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Come stanno i lavoratori dello spettacolo dopo due anni di pandemia

Secondo l’Osservatorio sui lavoratori dello spettacolo  elaborato dall’Inps, nel 2021 si è registrato un aumento di quasi 49 mila unità (+19% rispetto al 2020). Diversi sono invece i risultati sul numero medio di giornate retribuite (-6%) e sulla retribuzione media nell’anno (che ha riscontrato una diminuzione del -2%). L’Istituto sostiene a riguardo “che la difficilissima congiuntura ha provocato la contrazione di giornate e retribuzioni” per i lavoratori dello spettacolo. Ma cosa ci dicono le statistiche? Qual è il lascito della pandemia per gli operatori del comparto? Entriamo nel vivo dei dati analizzandoli attraverso diversi grafici.

Meglio gli attori, ancora in ripresa ballo e moda

Le statistiche riportano che “la retribuzione media annua dei lavoratori dello spettacolo nel 2021, pari a 10.287 euro nel complesso, risulta differenziata sia per età, sia per genere. In particolare, aumenta al crescere dell’età, ed è costantemente più alta per i maschi (11.318 euro contro 8.891 euro per le femmine). Il confronto con la retribuzione media del 2020 mostra nel complesso una diminuzione contenuta (-2,0%) anche se diversificata per età, nelle classi 30-39 anni e 40-49 anni la variazione risulta positiva”.

Inoltre, secondo quanto registrato dall’Inps, la progressione in termini di aumento delle categorie non si dimostra omogenea, con condizioni negative per alcune professioni specifiche. La ripresa ha maggiormente riguardato il gruppo professionale degli attori, i quali hanno registrato un aumento di “teste” oltre il 49% tra il 2020 e il 2021. Tale categoria continua ad essere la più numerosa, contando più di 92 mila occupati (30% del totale dei lavoratori dello spettacolo). Molto bene anche i concertisti e gli orchestrali, aumentati del 26%.

Il gruppo che ha fatto registrare, rispetto al 2020, una riduzione in negativo (-2%) è quello del ballo, figurazione e moda, ossia: i coreografi ed assistenti coreografi, ballerini, indossatori, figuranti lirici, figuranti di sala, fotomodelli, cubisti e spogliarellisti. Quindi la categoria che ha penato maggiormente le restrizioni riguardanti i teatri (che non avevano vita facile anche prima della pandemia) e le chiusure delle discoteche, i parchi a tema, eccetera. In generale, le prime attività ad essere state oggetto di pesanti restrizioni da parte del governo.

Ma come spiegare perché gli attori non abbiano sentito lo stesso aggravio dei propri colleghi ballerini, figuranti e costumisti? Potrebbe aver giocato a favore di tale categoria la flessibilità di adattamento ai diversi contesti. A differenza dei ballerini, ad esempio, che durante la pandemia hanno visto i propri palchi venire meno, l’attore medio avrà potuto effettuare attività prive di presenza, come i servizi di doppiaggio.

 Per quanto invece attiene alle retribuzioni annuali, i dati attestano un quadro generalmente positivo, ma (anche in questo caso) con sottili aumenti in alcune categorie rispetto a cambiamenti più marcati avvenute in altre. Le statistiche parlano di un ottimo incremento per la categoria di truccatori e parrucchieri, passati da una quota annua di 18 milioni del 2020 a più di 30 milioni nel 2021. Aumento non indifferente anche per scenografi, arredatori e costumisti, che dai quasi 60 milioni del 2020 hanno registrato nel 2021 circa 90 milioni in attivo.

 

Le categorie in cui si verifica una ripresa più lenta in termini retributivi, rispetto agli anni della pandemia, sono invece gli animatori e conduttori, ma anche i dipendenti degli spettacoli viaggianti. Questo può essere dovuto da un rilancio più complesso dopo gli anni delle restrizioni, anche ora che le riaperture hanno generato un rilancio dell’intera economia italiana.

Qui di seguito uno strumento ideato dalla redazione di InfoData per facilitare i confronti annuali sui redditi dei lavoratori dello spettacolo.

 


Un confronto a livello geografico

Se dovessimo spostare il focus guardando anche alla distribuzione degli operatori per area geografica, il risultato è che il 43% degli operatori è nelle regioni del Centro, a seguire il Nord-ovest con il 25%, Sud e Isole con il 16,4% e il Nord-est con il 15,5%.

 

 

Molto differenziati risultano invece i livelli retributivi. Al Nord appartiene il 25% degli introiti nazionali effettuati nel 2021, al Centro il 23%. Isole e Sud sotto al 3%. La crescita, anche in questo caso, è stata più marcata per alcune aree rispetto ad altre. Il Nord guadagna circa +3% percentuali rispetto al 2020, le Isole solo uno +0,3%. Molto simile anche il Sud, con uno +0,4%.

 

 

Sembra comprensibile una difficoltà di ripresa nel settore, a quanto pare non appianata con gli aiuti profusi durante il periodo pandemico, ma che anzi si riflette ancora oggi nelle condizioni reddituali dei lavoratori dello spettacolo.