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politica

Elezioni, social network e influencer politici: tutti i numeri

Siamo a meno di un mese dal voto per le elezioni politiche di Camera e Senato. Una campagna elettorale iniziata in piena estate, con diversi episodi rimbalzati nel tam tam dei social network. Non è una novità che le campagne elettorali siano ormai giocate quasi esclusivamente sul campo digitale. Anzi, si potrebbe quasi affermare che il buono e il cattivo tempo di un partito (o coalizione), dipenda dal proprio social media manager. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo fatto dei social media da parte del Movimento 5 Stelle nelle scorse elezioni. Una strategia che li ha portati a divenire il primo partito del Governo uscente.

Ma data l’importanza di tali tematiche, in queste elezioni 2.0, andiamo a vedere come sono messi (in termini di followers, interazione ai post e ai video sulle varie piattaforme) i rappresentanti di spicco di questa tornata elettorale. Quanta di questa influenza si tramuta in voto?

I rappresentanti politici più seguiti

 

Come ci spiega Lorenzo Pregliasco nel suo quinto episodio  del podcast Elezione straordinaria, c’è una differenza netta tra elettori e followers. In primis perché tra i followers ci potrebbero essere anche non italiani (e come tali, non aventi diritto al voto), ma anche perché, per essere (attivamente) elettori, bisognerebbe uscire di casa, andare alle urne con la propria tessera elettorale e infine votare. Per essere dei followers, invece, ci si limita a pigiare su “segui”. Nulla più.

Ciononostante, bisogna ammettere che nei nuovi paradigmi elettorali, i followers, le loro condivisioni, le loro reazioni ai video inseriti nei profili ufficiali dei rappresentanti politici, giocano un ruolo-forza. Come? Convogliando l’opinione pubblica e, in molti casi, costituendo un vantaggio competitivo rispetto agli avversari meno avvezzi a questi strumenti. Questo i politici lo sanno e investono il loro tempo (e i fondi dei partiti) in tal senso, confermando costantemente la loro presenza proattiva sui social. Ne è un esempio pratico Matteo Salvini, leader della Lega, che è stato in passato fortemente criticato per i suoi post di “buongiorno” e le foto dei pasti consumati per pranzo o cena. La strategia di comunicazione che adopera riprende in toto il linguaggio utilizzato dagli influencer delle maggiori piattaforme social. E non c’è da stupirsi, dunque, se nella classifica dei politici-influencer maggiormente seguiti, è proprio lui a primeggiare, con più di 5 milioni di followers su Facebook, 2 milioni su Instagram e 1,4 su Twitter. Una potenza di fuoco, in termini di comunicazione, affatto indifferente. Lo segue Giuseppe Conte, che ha adottato la scia diretta dei social e priva di “mediazioni giornalistiche” del Movimento 5 Stelle, da sempre capo saldo della loro strategia politica, benché abbia subito innumerevoli rivisitazioni degli assiomi fondanti. Salta all’occhio anche Giorgia Meloni, che ha più presa su Instagram e Twitter. Per il centro sinistra, invece, si nota poca presa per tutti e tre le principali piattaforme.

Chi ha più interazioni?

Secondo l’analisi realizzata sulla prima parte di campagna elettorale (dal 3 al 20 agosto) da parte di Sensemakers e Geca (fornitore ufficiale dell’Agcom sul monitoraggio televisivo per la par condicio), il confronto tra classifiche televisive e social fa emergere protagonisti differenti: Calenda, Berlusconi e Letta in testa nel ranking TV (quest’ultimo non presente nella Top 10 social), Salvini, Meloni e Conte, invece, al comando sui social. Vi è inoltre una forte polarizzazione delle interazioni social con i primi tre posti saldamente occupati da Salvini, Meloni e Conte (che nel periodo di riferimento hanno raccolto il 47% delle interazioni complessive). I rappresentanti della sinistra, a riguardo, sono completamente assenti dalla Top 10. Infine, Tik Tok, il social emergente, è fortemente presidiato solo da Matteo Salvini (12,1 Milioni di visualizzazioni) e Giuseppe Conte (6,4 Milioni di visualizzazioni). Ma, a riguardo, ci sono delle recenti evoluzioni. Ne parliamo qui.

Bisogna poi precisare che le interazioni con i post non sono da intendersi in senso assoluto, perché possono avere connotazioni positive (come, ad esempio, dei commenti di consenso o che incitino a leggere il post da parte di altri soggetti appartenenti alla propria rete), ma possono essere anche negative (esprimendo odio, disgusto per quanto inserito nel post). In ogni caso, c’è da dirlo, comportano lo stesso risultato: far girare quanto comunicato dal politico in questione. È poi utile un’ulteriore precisazione: le views dei video inseriti, possono anche non essere complete, benché vengano conteggiate come tali. Nel senso che si potrebbe guardare anche solo qualche sequenza (i pochi secondi iniziali) e chiudere il video. Questo porterebbe comunque al conteggio della view, come se il video fosse visto per intero.

Per concludere, è sempre più evidente un’evoluzione dei metodi di vicinanza all’elettorato. Difatti, secondo quanto affermato da Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, “nella prima fase della campagna elettorale, svoltasi in piena estate, l’attività di comunicazione politica è stata più intensa sui Social Network rispetto alla televisione”. Quanto delle interazioni si tramuti in voto, lo potremmo dire una volta concluse le elezioni. Ma, nel frattempo, si anima l’auspicio che chi abbia la stoffa da influencer, possa anche far fronte alle criticità in cui versa la nostra Nazione, affaccendata con le complessità dell’inflazione, della pandemia e della crisi climatica, con un occhio attento alla guerra sull’uscio d’Europa.