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economia

Donne e lavoro: nel I trimestre 2021 aumentate le inattive per motivi familiari

 

Stando all’ultima nota Istat sull’andamento del mercato del lavoro, nel primo trimestre 2021 il tasso di occupazione ha continuato a scendere, raggiungendo il al 56,6%, con un calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nei primi 3 mesi dell’anno ci sono il 3,9% di lavoratori occupati in meno rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Una diminuzione che riguarda sia i maschi che le femmine, ma con il calo più significativo per le donne giovani fra i 25 e i 34 anni, l’età in cui spesso di ha il primo figlio: abbiamo il 3,7% di giovani occupate in meno nel primo trimestre 2021 rispetto al primo trimestre 2020, l’ultimo pre-covid, contro il 2,6% i meno fra i coetanei maschi. Fra i 15 e i 24 anni il gap è ancora maggiore: -1,4% di occupati e -2,9% di occupate rispetto allo stesso periodo 2020.

Che cosa significa gap di occupati, che sono più disoccupate le donne degli uomini? No, al solito, significa che le donne sono più inattive, non disoccupate, degli uomini. E diciamo “al solito”, perché i dati mostrano anno dopo anno sempre questo stesso trend.  Che differenza c’è fra disoccupati e inattivi? I disoccupati, e le disoccupate, sono coloro che momentaneamente non lavorano per varie ragioni, ma che cercano lavoro. Gli inattivi e le inattive sono persone che non lavorano e non cercano lavoro. I motivi possono essere diversi: mancanza di fiducia, scoramento, gestione familiare. Attenzione: fra gli inattivi vi sono anche gli studenti. L’indicatore che esclude gli studenti è il cosiddetto NEET (giovani non occupati e non in istruzione e formazione). Nel primo trimestre 2021 la percentuale di donne e uomini disoccupati/e fra i 15 e i 34 anni è sostanzialmente simile nel complesso: 20% fra i maschi contro 21,8% fra le femmine, ma sono i giovani uomini ad aver perso di più in proporzione il lavoro rispetto alle coetanee: -3,3% rispetto al primo trimestre 2020, contro il 2,7%.

Per il quinto trimestre consecutivo cresce il numero di inattivi di 15-64 anni (+501 mila, +3,7% in un anno). Tra questi, 343 mila (2,4% del totale inattivi) sono persone in cassa integrazione assenti dal lavoro per più di tre mesi, che in oltre tre quarti dei casi dichiarano di non cercare lavoro perché in attesa di tornare al loro impiego.

A questo punto bisogna però inquadrare la questione delle inattive. Il 59,3% delle donne fra i 15 e i 34 anni, cioè 6 su 10 non lavora e non cerca lavoro, in piccola parte perché studia. Fra le femmine siamo saliti di 3 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2020, contro lo 0,4% fra i maschi.

È interessante osservare il perché di questo gap. Le donne inattive per motivi familiari sono più di quelle inattive per studio. E soprattutto nel I trimestre 2021 ci sono lo 6,7% di donne 15-64 enni inattive in più rispetto a marzo 2020, mentre fra gli uomini gli inattivi per motivi familiari sono addirittura calati del 3,7%. Il peso, insomma, è ancora più sbilanciato. Sono aumentate dal primo trimestre 2020 comunque anche le ragazze impegnate nello studio, ben più dei ragazzi, e le donne in pensione o a cui non interessa lavorare: il 22% in più rispetto all’anno scorso, mentre fra gli uomini questo gruppo è calato dell’1%. In questa nota non è presente il dato con la percentuale di inattivi e inattive escluso chi sta studiando (indicatore NEET), ma siamo andati a cercare nel database Istat i dati relativi all’ultimo trimestre 2020: il 27,5% dei 18-29 enni non studia, non lavora e non cerca lavoro: il 29,5% delle ragazze e il 25,7% dei ragazzi.

Rimane sostanzialmente stabile quest’anno il numero di scoraggiati, cioè di coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo: 552 mila uomini e 840 mila donne.

Nel complesso, considerando tutte le fasce di età tra gli uomini, il tasso di occupazione si è ridotto dall’anno scorso di 2,3 punti percentuali, mentre quelli di disoccupazione e di inattività sono aumentati di 1,4 punti. Per la componente femminile, il calo del tasso di occupazione (-2,1%) e l’aumento di quello di disoccupazione (+1,0%) sono leggermente più contenuti, mentre è più sostenuta la crescita del tasso di inattività (+1,7%).