trasferimenti. Per il 2023 si prevede un leggero aumento della disuguaglianza, con un valore dell’indicatore che si attesterebbe su 5,9. La dinamica osservata è principalmente ascrivibile al venir meno dei contributi monetari una tantum contro il caro energia erogati nel 2022. Le stime per il 2024 non sono incoraggianti: stando così le cose, l’indicatore non dovrebbe registrare variazioni di rilievo in quanto – si legge – la prevista cessazione delle agevolazioni contributive e della flat tax incrementale non dovrebbero incidere sul suo andamento.

• L’indice della povertà assoluta individuale (PAI) – è rimasto nel 2021 invariato rispetto al 2020, che significa che i progressi del 2021 non sono stati sufficienti a compensare il grave aumento di povertà assoluta registrato del 2020. Nel biennio 2023-2024 l’indicatore dovrebbe stabilizzarsi sullo stesso valore del 2022 così come nel 2025.

• La previsione del tasso di mancata partecipazione al lavoro con relativa scomposizione per genere per il quadriennio 2022-2025 indica la prosecuzione dell’incremento dei livelli occupazionali. Nel 2022 gli occupati sono stimati sui valori massimi dal 2018; i disoccupati scenderebbero invece ai valori minimi. Gli inattivi disponibili sono previsti anch’essi in riduzione, pur senza raggiungere i livelli pre-pandemia.

• Il rapporto tra il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e l’occupazione delle donne della stessa fascia d’età (ORM), secondo indicatore del dominio ‘Lavoro e conciliazione dei tempi di vita’, è nel 2021 in peggioramento sia rispetto al 2020 (-1,2 punti percentuali) che al 2018 (-1,8 punti percentuali), primo anno della seria storica ricostruita. Vale la pena evidenziare che nonostante nel 2021 si sia registrato un miglioramento sia del tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio in età 0-5 anni (+0,5 punti percentuali) che del tasso di occupazione delle femmine non madri (+1,9 punti percentuali), l’indice ORM è peggiorato perché la variazione del denominatore è maggiore di quella del numeratore.

• Le emissioni di CO2 e altri gas climalteranti del 2021 non sono calate in modo sensibile, né si stima una diminuzione sostanziale da qui al 2025. La stima è passata da 7,2 tonnellate eq. pro capite a 7,0 tonnellate eq. pro capite. Il dato provvisorio del 2021 indica un aumento rispetto al 2020 (+0,4 tonnellate eq. pro capite) che è imputabile al sostanziale allentamento delle misure di contrasto alla diffusione della pandemia ed alla ripresa dell’attività economica. Nonostante tale incremento, l’indicatore si posiziona su di un livello inferiore a quello precedente il 2019. Le emissioni di CO2 equivalente pro capite nel 2022 sono stimate in crescita rispetto al dato provvisorio dell’anno precedente (+0,2 tonnellate equivalenti pro capite) con i maggiori contributi all’incremento associati alle emissioni generate dai servizi, per via del definitivo allentamento delle misure per contrastare la pandemia, che più che compensano la riduzione delle emissioni dell’industria. Nel 2023 si prevede una lieve flessione dell’indicatore, per la gran parte imputabile alla riduzione delle emissioni del settore industriale; nel biennio 2024-2025 si stima una sostanziale stabilità dell’indicatore.

• Una buona notizia invece dall’indice di abusivismo edilizio, che ha registrato il miglioramento più deciso mai osservato, con un aumento delle nuove abitazioni legali (+8.121 abitazioni legali dal 2020) e il minor numero di nuove abitazioni illegali (-670 abitazioni illegali).