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economia

In sette punti il gender pay gap italiano nel settore della sanità

Il 13 luglio l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno pubblicato il primo rapporto mondiale sul divario retributivo fra uomini e donne che lavorano in sanità, che raccoglie dati da 54 paesi, che insieme rappresentano circa il 40% dei dipendenti salariati del settore in tutto il mondo. L’Italia trova ampio spazio, non certo per i suoi meriti in materia di equità salariale fra generi.
Vediamo uno per uno gli otto punti dai quali ripartire.

1. Il settore sanitario rappresenta una parte consistente del mondo del lavoro, ed è prevalentemente femminile. Si stima che la forza lavoro sanitaria e assistenziale rappresenti addirittura il 10% dell’occupazione complessiva nei paesi ad alto reddito. Le donne rappresentano circa il 67% dell’occupazione, il 73% nei paesi ricchi. Eppure, i paesi con una quota maggiore di donne che lavorano nel settore non mostrano necessariamente una spesa sanitaria e assistenziale più elevata.

2. Il divario retributivo di genere nel settore sanitario e assistenziale varia da circa il 15% (nel caso della retribuzione oraria mediana) a circa il 24% (nel caso della retribuzione media mensile). Nel complesso è emerso che le lavoratrici salariate guadagnano circa il 20% in meno rispetto agli uomini nel settore sanitario e assistenziale. Il divario retributivo di genere grezzo misura il margine con cui la retribuzione delle donne è inferiore a quella degli uomini. Ad esempio, se la retribuzione delle donne è l’80% di quella degli uomini, si dice che il divario retributivo di genere è del 20%.In Italia la situazione è tutt’altro che rosea, come mostra il primo grafico.

3. Le donne non guadagnano meno solo in termini di reddito annuale, che rispecchia il fatto di occupare meno posizioni apicali (si parla in gergo tecnico di “parte spiegabile” del gander pay gap). Qui stiamo parlando di salario orario a parità di mansione (in gergo tecnico si parla di “parte inspiegabile di gender pay gap). Le stime mostrano che per quasi tutti i paesi e in quasi tutti i quantili della distribuzione del salario orario, la parte inspiegabile del divario retributivo di genere nel settore sanitario e assistenziale è dominante e positiva. A livello globale, la componente spiegata è stimata in -3,5%, mentre la componente inspiegabile è +22%. Una componente spiegata negativa significa che le donne come media dei paesi esaminati tendono ad avere caratteristiche del mercato del lavoro migliori degli uomini all’interno dello stesso gruppo salariale. In Italia, questo vale per i primi otto decili di reddito, come si vede nel grafico.

4. Il divario salariale nel settore sanitario orario è peggiore che in altri settori. In altri settori economici, sono retribuite circa l’11,5% in meno rispetto agli uomini, sempre per ora lavorata. In 18 dei 54 paesi si stima che il divario retributivo orario medio di genere nel settore sanitario e assistenziale sia almeno il doppio rispetto ad altri settori dell’economia. In Italia è del 29,1%, contro 6,7% negli altri settori. Sempre in Italia, gli operatori sanitari professionali (di cui 7 su 10 donne) guadagnano circa 25 euro l’ora, mentre nei settori (di nuovo, diversi da istruzione e pubblica amministrazione) dove le donne rappresentano meno del 50% degli occupati professionali, la retribuzione oraria media è superiore a 27 euro all’ora. In alcuni settori la retribuzione oraria media per i professionisti in Italia può raggiungere i 38 euro orari (che implica un divario retributivo occupazionale del 34% tra professionisti sanitari e professionisti di altri settori). Vale anche la pena notare che sembra esserci pochissima differenza tra i settori economici nella retribuzione oraria dei lavoratori poco qualificati.

5. Le donne tendono ad avere caratteristiche del mercato del lavoro migliori degli uomini all’interno dello stesso gruppo salariale. Il divario retributivo di genere “grezzo” è forse l’indicatore più utilizzato della differenza retributiva tra donne e uomini, perché utilizza una misura relativa al tempo della retribuzione (ad es. retribuzione oraria, retribuzione settimanale, retribuzione mensile).

6. L’Italia è uno dei paesi dove il gap retributivo uomini/donne si allarga per le posizioni apicali della gerarchia. Si contano qui 9 gruppi di reddito: il primo è rappresentato dai redditi più bassi, il nono dai redditi più alti. Nell’ottavo e nel nono gruppo, le donne guadagnano il 63% e il 69% in meno degli uomini: uno dei divari maggiori dei 54 paesi esaminati. I livelli di istruzione sono i medesimi fra uomini e donne fino all’ottavo decile di reddito, che significa che sono poche le donne con alti livelli di istruzione che occupano posizioni apicali in sanità.

7. L’Italia è uno dei paesi dove le donne che lavorano nel comparto sanitario nei quintili con i redditi più bassi hanno la maggior probabilità di lavorare part-time. Il 60% e il 54% delle donne che lavorano in sanità nei primi due gruppi di reddito ha un contratto a tempo parziale, rispetto rispettivamente al 40% e al 20% dei colleghi maschi.